La situazione in Iran si fa sempre più incandescente. Numerosi video diffusi online mostrano scene drammatiche in cui le forze di sicurezza iraniane in tenuta antisommossa fanno irruzione nell’ospedale Imam Khomeini di Ilam, una città situata a circa 515 chilometri a sud-ovest della capitale Teheran. Secondo molteplici fonti e gruppi per i diritti umani, gli agenti avrebbero aperto il fuoco e utilizzato gas lacrimogeni all’interno della struttura sanitaria nel tentativo di arrestare i manifestanti rimasti feriti durante gli scontri dei giorni precedenti.
Questo episodio si inserisce in un contesto di crescenti proteste a livello nazionale, innescate dal crollo della valuta locale e dal forte aumento del costo della vita. Le manifestazioni, inizialmente concentrate su rivendicazioni economiche, hanno rapidamente assunto una connotazione politica più ampia, con slogan contro il governo clericale.
La dinamica dell’irruzione e la resistenza del personale medico
L’assalto all’ospedale di Ilam è avvenuto dopo violenti scontri nella vicina città di Malekshahi, dove le forze di sicurezza avevano sparato sulla folla, uccidendo diversi manifestanti e ferendone decine. I feriti erano stati trasportati proprio all’ospedale Imam Khomeini per ricevere le cure necessarie. Testimoni oculari e organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e il Center for Human Rights in Iran (CHRI), hanno riferito che le forze di sicurezza, inclusi membri dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) e unità di polizia speciale, hanno circondato l’ospedale in più occasioni.
Stando alle ricostruzioni, gli agenti avrebbero sfondato le porte, distrutto vetrate, lanciato gas lacrimogeni nei reparti e usato violenza sia contro i pazienti che contro il personale medico e i familiari che tentavano di proteggerli. Un medico, sotto pseudonimo, ha raccontato ad Alhurra che circa 35 manifestanti in cura sono stati prelevati con la forza. L’obiettivo delle forze dell’ordine non era solo arrestare i feriti, ma anche, secondo alcune fonti, sequestrare i corpi dei manifestanti uccisi per impedire cerimonie funebri pubbliche che avrebbero potuto alimentare ulteriori proteste.
Le reazioni internazionali e la risposta del governo iraniano
L’assalto all’ospedale ha provocato un’ondata di sdegno a livello internazionale. Il Dipartimento di Stato americano ha definito l’incidente un “chiaro crimine contro l’umanità“, sottolineando che “gli ospedali non sono campi di battaglia” e che le azioni del regime iraniano costituiscono una grave violazione del diritto internazionale. Anche Amnesty International ha condannato fermamente l’attacco, ribadendo che viola le leggi internazionali e dimostra fino a che punto le autorità iraniane siano disposte a spingersi per reprimere il dissenso.
Di fronte alla pressione interna e internazionale, la presidenza iraniana ha riconosciuto un “incidente in un ospedale nella città di Ilam“. Il presidente Masoud Pezeshkian ha incaricato il Ministero degli Interni di formare una squadra speciale per condurre un'”indagine approfondita” sui fatti. L’obiettivo dichiarato è quello di esaminare le cause dei disordini, valutare la risposta delle autorità e presentare un rapporto completo. Tuttavia, molti osservatori rimangono scettici sulla reale volontà del governo di fare piena luce sull’accaduto e di perseguire i responsabili.
Un quadro di repressione più ampio
L’episodio di Ilam non è un caso isolato. Gruppi per i diritti umani denunciano un’escalation della violenza da parte delle autorità iraniane in tutto il paese. Dall’inizio delle proteste, si contano decine di morti, tra cui minori, e migliaia di arresti. Le forze di sicurezza sono accusate di usare munizioni letali contro manifestanti disarmati e di effettuare raid sistematici negli ospedali per catturare i feriti, una pratica già documentata durante le proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022-2023. Questa strategia mira a instillare paura e a negare cure mediche a chi si oppone al regime, in palese violazione dei diritti umani fondamentali.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione, mentre all’interno del paese la determinazione dei manifestanti non sembra placarsi, nonostante la brutale repressione.
