Il sipario sul 2025 si chiude su un palcoscenico finanziario a due facce, dove i metalli preziosi brillano di luce propria raggiungendo vette storiche, mentre il settore energetico, in particolare petrolio e gas, naviga in acque decisamente più agitate. Un anno che sarà ricordato per la corsa sfrenata dell’oro e dell’argento, veri e propri beni rifugio in un contesto globale ancora incerto, e per il contemporaneo ripiegamento dell’oro nero e del gas naturale, sensibili alle speranze di una risoluzione del conflitto in Ucraina e a dinamiche di mercato complesse.
La corsa record dei metalli preziosi: Oro e Argento superstar del 2025
Il 2025 è stato senza dubbio l’anno dell’oro. Il metallo giallo ha messo a segno una performance straordinaria, archiviando un rialzo da inizio anno del 72,84%. Una crescita inarrestabile che ha visto un’accelerazione impressionante nell’ultimo trimestre: basti pensare che lo scorso 30 settembre l’oncia veniva scambiata a 3.812 dollari, per poi balzare ai 4.514 dollari della seduta di Santo Stefano, con un picco di giornata a 4.531 dollari. Si tratta di un nuovo record storico, spinto da un mix di fattori che includono le attese per politiche monetarie più accomodanti da parte delle banche centrali e una crescente domanda di beni rifugio a causa delle persistenti tensioni geopolitiche.
Non è stato da meno l’argento, che ha vissuto un anno altrettanto eccezionale. Con una chiusura a 74,89 dollari l’oncia alla vigilia di Natale, caratterizzata da un balzo del 4,2% e un massimo di giornata a 75,63 dollari, l’argento ha toccato i suoi massimi dal marzo 2011. La performance da inizio anno è ancora più sbalorditiva di quella dell’oro, con un guadagno del 158,5%. Anche altri metalli preziosi come il platino e il palladio hanno registrato rialzi significativi, rispettivamente del 158,3% e del 102,4% da inizio anno, confermando un trend generalizzato di forte interesse da parte degli investitori per questo settore.
L’Oro Nero sconta le speranze di pace: WTI e Brent in forte calo
Di tutt’altro tenore è stata la performance del mercato petrolifero. L’oro nero ha chiuso il 2025 in netto ribasso, zavorrato principalmente dalle prospettive di nuovi colloqui di pace sull’Ucraina. La possibilità di una riapertura dei mercati globali al petrolio russo, con un conseguente aumento dell’offerta, ha esercitato una forte pressione al ribasso sui prezzi.
Nella seduta di venerdì 26 dicembre, il West Texas Intermediate (WTI) ha ceduto il 2,76%, attestandosi a 56,74 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord ha perso il 2,57%, chiudendo a 60,64 dollari. Su base annua, il calo è ancora più marcato: il WTI ha perso il 20,89%, registrando il maggior ribasso dal 2020, e il Brent il 18,76%. Gli analisti sottolineano come il mercato stia scontando un potenziale eccesso di offerta nel prossimo anno, una narrazione che ha dominato gran parte del 2025 nonostante le tensioni geopolitiche in altre aree del mondo.
Gas Naturale: tra scorte piene e l’incognita del “Generale Inverno”
Anche il gas naturale ha registrato un anno negativo, seppur con dinamiche peculiari. Sulla piazza di riferimento europea, il TTF di Amsterdam, il prezzo è rimasto sostanzialmente invariato nella seduta di venerdì 26 dicembre, a 28,1 euro al Megawattora. Tuttavia, il bilancio da inizio anno è pesantemente negativo, con un calo del 42,53%.
A influenzare questo andamento hanno contribuito diversi fattori. Da un lato, le forniture di Gas Naturale Liquefatto (GNL) via mare si sono mantenute regolari, anche grazie a una minore domanda dal mercato asiatico, così come i flussi dalla Norvegia. Dall’altro, un breve sussulto al rialzo si è verificato alla vigilia di Natale (+1,3%), sulla scia delle previsioni di temperature più rigide in arrivo a gennaio in Europa. Il cosiddetto “Generale Inverno” resta un’incognita che potrebbe influenzare la domanda e, di conseguenza, i prezzi nelle prime settimane del 2026, nonostante i livelli di stoccaggio nell’UE si mantengano relativamente alti.
