Roma – In uno dei misteri più fitti e dolorosi della storia recente italiana, quello della scomparsa di Emanuela Orlandi, si apre un nuovo, inaspettato capitolo. A quarantadue anni da quel 22 giugno 1983, giorno in cui la giovane cittadina vaticana svanì nel nulla, la Procura di Roma ha iscritto una donna nel registro degli indagati. L’accusa, pesante come un macigno, è quella di false informazioni al pubblico ministero. La persona finita sotto la lente degli inquirenti è Laura Casagrande, 56 anni, un’ex compagna di corso di Emanuela presso la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, situata nel complesso di Sant’Apollinare, a pochi passi dal Senato.

La notizia, emersa nella giornata di venerdì, segna una potenziale svolta nell’inchiesta riaperta nel maggio del 2023. Le indagini sono coordinate dal pm Stefano Luciani e affidate ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, che da mesi stanno conducendo un meticoloso lavoro di rilettura e analisi di tutti gli atti processuali accumulati in oltre quattro decenni di piste, depistaggi e vicoli ciechi.

Le contraddizioni e i “non ricordo” di Laura Casagrande

Laura Casagrande non è un nome nuovo nelle cronache del caso Orlandi, ma finora era rimasta una figura marginale. Oggi, invece, la sua posizione è centrale. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe fornito versioni contraddittorie e lacunose riguardo agli ultimi momenti prima della scomparsa di Emanuela. In particolare, le sue dichiarazioni appaiono in contrasto sia con quanto affermato da lei stessa nelle prime fasi dell’inchiesta, sia con le testimonianze di altre persone.

Ascoltata venerdì mattina a piazzale Clodio, accompagnata dal suo avvocato, la Casagrande è stata interrogata a lungo. Le discrepanze maggiori riguarderebbero proprio la sua presenza in Corso Rinascimento insieme a Emanuela dopo la lezione di musica. Dai verbali dell’epoca, infatti, emergerebbe che la Casagrande potrebbe essere stata una delle ultime persone, se non l’ultima, ad aver visto Emanuela prima che di lei si perdessero le tracce. Oggi, a distanza di 42 anni, la donna sostiene di non ricordare quasi nulla di quel pomeriggio, una posizione che è apparsa contraddittoria già durante la sua audizione davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, avvenuta circa un anno fa. Il senatore Andrea De Priamo, presidente della commissione, ha definito quell’audizione “molto contraddittoria, come se la audita volesse togliersi dalla scena”.

Il ruolo della testimone e la reazione della famiglia Orlandi

La notizia ha scosso profondamente la famiglia Orlandi, che da decenni si batte instancabilmente per la verità. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela e simbolo di questa lotta, ha commentato la novità come “una notizia importante”. “Sono contentissimo“, ha dichiarato all’ANSA, “anche del fatto che la Procura sta indagando nel riserbo, che vuol dire che lo sta facendo con piena serietà“. Secondo Pietro, Laura Casagrande “potrebbe aver visto in che mani eventualmente fosse andata Emanuela e chi eventualmente fosse stato il gancio”.

Anche l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, ha espresso “massima fiducia nel lavoro dei magistrati”. Pur non essendo a conoscenza diretta dell’iscrizione nel registro degli indagati, ha sottolineato come il riserbo della Procura sia un segnale di serietà. “Se hanno iscritto questa persona nel registro degli indagati ci saranno dei motivi“, ha concluso.

Un mistero lungo 42 anni: le piste investigative

La scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un commesso della Prefettura della casa pontificia, è un caso che intreccia Vaticano, criminalità organizzata (la Banda della Magliana), servizi segreti e terrorismo internazionale. La riapertura del fascicolo da parte della Procura di Roma, quasi in contemporanea con l’avvio di un’inchiesta interna al Vaticano e l’istituzione di una Commissione Parlamentare bicamerale, ha riacceso le speranze di poter finalmente fare luce su un buco nero della storia italiana.

Gli investigatori stanno riesaminando ogni singolo dettaglio, ogni testimonianza, ogni presunto depistaggio. L’indagine su Laura Casagrande si concentra sulle ore immediatamente precedenti al sequestro, un lasso di tempo considerato cruciale per identificare i responsabili. La sua testimonianza, se mendace, potrebbe aver sviato le indagini per decenni, nascondendo elementi fondamentali per la ricostruzione dei fatti. Ora, la Procura di Roma sembra determinata a scardinare quel muro di omertà e di “non ricordo” che ha avvolto la vicenda, nella speranza di dare, finalmente, una risposta alla famiglia Orlandi e all’Italia intera.

Di veritas

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