Una svolta storica si profila all’orizzonte per TIM. Il Consiglio di Amministrazione della compagnia, presieduto da Alberta Figari, ha deliberato di proporre all’assemblea dei soci un’operazione strategica attesa da tempo: la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Questa mossa, finalizzata a razionalizzare e semplificare la struttura del capitale, ha immediatamente incassato il parere favorevole di uno degli attori più importanti in questa partita: il fondo londinese Davide Leone & Partners, principale azionista della categoria con una quota che supera il 12%.
“Riconosciamo che TIM ha dimostrato un approccio favorevole al mercato nella conversione delle azioni di risparmio”, ha dichiarato Davide Leone in una nota. “I termini proposti della conversione sembrano offrire un accordo conveniente sia agli azionisti ordinari sia a quelli di risparmio. Alla luce di ciò, ci aspettiamo che l’operazione abbia successo”. Un’approvazione di peso che conferisce solidità a un piano complesso, destinato a ridisegnare l’assetto proprietario e la governance della più grande azienda di telecomunicazioni italiana.
I dettagli del piano di conversione
L’operazione, che sarà sottoposta al voto delle assemblee degli azionisti convocate per il 28 gennaio 2026, si articola in due fasi distinte per incentivare un’adesione rapida e massiccia.
- Conversione facoltativa: In una prima finestra temporale, i possessori di azioni di risparmio avranno la facoltà di convertire i propri titoli in azioni ordinarie. Il rapporto di conversione è fissato alla pari (1:1), ovvero un’azione ordinaria per ogni azione di risparmio posseduta, con l’aggiunta di un conguaglio in denaro di 0,12 euro per ciascun titolo convertito. Questa opzione, sulla base dei prezzi di borsa del 19 dicembre 2025, implica un premio dell’8,3% per chi aderisce.
- Conversione obbligatoria: Al termine del periodo volontario, tutte le azioni di risparmio rimanenti saranno automaticamente convertite in ordinarie (conversione coattiva). In questo caso, il rapporto di cambio resterà 1:1, ma il conguaglio in denaro scenderà drasticamente a 0,04 euro per azione. Questo meccanismo è chiaramente studiato per premiare chi aderisce subito.
L’efficacia dell’intera manovra è subordinata ad alcune condizioni, tra cui il via libera dell’assemblea speciale degli azionisti di risparmio e un tetto massimo di 100 milioni di euro per l’eventuale esercizio del diritto di recesso da parte dei soci dissenzienti.
Perché questa mossa è strategica per TIM
La decisione di eliminare le azioni di risparmio, una categoria di titoli senza diritto di voto ma con privilegi sui dividendi, non è solo un’operazione finanziaria, ma un passo cruciale nel piano strategico guidato dall’Amministratore Delegato Pietro Labriola. Gli obiettivi principali sono molteplici:
- Semplificazione della struttura del capitale: Avere un’unica categoria di azioni rende la società più “leggibile” e attraente per i grandi investitori istituzionali internazionali, che prediligono strutture di governance chiare e standardizzate.
- Miglioramento della liquidità: Unificando le azioni, si aumenterà il flottante e il peso del titolo TIM negli indici di borsa, con potenziali benefici sulla liquidità e sulla stabilità del valore.
- Riduzione dei costi: Verranno eliminati i costi di gestione legati alla quotazione di due diverse categorie di azioni.
- Flessibilità finanziaria: La semplificazione del capitale e la contestuale riduzione del capitale sociale a 6 miliardi di euro libereranno nuove riserve per oltre 5 miliardi, offrendo a TIM un “tesoretto” contabile per sostenere la riduzione del debito e gli investimenti futuri, come delineato nel piano industriale.
La reazione del mercato e le prospettive future
La notizia ha avuto un impatto immediato e asimmetrico in Borsa. Mentre le azioni ordinarie hanno subito una pressione tecnica, le azioni di risparmio hanno registrato un forte rialzo, balzando fino al 9% nelle prime ore di contrattazione. Questo riflette l’apprezzamento del mercato per un’operazione che elimina lo storico sconto di valore a cui le azioni di risparmio sono sempre state soggette.
L’operazione si inserisce in un contesto favorevole per TIM, che di recente ha anche ottenuto una vittoria definitiva in Corte di Cassazione contro lo Stato italiano per la restituzione del canone di concessione del 1998, per un valore di circa 1 miliardo di euro. Questa iniezione di liquidità, unita ai benefici attesi dalla conversione, rafforza la posizione finanziaria del gruppo e la sua capacità di remunerare gli azionisti in futuro. Con l’appoggio convinto di un investitore chiave come Davide Leone, il percorso verso l’approvazione assembleare di gennaio sembra ora decisamente più agevole.
