Washington D.C. – La gestione dei cosiddetti “Epstein files” da parte del Dipartimento di Giustizia (DOJ) americano continua a sollevare un polverone politico e mediatico. In una mossa che ha alimentato sospetti e accuse di insabbiamento, il DOJ ha prima rimosso e poi, in seguito a forti pressioni, ripubblicato una fotografia che ritrae l’ex presidente Donald Trump in compagnia di Ghislaine Maxwell, la socialite britannica condannata per il suo ruolo nel traffico sessuale di minori orchestrato da Jeffrey Epstein. La vicenda ha riacceso i riflettori sui legami tra Epstein e le élite mondiali, mettendo in luce le difficoltà e le tensioni che circondano la divulgazione completa dei documenti relativi a uno degli scandali più oscuri degli ultimi decenni.
La foto della discordia e la rimozione temporanea
La fotografia in questione non è un semplice scatto, ma un’immagine di un cassetto aperto all’interno del quale sono visibili diverse altre fotografie. Tra queste, ne spicca una che mostra Donald Trump, l’allora fidanzata Melania, Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell a un evento presso la residenza di Mar-a-Lago in Florida. Questa immagine, insieme ad altri 15 documenti, era stata inizialmente diffusa venerdì come parte di un più ampio rilascio di materiale probatorio legato al caso, per poi scomparire improvvisamente dal sito del Dipartimento di Giustizia, senza una spiegazione immediata.
La sparizione ha immediatamente scatenato la reazione veemente del Partito Democratico e dei legali delle vittime di Epstein. I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno ripubblicato l’immagine sui social media, accompagnandola con un messaggio polemico: “Cos’altro viene insabbiato? Il pubblico americano ha diritto alla trasparenza”. L’accusa, neanche troppo velata, era quella di una censura mirata a proteggere l’ex presidente, alimentando un clima di sfiducia nei confronti dell’operato del Dipartimento.
La giustificazione del DOJ e la ripubblicazione
Messo sotto pressione, il Dipartimento di Giustizia ha fatto marcia indietro, ripubblicando la fotografia e fornendo una spiegazione per la sua temporanea rimozione. In una dichiarazione ufficiale diffusa tramite il social network X, il DOJ ha affermato che la foto era stata tolta “per eccesso di cautela” dopo essere stata segnalata dai procuratori federali di New York per una revisione. L’obiettivo, secondo la versione ufficiale, era verificare se fossero necessarie ulteriori censure per tutelare l’identità di eventuali vittime di Epstein presenti nello scatto.
Il vice procuratore generale Todd Blanche ha ribadito questo punto, specificando che la rimozione non aveva “nulla a che fare” con la presenza di Trump, ma rispondeva a preoccupazioni sollevate da gruppi di tutela delle vittime. “Dopo la revisione, è stato stabilito che non ci sono prove che nella fotografia siano raffigurate vittime di Epstein, ed è stata ripubblicata senza alcuna alterazione o censura”, ha concluso il Dipartimento. Nonostante la ripubblicazione, le polemiche non si sono placate, soprattutto riguardo ad altri 16 file che risultano ancora mancanti e a 119 pagine di documenti che, pur essendo state ripubblicate con “censure minime”, erano state inizialmente oscurate quasi completamente.
Un contesto di trasparenza incompleta
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di frustrazione e delusione per la gestione della desecretazione dei documenti sul caso Epstein. Una legge bipartisan, firmata dallo stesso Trump, obbliga il Dipartimento di Giustizia a pubblicare tutti i file in suo possesso. Tuttavia, la pubblicazione procede a rilento e con pesanti censure, che secondo il DOJ sono necessarie per proteggere la privacy delle vittime, ma che secondo i critici, inclusi alcuni repubblicani, potrebbero nascondere nomi di personaggi potenti coinvolti.
I media americani hanno sottolineato come molti documenti cruciali, tra cui gli interrogatori dell’FBI alle sopravvissute e i promemoria interni alle indagini, non siano ancora stati resi pubblici. Questa gestione opaca ha alimentato la sfiducia dell’opinione pubblica: un recente sondaggio ha rivelato che sette americani su dieci credono che il governo stia nascondendo informazioni rilevanti sul caso Epstein. La vicenda della foto di Trump non ha fatto altro che rafforzare questa percezione, trasformando uno scandalo di abusi sessuali in un test sulla trasparenza e la credibilità delle istituzioni americane.
