MILANO – Un episodio di violenza cruda e gratuita ha scosso il cuore di Milano, lasciando una profonda cicatrice nella coscienza collettiva. Un ragazzo di appena quindici anni è stato vittima di un’aggressione brutale da parte di una cosiddetta “baby gang”, composta da tre minorenni e un ventenne, in una delle arterie più frequentate della città, Corso Buenos Aires. La vicenda, che si è consumata in una fredda serata di domenica, ha visto la convalida degli arresti e l’apertura di un’inchiesta che va oltre il singolo reato, toccando le corde sensibili del degrado giovanile e della sicurezza urbana.

VENTI MINUTI DI TERRORE E UMILIAZIONE

Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata si è trasformata in un incubo durato circa venti minuti. Il quindicenne, mentre si trovava con alcuni amici, è stato avvicinato e isolato dal gruppo. In un crescendo di violenza, è stato derubato di tutto ciò che aveva con sé: il giubbotto, le scarpe, il cellulare e il portafoglio. Ma l’aggressione non si è fermata alla rapina. Il giovane è stato colpito ripetutamente con la sua stessa cintura, preso a calci e schiaffi, costretto a camminare scalzo in un atto di pura umiliazione.

La ferocia del branco non si è placata. Non contenti del bottino, gli aggressori hanno tentato di estorcere denaro ai genitori della vittima. Hanno costretto il ragazzo a telefonare a casa, minacciando di ucciderlo se non avessero ricevuto una ricarica di 100 euro su una carta prepagata. “Se non versi 100 euro, io uccido tuo figlio!”, queste le parole agghiaccianti rivolte al padre, che ha compreso la gravità della situazione e ha immediatamente allertato i Carabinieri.

L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE E GLI ARRESTI

La chiamata al 112 da parte del padre è stata provvidenziale. Le pattuglie del Nucleo Radiomobile sono intervenute tempestivamente, riuscendo a bloccare i quattro aggressori mentre tentavano la fuga. Si tratta di un ventenne di origini tunisine, considerato il “capo” del gruppo, e tre minorenni: un ragazzo marocchino di 16 anni, un siriano di 17 e una ragazza italiana di 15. Tutti i componenti della banda, residenti nella provincia di Bergamo, avevano già precedenti di polizia. Al momento dell’arresto, alcuni di loro, apparsi in stato di alterazione, hanno opposto resistenza, con la ragazza che ha persino lanciato una bottiglia contro un militare.

LE DECISIONI DELLA MAGISTRATURA: “CAPACITÀ CRIMINALE ELEVATISSIMA”

Sia il gip del tribunale ordinario, Tommaso Perna, sia il gip del tribunale per i minorenni hanno convalidato gli arresti, disponendo la custodia cautelare in carcere per tutti e quattro i giovani. Le accuse sono pesantissime: rapina aggravata in concorso, tentata estorsione e resistenza a pubblico ufficiale. Inizialmente era stata ipotizzata anche l’accusa di sequestro di persona, che però non è stata riconosciuta dal gip Perna per il maggiorenne.

Nelle motivazioni del provvedimento, il giudice Perna ha usato parole durissime per descrivere la condotta del ventenne, definendola di “capacità criminale elevatissima“. Il magistrato ha sottolineato come il maggiorenne abbia avuto un ruolo determinante, non solo per la sua maggiore forza fisica ma anche per il “sostegno morale” fornito ai complici minorenni, che si sono sentiti “liberi di infierire contro la vittima”. L’aggressione, si legge nel provvedimento, si è protratta a lungo, dimostrando una “ferrea volontà di depredare la vittima, svestendola in modo da attenuare ulteriormente la sua capacità di difesa”.

Anche per i tre minorenni è stato disposto il carcere. Sono stati interrogati presso il Centro di Prima Accoglienza (CPA) dell’istituto penale per minorenni “Cesare Beccaria”. La ragazza quindicenne sarà trasferita in un istituto dotato di una sezione femminile.

IL RACCONTO DELLA VITTIMA E IL CONTESTO SOCIALE

La vittima, ancora sotto shock, ha raccontato agli inquirenti la sua terribile esperienza, la paura di essere accoltellato e l’umiliazione subita. Fortunatamente, non ha avuto bisogno di cure mediche immediate, ma le ferite psicologiche saranno senza dubbio più lunghe da guarire. L’episodio riaccende prepotentemente i riflettori sul fenomeno delle “baby gang” e sulla crescente violenza tra i giovani, un problema sociale complesso che richiede un’analisi approfondita e risposte concrete da parte delle istituzioni e della società civile.

Di veritas

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