Roma – Il Parlamento si prepara a scrivere una nuova pagina nella storia della giustizia contabile italiana. È atteso per domani, 27 dicembre, il voto finale in Senato sul disegno di legge di riforma della Corte dei Conti, un provvedimento che ha acceso un intenso dibattito politico e istituzionale. L’annuncio del voto imminente è stato dato dal presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha definito la legge “un’altra importante riforma” destinata a migliorare il funzionamento di un “organismo fondamentale” al servizio dei cittadini.
Gli obiettivi della riforma: superare la “paura della firma”
Il cuore del provvedimento, già approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso aprile, è l’intento dichiarato dalla maggioranza di “sbloccare la macchina pubblica”. L’esecutivo e le forze di centrodestra sostengono che la riforma sia necessaria per superare la cosiddetta “paura della firma”, quel timore che imbriglierebbe dirigenti e funzionari pubblici, frenandone l’azione per paura di incorrere in responsabilità per danno erariale. Secondo questa visione, il controllo deve essere doveroso ma basato su fatti concreti e non su mere presunzioni, fornendo così maggiore chiarezza a chi opera nella Pubblica Amministrazione.
Le principali novità del DDL Foti
Il disegno di legge, noto come DDL Foti (dal nome del suo primo firmatario, oggi ministro), interviene su più fronti, modificando la legge n. 20 del 1994. Ecco i punti salienti:
- Ridefinizione della colpa grave: La responsabilità per danno erariale viene circoscritta. Si limita la responsabilità dei funzionari ai soli casi di dolo, escludendo di fatto la colpa grave, se non in casi di manifesta violazione di norme o travisamento dei fatti. Questo rende di fatto strutturale il cosiddetto “scudo erariale”, introdotto durante la pandemia e più volte prorogato.
- Doppio tetto al risarcimento: Viene introdotto un limite al risarcimento dovuto per danno erariale. Per i casi di colpa grave, il risarcimento non potrà superare il 30% del danno effettivo. Questa misura, secondo i critici, rappresenterebbe un incentivo all’illecito.
- Scudo per i politici: La riforma introduce una sorta di “scudo rafforzato” per gli organi politici. Si presume la buona fede dei titolari di cariche politiche quando approvano atti proposti, vistati o sottoscritti dagli uffici tecnici o amministrativi.
- Silenzio-assenso sui controlli: Se la Corte dei Conti non si pronuncia entro 30 giorni su un atto sottoposto a controllo preventivo di legittimità, questo si intende registrato a tutti gli effetti, compresa l’esclusione di responsabilità.
- Delega al Governo: Il testo affida all’esecutivo un’ampia delega per riorganizzare la stessa Corte dei Conti, prevedendo l’accorpamento di sezioni, la separazione delle funzioni dei magistrati e un rafforzamento dei poteri del Procuratore Generale.
Le critiche delle opposizioni e dei magistrati contabili
Il provvedimento ha sollevato forti perplessità e critiche da parte delle opposizioni e, soprattutto, della stessa magistratura contabile. L’Associazione Nazionale dei Magistrati della Corte dei Conti (AMCC) ha espresso profonda preoccupazione, parlando di un “ridimensionamento significativo” del ruolo della Corte e di un indebolimento dei presidi di legalità sulla spesa pubblica. Secondo i magistrati, la riforma rischia di “svuotare” le funzioni costituzionali dell’organo, alterando gli equilibri tra i poteri dello Stato e minando la tutela delle risorse pubbliche, incluse quelle cruciali del PNRR.
Le opposizioni, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, hanno parlato di un “arretramento nella lotta alla corruzione” e di una legge che afferma una “sostanziale irresponsabilità della pubblica amministrazione”. Alcuni esponenti, come Angelo Bonelli (AVS), hanno definito la riforma una “vendetta” del governo contro la Corte, rea di aver sollevato rilievi su progetti strategici come il Ponte sullo Stretto di Messina.
Anche la tempistica della calendarizzazione, a ridosso delle festività di fine anno, è stata criticata, vista come un tentativo di accelerare l’iter in un momento di minore attenzione pubblica. Il presidente dell’AMCC, Donato Centrone, ha auspicato un supplemento di riflessione da parte del Senato per vagliare adeguatamente i rischi connessi alla legge.
Il contesto: PNRR e lo scontro istituzionale
La riforma si inserisce in un contesto delicato, caratterizzato dalla necessità di accelerare la spesa dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e da una crescente tensione tra governo e magistratura contabile. Negli ultimi mesi, la Corte ha acceso i riflettori su diverse iniziative governative, dal già citato Ponte sullo Stretto ai CPR in Albania, fino al monitoraggio sull’avanzamento dei progetti del PNRR. Queste azioni di controllo sono state percepite dall’esecutivo come un’ingerenza e un freno all’azione amministrativa.
Con il voto di domani, il Senato si appresta a chiudere una partita legislativa complessa e dalle profonde implicazioni. Gli effetti concreti delle nuove norme andranno valutati nel tempo, ma è chiaro che si apre un nuovo capitolo nel rapporto tra politica, amministrazione e controllo della spesa pubblica in Italia.
