L’Aula del Senato ha accordato la fiducia al Governo sul maxiemendamento “interamente sostitutivo” alla manovra finanziaria. Con 113 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astenuti, l’esecutivo ha blindato il testo della legge di Bilancio, che ora si prepara al passaggio alla Camera dei Deputati per il via libera definitivo, atteso entro il 31 dicembre per scongiurare l’esercizio provvisorio. Successivamente, l’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato la manovra con 110 sì, 66 no e due astenuti.

La giornata a Palazzo Madama è stata caratterizzata da un clima politico acceso, con le opposizioni che hanno manifestato il loro dissenso esponendo in Aula cartelli con la scritta “Voltafaccia Meloni”. Nonostante le tensioni, l’iter parlamentare è proseguito come da programma, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha posto la questione di fiducia, uno strumento procedurale decisivo per accelerare i tempi di approvazione.

Una manovra da 22 miliardi: le principali misure

Il valore complessivo della manovra si attesta a circa 22 miliardi di euro, come confermato dal Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Una cifra superiore ai 18,7 miliardi inizialmente previsti, a seguito dell’integrazione di nuove risorse destinate a capitoli strategici come Transizione 5.0, la Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno e l’adeguamento dei prezzi. Tra le misure cardine del provvedimento figurano:

  • Taglio del cuneo fiscale: Con uno stanziamento di circa dieci miliardi, viene confermato per il 2024 il taglio del cuneo fiscale-contributivo, con una riduzione del 7% per i redditi fino a 25.000 euro e del 6% per quelli fino a 35.000 euro.
  • Riforma dell’IRPEF: Gli scaglioni IRPEF passano da quattro a tre, con l’accorpamento dei primi due. L’aliquota sarà del 23% per i redditi fino a 28.000 euro, una misura finanziata con 4,3 miliardi di euro.
  • Pubblica Amministrazione: Vengono stanziati 3 miliardi per il 2024 e 5 miliardi a partire dal 2025 per i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego.
  • Sanità: Il settore sanitario riceverà fondi aggiuntivi per 3 miliardi nel 2024, 4 miliardi nel 2025 e 4,2 miliardi dal 2026.
  • Famiglia e Natalità: Un miliardo di euro è destinato a misure per le famiglie, con la conferma della carta “Dedicata a te” e il potenziamento del bonus asili nido.
  • Imprese: Sono previsti 1,3 miliardi per il credito d’imposta Transizione 4.0 e fondi per la ZES unica.

Lo stralcio di cinque norme controverse

Nelle ore precedenti al voto di fiducia, un passaggio cruciale ha visto la Commissione Bilancio del Senato stralciare cinque norme dal testo del maxiemendamento. La decisione è maturata a seguito di un confronto serrato all’interno della maggioranza e dopo i rilievi sollevati dal Quirinale. Le misure eliminate sono:

  1. La norma sui lavoratori sottopagati: La più discussa, avrebbe permesso ai datori di lavoro, anche se condannati per retribuzioni non eque, di non corrispondere gli arretrati se avessero rispettato determinati contratti collettivi. Fortemente criticata dalle opposizioni e dai sindacati, è stata definita “incostituzionale” e “una vigliaccata”.
  2. Le “porte girevoli” nella Pubblica Amministrazione: Una disposizione che avrebbe ridotto da tre a un anno il periodo di “raffreddamento” per i dirigenti pubblici prima di poter assumere incarichi nel settore privato.
  3. Deroghe sull’inconferibilità di incarichi: È stata eliminata anche una norma che prevedeva deroghe ai divieti di conferire incarichi a soggetti provenienti da enti di diritto privato finanziati dalla stessa amministrazione.
  4. Magistrati fuori ruolo: Cancellata la riduzione da dieci a quattro anni dell’anzianità di servizio richiesta ai magistrati per essere collocati fuori ruolo.
  5. Revisione dello spoil system per le Authority: Accantonata anche la revisione della disciplina del personale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip).

Le reazioni politiche e il dibattito in Aula

Il dibattito che ha preceduto il voto è stato acceso. Le opposizioni, con in testa Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, hanno duramente contestato l’impianto della manovra e il ricorso alla fiducia, accusando il governo di “voltare le spalle al Paese”. Il capogruppo del PD, Francesco Boccia, ha stigmatizzato le lentezze del Tesoro nel presentare il testo del maxiemendamento.

Dal canto suo, il Ministro Giorgetti ha difeso l’approccio “prudente” della manovra, sottolineando l’importanza di mantenere i conti pubblici in ordine e di aver introdotto misure significative come la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali. La maggioranza ha rivendicato la coerenza del provvedimento, pur riconoscendo la complessità del percorso parlamentare. Il voto finale in Senato apre ora la strada all’ultimo e decisivo passaggio a Montecitorio, dove la discussione generale è prevista per il 28 dicembre e il voto finale entro il 30, per garantire la conversione in legge entro la fine dell’anno.

Di veritas

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