TEHERAN – In un’intervista che alza drasticamente i toni dello scontro geopolitico, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha accusato Stati Uniti, Israele ed Europa di condurre una “guerra totale” contro la Repubblica Islamica. Le sue parole, rilasciate al sito ufficiale della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, arrivano in un momento di altissima tensione, a più di sei mesi da attacchi militari attribuiti a Israele e Stati Uniti sul suolo iraniano e a seguito del ripristino di pesanti sanzioni internazionali.

“A mio parere, siamo in guerra totale contro Stati Uniti, Israele ed Europa; vogliono mettere in ginocchio il nostro Paese”, ha affermato Pezeshkian, descrivendo un assedio su più fronti: economico, culturale, politico e di sicurezza. Secondo il leader iraniano, l’obiettivo di questo blocco occidentale è strangolare l’economia iraniana e destabilizzare le sue fondamenta.

Il Ripristino delle Sanzioni ONU: un Punto di Svolta

Un elemento chiave che ha alimentato questa percezione di accerchiamento è stata la decisione, a fine settembre, di Francia, Regno Unito e Germania di attivare il meccanismo di “snapback”. Questa procedura ha portato al ripristino automatico delle sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran, precedentemente sospese in seguito all’accordo sul nucleare del 2015 (il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action, o JCPOA).

Le potenze europee hanno accusato Teheran di aver violato gli impegni presi con l’accordo, che mirava a impedire lo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran. Le sanzioni reintrodotte sono severe e colpiscono settori cruciali dell’economia iraniana:

  • Programma Nucleare: Divieto esplicito di arricchire l’uranio e restrizioni sui test con missili balistici.
  • Settore Militare: Embargo sulla vendita di armi.
  • Economia e Finanza: Congelamento dei beni e divieto di viaggio per persone ed entità coinvolte nei programmi nucleari, oltre a sanzioni sui settori bancario e petrolifero.

L’Iran ha protestato vigorosamente, definendo la mossa “ingiusta e illegale” e richiamando per consultazioni i propri ambasciatori nei tre paesi europei.

Un Contesto di Escalation Militare

Le dichiarazioni di Pezeshkian non possono essere separate dal contesto militare degli ultimi mesi. La “guerra dei 12 giorni” di giugno tra Iran e Israele, che ha visto attacchi diretti sul territorio iraniano, ha segnato una profonda ferita nella percezione della sicurezza nazionale di Teheran. Questi eventi, uniti alla costante pressione militare, hanno rafforzato la narrativa iraniana di essere vittima di un’aggressione coordinata, volta a minare la sua sovranità.

Il presidente iraniano ha sottolineato come la “guerra” non sia combattuta solo con le armi convenzionali, ma anche attraverso una pressione psicologica e mediatica costante, che mira a “creare aspettative crescenti nella società” mentre si “bloccano il commercio e gli scambi”. Questa strategia, secondo Teheran, fa parte di un piano più ampio per provocare il collasso interno del paese.

La Risposta Interna dell’Iran: Unità e Riforme

Di fronte a quella che descrive come una minaccia esistenziale, la risposta di Pezeshkian si concentra su due pilastri: l’unità nazionale e le riforme economiche. Il presidente ha lanciato un appello a “mettere da parte le divergenze” interne per far emergere “una voce sola” dalle istituzioni. “Se siamo insieme, non possono immobilizzarci… se litighiamo, non è possibile”, ha affermato, identificando la coesione come la prima linea di difesa.

Sul fronte economico, Pezeshkian ha annunciato un programma in circa 20 punti focalizzato sulla “vita quotidiana delle persone”, con l’obiettivo di affrontare problemi come l’inflazione e la scarsità di beni essenziali. Ha inoltre evidenziato la necessità di affrontare gli squilibri strutturali, in particolare nel settore energetico, promuovendo investimenti e puntando su fonti rinnovabili come il solare per superare il deficit elettrico ereditato.

Prospettive Future: un Dialogo Compromesso?

L’inclusione esplicita dell’Europa nel novero dei “nemici” segna un deterioramento significativo delle relazioni diplomatiche. Se in passato i paesi europei hanno cercato di agire come mediatori, specialmente dopo l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare nel 2018 sotto l’amministrazione Trump, oggi Teheran sembra considerare questo canale di dialogo completamente compromesso. La decisione dell’UE di inasprire ulteriormente le sanzioni in risposta al sostegno militare iraniano alla Russia e alle attività destabilizzanti in Medio Oriente ha contribuito a cementare questa percezione.

Le dure parole del presidente Pezeshkian delineano un orizzonte carico di incertezze, dove lo spazio per la diplomazia appare sempre più ristretto. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, interrogandosi sulla possibilità di evitare un’escalation incontrollata in una delle regioni più volatili del pianeta.

Di atlante

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