Milano – Una corsa contro il tempo, una battaglia per la vita che si combatte letto dopo letto, respiro dopo respiro. L’Ospedale Niguarda di Milano è in prima linea nell’emergenza scaturita dalla tragica notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove un devastante incendio nel locale “Le Constellation” ha causato almeno 40 morti e oltre 100 feriti. Undici di questi, tutti di nazionalità italiana, sono ora affidati alle cure specialistiche del nosocomio milanese, eccellenza nel trattamento delle grandi ustioni.

Il quadro clinico: una lotta complessa e delicata

La situazione dei pazienti ricoverati è estremamente complessa. Come confermato in una nota dall’ospedale e dalle dichiarazioni del direttore generale Alberto Zoli, si tratta di “11 pazienti critici sui quali manteniamo ancora una prognosi riservata”. La maggior parte dei feriti ha un’età compresa tra i 15 e i 16 anni, a cui si aggiungono una donna di 29 anni e una di 55. Le loro condizioni sono aggravate da ustioni estese, che in alcuni casi superano il 70% della superficie corporea, e da gravi danni polmonari dovuti all’inalazione di fumi tossici. Questo “combinato disposto”, come lo ha definito Giampaolo Casella, direttore di Anestesia e Rianimazione, “moltiplica il problema” rendendo il quadro clinico particolarmente insidioso.

Sei pazienti si trovano nel reparto di Terapia Intensiva, e di questi, tre sono considerati in condizioni “particolarmente critiche”. Tutti sono sedati e la prognosi rimane riservata, con i medici che sottolineano come il percorso di cura sarà lungo e richiederà settimane, se non mesi, di interventi chirurgici e terapie intensive. “Si naviga a vista” e “ogni giorno è un giorno guadagnato”, hanno affermato i sanitari, evidenziando la precarietà della situazione.

La macchina dei soccorsi e il ponte aereo della speranza

L’operazione di trasferimento dei feriti è stata un esempio di coordinamento internazionale. A partire dal primo gennaio, i pazienti sono stati progressivamente trasferiti da diversi ospedali svizzeri (tra cui Aarau, Zurigo, Losanna e Ginevra) verso il Centro Ustioni del Niguarda. La Regione Lombardia, in sinergia con la Farnesina e le autorità elvetiche, ha attivato un imponente dispositivo sanitario e logistico gestito da AREU. Un team di specialisti del Niguarda è stato inviato direttamente in Svizzera per valutare la trasportabilità di ciascun paziente, garantendo trasferimenti in massima sicurezza.

L’ospedale milanese ha risposto all’emergenza ampliando la capacità ricettiva del suo Centro Ustioni, portandola da 12 a 16 posti letto, e garantendo la piena operatività di terapie intensive e sale operatorie 24 ore su 24. Accanto alle équipe mediche, un team di psicologi è costantemente al lavoro per fornire supporto ai familiari, travolti da un dolore e un’angoscia indescrivibili.

Le indagini e la solidarietà

Mentre a Milano si lotta per salvare vite, in Svizzera proseguono le indagini per chiarire le cause e le responsabilità del rogo. Le prime ipotesi, secondo la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, indicano che l’incendio potrebbe essere stato innescato da candele posizionate troppo vicino al soffitto, che avrebbero provocato un “flashover”, una rapidissima propagazione delle fiamme. Si indaga per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose.

In questo scenario di profonda tristezza, non è mancata la solidarietà. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recata personalmente al Niguarda per incontrare i familiari dei ragazzi ricoverati, rinnovando “la piena vicinanza e il sostegno del governo”. La premier ha inoltre espresso un ringraziamento ai medici e a tutto il personale sanitario per l’incredibile impegno e professionalità dimostrati. Nel frattempo, le salme di 5 delle 6 vittime italiane accertate sono rientrate in Italia a bordo di un C130 dell’Aeronautica Militare, accolte all’aeroporto di Linate dai familiari e dalle autorità.

L’Ospedale Niguarda resta a disposizione per accogliere un ulteriore paziente ancora ricoverato a Zurigo, le cui condizioni al momento non ne permettono il trasferimento. La speranza è appesa a un filo, ma la dedizione e la competenza del personale sanitario rappresentano la più forte delle ancore in questa tempesta.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *