In una mossa che segna un punto di svolta significativo nella ricerca dell’autonomia strategica digitale europea, Airbus, il gigante dell’aeronautica e della difesa, ha dichiarato la sua intenzione di ridurre drasticamente la dipendenza dai colossi del cloud statunitensi. Il gruppo mira a trasferire dati e applicazioni strategiche su un’infrastruttura cloud “veramente sovrana” e basata in Europa, al riparo da normative estere potenzialmente invasive. Una decisione che si concretizzerà con una gara d’appalto prevista per l’inizio del 2026, dal valore potenziale di 50 milioni di euro su un arco temporale di dieci anni.

La radice della decisione: il timore del Cloud Act USA

La principale motivazione dietro questa scelta strategica risiede nelle crescenti preoccupazioni riguardanti la legislazione statunitense, in particolare il Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act (CLOUD Act). Questa normativa, in vigore dal 2018, consente alle autorità giudiziarie e di intelligence americane di richiedere l’accesso ai dati gestiti da provider statunitensi, indipendentemente da dove questi dati siano fisicamente conservati. Ciò significa che anche le informazioni archiviate in data center situati sul suolo europeo potrebbero essere soggette alla giurisdizione di Washington.

Per un’azienda come Airbus, che opera in settori altamente strategici come l’aeronautica civile e la difesa, la protezione delle informazioni sensibili è di massima priorità. Come sottolineato da Catherine Jestin, vicepresidente esecutiva per gli Affari digitali di Airbus, si tratta di “informazioni estremamente sensibili dal punto di vista nazionale ed europeo“. La necessità è quella di avere un controllo pieno e incondizionato sui propri dati, una garanzia che, secondo il gruppo, gli attuali fornitori americani non possono assicurare completamente a causa del CLOUD Act. Questa percezione è stata rafforzata da ammissioni, come quella di Microsoft davanti al Senato francese, sulla impossibilità di garantire in modo assoluto la sovranità dei dati europei di fronte a un ordine del governo USA.

I dettagli della gara d’appalto e le sfide future

La gara d’appalto che Airbus lancerà all’inizio del 2026 non riguarderà dati di secondaria importanza. In gioco c’è la gestione di applicazioni e sistemi cruciali per il business del colosso europeo, tra cui:

  • Sistemi di pianificazione delle risorse aziendali (ERP)
  • Sistemi di gestione della produzione (MES)
  • Piattaforme di gestione delle relazioni con i clienti (CRM)
  • Sistemi di gestione del ciclo di vita del prodotto (PLM), che includono i preziosi e segreti progetti degli aeromobili.

Nonostante la ferma determinazione, Catherine Jestin ha realisticamente stimato che esiste “un 80% di possibilità” di trovare una soluzione completamente europea che soddisfi i complessi requisiti tecnologici, di innovazione e di sicurezza di Airbus. Questo evidenzia una delle sfide principali: la scalabilità e la capacità dei provider cloud europei di competere con l’offerta dei giganti AWS, Google Cloud e Microsoft Azure. La soluzione, come suggerito, potrebbe risiedere in una combinazione di più fornitori dell’Unione Europea, capaci di unire le forze per offrire un servizio all’altezza delle ambizioni industriali di Airbus.

Un passo verso la sovranità digitale europea

La decisione di Airbus non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di crescente consapevolezza e azione da parte dell’Unione Europea per affermare la propria “sovranità digitale”. Iniziative come il Data Act, che mira a regolamentare l’accesso e l’uso dei dati non personali, e il Digital Services Act, sono parte di una strategia comunitaria per creare un mercato unico digitale più equo, competitivo e sicuro. L’obiettivo è trasformare i dati, spesso definiti “il nuovo petrolio”, in un motore di innovazione e crescita per le imprese europee, riducendo al contempo la dipendenza da attori extra-UE in un settore così strategico.

La mossa di Airbus, quindi, va oltre la semplice scelta di un fornitore di servizi IT. Rappresenta un forte segnale politico ed economico: un’affermazione della volontà di proteggere il patrimonio informativo e industriale europeo e di promuovere lo sviluppo di un ecosistema tecnologico continentale capace di competere sulla scena globale. Il successo di questa iniziativa potrebbe fare da apripista per molte altre aziende europee operanti in settori critici, accelerando la transizione verso un’infrastruttura digitale veramente autonoma e sovrana.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *