ROMA – “Tanti, tanti e tanti auguri di serenità, di salute, di successo, di pace per il mondo che ci circonda. Io sono felice perché dopo cinque anni di processi di viaggi e testimonianze, è il primo Natale che posso festeggiare in famiglia, non più da indagato o da imputato, ma da italiano assolto, libero, perché ho difeso la sicurezza, i confini e la dignità del mio Paese”. Con queste parole, affidate a un videomessaggio diffuso sui suoi canali social, il vicepremier e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha voluto condividere la gioia per la conclusione della sua lunga vicenda giudiziaria legata al caso Open Arms.
La fine di un’odissea giudiziaria durata cinque anni
Il messaggio natalizio del leader della Lega arriva a pochi giorni dalla sentenza definitiva della Corte di Cassazione che, il 17 dicembre 2025, ha rigettato il ricorso della Procura di Palermo, confermando l’assoluzione di primo grado “perché il fatto non sussiste”. Si chiude così, in modo irrevocabile, un iter processuale che ha tenuto banco nel dibattito politico e mediatico italiano per oltre cinque anni. Salvini era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver negato, nell’agosto del 2019, quando ricopriva la carica di Ministro dell’Interno nel primo governo Conte, lo sbarco a Lampedusa di 147 migranti a bordo della nave della ONG spagnola Open Arms.
Le tappe del processo Open Arms
La vicenda ebbe inizio nell’agosto 2019, quando la nave Open Arms, dopo aver effettuato tre operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, si vide negare ripetutamente l’autorizzazione all’approdo in un porto sicuro italiano. La decisione, presa da Salvini in nome della politica dei “porti chiusi” e in applicazione del cosiddetto “decreto sicurezza bis”, portò a un lungo braccio di ferro durato 19 giorni, con i migranti bloccati in mare in condizioni precarie.
Il caso approdò ben presto nelle aule di giustizia. Dopo il via libera del Senato all’autorizzazione a procedere nel luglio 2020, il processo si aprì a Palermo. L’accusa, rappresentata dalla Procura palermitana, sosteneva che Salvini avesse agito in violazione delle norme internazionali e costituzionali, privando illegittimamente della libertà personale i migranti a bordo. La difesa, guidata dall’avvocato e senatrice leghista Giulia Bongiorno, ha sempre sostenuto la correttezza dell’operato dell’allora ministro, affermando che la sua azione fosse volta a tutelare i confini nazionali e che la responsabilità del mancato sbarco fosse da attribuire anche al rifiuto della ONG di accettare alternative come Malta o la Spagna.
Il processo di primo grado, celebrato nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, si è concluso il 20 dicembre 2024 con una sentenza di assoluzione piena. I giudici hanno stabilito che “il fatto non sussiste”, ritenendo che in capo allo Stato italiano non fosse sorto l’obbligo di concedere un porto sicuro (POS) alla nave, dato che i salvataggi erano avvenuti in zone SAR non italiane. Contro questa decisione, la Procura di Palermo ha presentato un ricorso diretto in Cassazione, definito “per saltum”, che è stato però definitivamente respinto, rendendo l’assoluzione irrevocabile.
Le reazioni politiche e il significato della sentenza
L’assoluzione definitiva ha scatenato un’ondata di reazioni nel mondo politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso “solidarietà e gioia” al vicepremier, affermando in Senato che “un ministro dell’Interno che difende i confini italiani sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro”. Messaggi di soddisfazione sono arrivati da tutto il centrodestra, con esponenti come il vicepremier Antonio Tajani e il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che hanno sottolineato la correttezza dell’azione di governo di allora. L’avvocato Giulia Bongiorno ha definito il processo “fondato sul nulla” e ha dichiarato che “non sarebbe dovuto proprio iniziare”.
Di tenore opposto i commenti delle parti civili e di alcuni esponenti dell’opposizione. Oscar Camps, fondatore di Open Arms, ha parlato di “decisione politica” e non tecnica, affermando che “neanche oggi si è fatta giustizia, ma si è costruita una impunità”. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha dichiarato di rispettare la sentenza, aggiungendo ironicamente che “ora la destra non potrà più sostenere che esista una magistratura ‘rossa’ o politicizzata”.
Al di là delle posizioni di parte, la sentenza della Cassazione chiude un capitolo giudiziario che ha sollevato questioni fondamentali sul rapporto tra potere politico e magistratura, sull’autonomia delle decisioni di governo in materia di immigrazione e sulla corretta interpretazione delle convenzioni internazionali sul soccorso in mare.
Uno sguardo al futuro
Nel suo videomessaggio, Salvini conclude con un augurio per l’anno a venire: “Vi auguro che il 2026 vi porti tutto quello che questo 2025 ha faticato a portare nelle vostre case”. Un messaggio che, al di là del contesto natalizio, sembra proiettare il leader leghista verso le sfide future, forte di una vittoria giudiziaria che, dal suo punto di vista, legittima la sua linea politica sulla sicurezza e la gestione dei flussi migratori.
