CAGLIARI – Una serata di ordinaria tensione si è trasformata in un vero e proprio regolamento di conti nel quartiere Sant’Elia di Cagliari. Schiamazzi, urla e infine l’eco agghiacciante di colpi d’arma da fuoco hanno squarciato la quiete di via Schiavazzi, lasciando a terra due uomini feriti e una comunità sotto shock. La rapida risposta della Polizia di Stato ha permesso di chiudere il cerchio in poche ore, portando all’arresto di due uomini, un 50enne e un 28enne, e all’indagine su un minorenne di 17 anni. Le accuse sono pesantissime: lesioni personali pluriaggravate e porto abusivo di arma clandestina.
Una spirale di violenza innescata da una lite
Tutto ha avuto inizio intorno alle 19:40 di venerdì sera, quando numerose chiamate al numero unico di emergenza 112 hanno segnalato una violenta rissa nei pressi di un noto bar della via. I testimoni, terrorizzati, hanno riferito di aver udito distintamente anche l’esplosione di colpi di pistola. Secondo la meticolosa ricostruzione della Squadra Mobile, coordinata dal dirigente Davide Carboni, l’aggressione sarebbe stata l’epilogo di un precedente diverbio avvenuto circa mezz’ora prima. Durante questo primo alterco, una delle vittime della successiva sparatoria avrebbe aggredito fisicamente uno degli uomini poi arrestati.
La reazione non si è fatta attendere. Quella che ne è seguita è stata una vera e propria spedizione punitiva. I tre aggressori, identificati in Stefano Caredda, 50 anni, suo figlio Alberto, 28 anni, e un 17enne, si sono presentati fuori dal locale armati fino ai denti. L’attacco è stato brutale e coordinato: mentre uno esplodeva un colpo di pistola che ha raggiunto una delle vittime al fianco, gli altri due si accanivano sui malcapitati armati rispettivamente di una katana e di un coltello. Un’azione fulminea e violenta che ha gettato nel panico i residenti.
L’intervento delle forze dell’ordine e i soccorsi
L’intervento delle Volanti della Questura e degli equipaggi della Squadra Mobile è stato immediato. Giunti sul posto, gli agenti si sono trovati di fronte a una scena drammatica: due uomini giacevano a terra, feriti, davanti all’ingresso del bar. Il personale del 118, già presente, stava prestando le prime, concitate cure. Le condizioni delle vittime sono apparse subito serie:
- Un uomo presentava una ferita da arma da fuoco al fianco sinistro e una ferita lacero-contusa alla testa.
- L’altro riportava diverse lesioni da arma da taglio alla schiena.
Trasportati d’urgenza all’ospedale Brotzu, i due sono stati ricoverati con prognosi rispettivamente di 30 e 21 giorni. Le loro ferite, sebbene gravi, fortunatamente non li hanno posti in pericolo di vita.
Indagini lampo e la confessione degli aggressori
Le indagini sono scattate senza un attimo di tregua. Gli investigatori hanno agito con estrema rapidità, mettendo insieme i pezzi di un puzzle complesso. Fondamentali si sono rivelati:
- L’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza del locale, che hanno immortalato le fasi cruciali dell’aggressione.
- Le testimonianze raccolte tra i presenti, che hanno permesso di ricostruire la dinamica e identificare i responsabili.
Dopo l’aggressione, il trio si era dato alla fuga a bordo di un’auto. Tuttavia, sentendosi braccati dalla Polizia, i tre si sono presentati spontaneamente negli uffici della Questura, ammettendo le proprie responsabilità. La collaborazione di uno degli indagati ha inoltre permesso agli agenti di ritrovare e sequestrare la pistola utilizzata, risultata essere un’arma clandestina.
Per i due maggiorenni, padre e figlio, sono scattate le manette e il trasferimento presso la casa circondariale di Uta. Il 17enne, considerata la giovane età e l’ammissione di colpa, è stato invece denunciato e affidato ai genitori, come previsto dalla normativa vigente.
