Roma – Un Natale carico di tensioni e incertezze per migliaia di aspiranti medici in tutta Italia. La discussa riforma per l’accesso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, firmata dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, entra nel vivo mostrando tutte le sue complessità. Secondo gli ultimi dati ministeriali, sono 25.450 gli studenti che hanno ottenuto la sufficienza in almeno una delle tre prove (Chimica, Biologia e Fisica) previste dal nuovo “semestre filtro”, introdotto per sostituire il tradizionale test d’ingresso. Una platea vasta di candidati “idonei” che, tuttavia, si scontra con un numero di posti disponibili decisamente inferiore, alimentando polemiche e la ferma opposizione delle organizzazioni studentesche.
Il “semestre filtro”: come funziona la nuova selezione
La riforma, partita con l’anno accademico 2025-2026, ha archiviato il test unico a crocette, introducendo un primo semestre di corsi aperto a tutti gli iscritti. Al termine di questo periodo, gli studenti hanno affrontato due appelli d’esame per le materie caratterizzanti. L’obiettivo dichiarato dal governo era quello di superare la logica del test “punitivo” e valutare gli studenti su un percorso formativo reale. Tuttavia, il meccanismo si è rivelato un imbuto formativo altrettanto selettivo. Per entrare nella graduatoria nazionale, che sarà pubblicata il 12 gennaio 2026, gli studenti sono valutati sulla base dei voti ottenuti. Inizialmente, il requisito sembrava essere il superamento di tutte e tre le prove, ma a seguito dei risultati deludenti del primo appello e delle crescenti proteste, il Ministero ha pubblicato un decreto correttivo. Ora, anche chi ha superato una o due prove può entrare in graduatoria, con la possibilità di recuperare i “debiti” formativi presso l’ateneo di assegnazione. Una modifica in corsa che, secondo i critici, non risolve le falle strutturali del sistema.
I numeri della discordia e un futuro incerto
Il dato dei 25.450 idonei (di cui 22.427 per la sola facoltà di Medicina e Chirurgia) si confronta con i circa 17.278 posti messi a bando per Medicina. Questo significa che, nonostante l’idoneità, migliaia di studenti non potranno accedere al corso di laurea desiderato. Nello specifico, il 70% degli idonei (17.175) ha superato almeno due esami, ma resta una fetta consistente di candidati con una sola sufficienza e un futuro accademico appeso a un filo. Chi non rientrerà nei posti per Medicina, Odontoiatria o Veterinaria potrà utilizzare i crediti formativi universitari (CFU) acquisiti per iscriversi a corsi di laurea “affini” (come Biotecnologie, Farmacia o Scienze Biologiche), scelti al momento dell’iscrizione al semestre filtro. Una soluzione che però non soddisfa chi ha investito tempo e risorse con l’obiettivo di diventare medico.
La protesta degli studenti: “Una selezione mascherata che penalizza migliaia di noi”
La risposta degli studenti non si è fatta attendere. L’organizzazione Cambiare Rotta ha guidato la protesta, organizzando un presidio davanti alla sede del Ministero dell’Università e della Ricerca a Roma. “Come regalo di Natale la ministra Bernini prepara l’esclusione di migliaia di studenti dai corsi di Medicina e il rischio di perdere un anno di studi“, denunciano i rappresentanti del collettivo. Secondo gli studenti, il semestre filtro non è altro che una versione più subdola e dispendiosa del vecchio numero chiuso, un sistema che continua a giustificare il “disinvestimento sul servizio sanitario nazionale e la restrizione dell’accesso ai corsi” invece di puntare a formare più medici per colmare la cronica carenza di personale. Le critiche si sono concentrate anche sulla qualità dei corsi offerti, spesso a distanza e in classi sovraffollate, e sulla difficoltà delle prove, in particolare quella di Fisica, che si è rivelata un ostacolo insormontabile per molti.
Il dibattito politico e le prospettive future
La ministra Bernini ha difeso la riforma, sottolineando che l’obiettivo è garantire il merito e coprire tutti i posti disponibili, senza lasciare nessuno studente indietro grazie al meccanismo dei corsi affini e del recupero debiti. Ha inoltre aperto a possibili “correttivi” per il prossimo anno accademico, pur escludendo un ritorno al vecchio sistema dei quiz. Il dibattito, tuttavia, resta acceso e investe una questione culturale e politica profonda: quella del “numero chiuso”, introdotto in Italia per legge nel 1999 per allinearsi agli standard europei e garantire un’adeguata qualità formativa. Da un lato, la necessità di programmare il numero di futuri professionisti sanitari in base alle capacità del sistema formativo e alle esigenze del Paese; dall’altro, il diritto allo studio e le aspirazioni di decine di migliaia di giovani. Una tensione irrisolta che questa riforma, tra decreti, correttivi e proteste, non sembra ancora in grado di placare.
