MOSCA – Una dichiarazione tanto inattesa quanto significativa scuote le cancellerie internazionali. Il Cremlino, attraverso il suo portavoce Dmitri Peskov, ha affermato di concordare con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul fatto che i colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina siano ormai giunti alla loro “fase finale”. Alla domanda diretta dei giornalisti se Mosca condividesse l’ottimismo mostrato da Trump dopo un recente incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la risposta di Peskov è stata un secco: “Certamente”.

Questa convergenza di vedute tra Washington e Mosca segna un potenziale punto di svolta in un conflitto che da quasi quattro anni devasta l’Ucraina e destabilizza l’ordine geopolitico globale. L’apertura arriva dopo un’intensa attività diplomatica guidata dal presidente Trump, che ha recentemente avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin e, subito dopo, ha ospitato Zelensky nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida.

L’attivismo di Trump e il piano di pace in 20 punti

Al centro della recente accelerazione diplomatica c’è Donald Trump, che si è detto “ottimista” e convinto che le parti siano “molto vicine a un accordo”. Secondo quanto emerso, sul tavolo delle trattative ci sarebbe un piano di pace dettagliato in 20 punti, discusso approfonditamente sia con Putin che con Zelensky. Fonti vicine ai negoziati riferiscono che circa il 90% del piano sarebbe già stato concordato tra le parti. Lo stesso Zelensky ha confermato che l’intesa è vicina sulla maggior parte delle questioni, sottolineando l’importanza che tutti i negoziatori stiano lavorando sullo stesso documento.

Il piano, secondo le indiscrezioni, affronterebbe temi complessi come la sovranità dell’Ucraina, un patto di non aggressione, e persino la possibilità per Kiev di aderire in futuro alla NATO. Un elemento chiave, fortemente voluto da Trump, è il coinvolgimento diretto dei leader europei nel fornire “solide garanzie di sicurezza” all’Ucraina, un punto su cui si sarebbe registrato il consenso anche della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e di altri leader del continente.

Gli ostacoli sul cammino della pace: il nodo del Donbass

Nonostante l’ottimismo ostentato, la strada verso un accordo definitivo rimane irta di ostacoli. Il “10%” mancante del piano di pace riguarda le questioni più spinose: la sovranità territoriale e il futuro delle regioni contese. E proprio su questo punto, il Cremlino ha immediatamente messo in chiaro la sua posizione massimalista. Peskov ha infatti ribadito che, per porre fine alle ostilità, l’Ucraina deve ritirare le proprie forze armate “al di fuori dei confini amministrativi del Donbass”. Una condizione che, di fatto, implicherebbe il riconoscimento da parte di Kiev del controllo russo su quei territori.

Mosca ha inoltre avvertito che, in assenza di un accordo, “l’Ucraina sta perdendo territori e continuerà a perderli”, sottolineando come “la situazione di domani sarà diversa da quella di oggi”. Una pressione esplicita su Kiev per accettare le condizioni russe. Dal canto suo, Zelensky ha sempre affermato che qualsiasi concessione territoriale dovrà essere sottoposta alla decisione del popolo ucraino tramite un referendum.

Altre questioni irrisolte includono il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, attualmente occupata dalle forze russe.

Le garanzie di sicurezza e il ruolo dell’Europa

Un capitolo fondamentale dei negoziati riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Kiev cerca un impegno a lungo termine per dissuadere future aggressioni. Il presidente Zelensky ha rivelato che gli Stati Uniti avrebbero offerto garanzie per una durata di 15 anni, ma la sua speranza è di estenderle fino a 30 o 50 anni. La ratifica di un tale accordo da parte del Congresso americano è vista come un risultato cruciale di questo round negoziale.

In questo scenario, Trump ha spinto per un ruolo di primo piano dell’Europa. Leader come la premier italiana Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen sono stati coinvolti attraverso una videochiamata con Trump e Zelensky, concordando sull’importanza di mantenere una linea comune tra gli alleati.

Un equilibrio fragile tra diplomazia e minacce

L’atmosfera dei colloqui resta estremamente volatile. A complicare il quadro, nelle stesse ore delle aperture diplomatiche, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato Kiev di aver tentato un attacco con droni su una residenza di Putin, minacciando una revisione dell’approccio negoziale russo. Accuse prontamente smentite da Zelensky come “menzogne” volte a sabotare il processo di pace.

Questo episodio evidenzia la fragilità del momento: da un lato, una spinta diplomatica senza precedenti che sembra avvicinare la pace; dall’altro, la persistente retorica bellica e la profonda sfiducia tra le parti. La comunità internazionale osserva con il fiato sospeso, sperando che le parole di apertura si trasformino in azioni concrete, ma consapevole che il percorso per silenziare le armi in Ucraina è ancora lungo e complesso.

Di atlante

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