Città del Vaticano – In occasione della solenne festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, Papa Francesco, affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico su una Piazza San Pietro gremita di fedeli, ha offerto una profonda riflessione sulla natura della famiglia e sulle sfide che essa affronta nel mondo contemporaneo, con un pensiero particolare e accorato per coloro che vivono il dramma della guerra.
La Santa Famiglia: un modello di fronte alle avversità
Il Pontefice ha preso spunto dal brano evangelico della presentazione di Gesù al Tempio (cfr Lc 2,22-40) per evidenziare un aspetto sorprendente della famiglia di Nazareth. “Arriva al tempio e lì porta in dono l’offerta più umile e semplice tra quelle previste, a testimonianza della sua povertà”, ha ricordato il Papa. Questo, unito alla profezia di Simeone a Maria – “A te una spada trafiggerà l’anima” (v. 35) – dipinge il quadro di una famiglia che, pur avendo “la presenza di Dio in carne e ossa”, non è esente da difficoltà, povertà e dolore.
“Anziché essere ricca è povera! Anziché essere agevolata, sembra ostacolata! Anziché essere priva di fatiche, è immersa in grandi dolori!”, ha esclamato Francesco. Questo paradosso, secondo il Papa, racchiude un messaggio di speranza per tutte le famiglie del mondo: “Dio, che spesso immaginiamo stia al di là dei problemi, è venuto ad abitare la nostra vita con i suoi problemi”. La scelta di Dio di incarnarsi in una “famiglia esperta nel soffrire” è un messaggio diretto a chi si trova in difficoltà: “Se vi trovate in difficoltà, io so che cosa provate, l’ho vissuto: io, mia madre e mio padre l’abbiamo provato per dire anche alla vostra famiglia: non siete soli!”.
Questa vicinanza di Dio alle sofferenze umane è un tema ricorrente nel magistero di Papa Francesco, che in passato ha paragonato la fuga in Egitto della Santa Famiglia alla “condizione drammatica dei profughi” di oggi, costretti a scappare da fame, guerra e gravi pericoli.
L’appello incessante per la Pace
Alla luce del Natale, il Santo Padre ha rinnovato il suo appello alla preghiera per la pace. “Continuiamo a pregare per i popoli che soffrono a causa delle guerre”, ha detto, menzionando esplicitamente le gravi violenze che hanno segnato le celebrazioni natalizie in Nigeria, nello stato di Plateau, con numerose vittime. Ha esteso la sua preghiera anche alle vittime dell’esplosione di un’autocisterna in Liberia.
Il pensiero del Papa si è rivolto con insistenza alle famiglie che sono le prime vittime dei conflitti. “Pensiamo alla Palestina, Israele, l’Ucraina”, ha detto in un precedente Angelus della vigilia di Natale. Un appello contro l’indifferenza e l’assuefazione agli orrori della guerra, perché quando queste prevalgono, “tutta la famiglia umana è sconfitta”.
La capacità di stupirsi e il valore degli anziani
Un altro punto centrale della riflessione del Pontefice è stata “la capacità di stupore”. Giuseppe e Maria, ha spiegato, “si stupivano delle cose che si dicevano di Gesù” (cfr Lc 2,33), perché non si aspettavano le parole del vecchio Simeone e della profetessa Anna. Questo stupore, secondo Francesco, è un “segreto per andare avanti bene in famiglia”. È fondamentale sapersi stupire dei propri familiari, del bene che c’è in loro, e anche “stupirsi della saggezza dei nonni”.
Il Papa ha criticato la tendenza a emarginare gli anziani dalla vita familiare e sociale: “Tante volte, noi i nonni li tiriamo fuori dalla vita. No, i nonni sono fonti di saggezza”. Ha poi condiviso un aneddoto personale, raccontando di aver sentito al telefono un padre che portava a passeggio i figli, definendola “una bella paternità e maternità”.
Contro i falsi miti del successo e del potere
Rievocando la figura di Erode, simbolo del potere crudele e ossessionato dalla paura, il Papa ha messo in guardia contro i falsi idoli del mondo contemporaneo. “Il mondo, purtroppo, ha sempre i suoi ‘Erode’, i suoi miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale”, ha denunciato. Questi miraggi, ha avvertito, rischiano di soffocare “la fiamma dell’amore nelle famiglie cristiane”, portando a “solitudine, disperazione, divisioni e conflitti”.
L’invito è quindi a custodire nelle famiglie i valori del Vangelo: la preghiera, la frequenza ai sacramenti, il dialogo sincero, la fedeltà e la concretezza dei gesti buoni di ogni giorno. Solo così, ha concluso citando un suo precedente insegnamento, le famiglie potranno diventare “luce di speranza” e “scuola d’amore”.
