L’amministrazione del Presidente Donald Trump ha impresso una nuova, decisa accelerazione alla sua strategia per l’America Latina con la nomina del Generale dei Marines Francis L. Donovan a capo del Comando Meridionale degli Stati Uniti (SOUTHCOM). La scelta di un ufficiale con una profonda esperienza nelle operazioni speciali e in scenari complessi come il Medio Oriente non è casuale e si inserisce in un contesto di fortissima pressione politica e militare nei confronti del Venezuela e di una controversa campagna contro il narcotraffico che sta mietendo vittime e sollevando dubbi sulla sua legalità.

Un cambio al vertice in un momento cruciale

La nomina di Donovan, che dovrà essere confermata dal Senato, segue le improvvise dimissioni dell’Ammiraglio Alvin Holsey. Secondo fonti della difesa citate dal New York Times, Holsey avrebbe lasciato il suo incarico, a meno di un anno dalla sua nomina, a causa di profondi disaccordi con l’amministrazione Trump riguardo la conduzione delle operazioni anti-droga nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale. Funzionari hanno rivelato che l’ammiraglio aveva espresso crescenti preoccupazioni sulla legalità di raid che, da settembre, hanno causato un numero significativo di vittime. La sua partenza si aggiunge a una serie di cambiamenti nella gerarchia militare che alcuni osservatori definiscono allarmante e senza precedenti.

Chi è Francis L. Donovan: un profilo da “guerriero”

Il Generale Francis L. Donovan è un ufficiale di altissimo profilo del Corpo dei Marines. Attualmente vice comandante del Comando per le Operazioni Speciali degli Stati Uniti (USSOCOM), la sua carriera è costellata di incarichi di primo piano in unità d’élite. Ha comandato a vari livelli, dalla 2ª Divisione Marine al Joint Special Operations Command (JSOC), l’unità che supervisiona le missioni più segrete e delicate delle forze speciali americane. La sua esperienza include partecipazioni a conflitti come la Guerra del Golfo e la guerra in Iraq, oltre a comandi in Grecia e in Pennsylvania. La sua formazione accademica, con lauree e master in geografia, studi militari e strategici conseguiti presso istituzioni prestigiose come il Marine Corps Command and Staff College e l’U.S. Army War College, completa il profilo di un leader militare preparato ad affrontare sfide complesse.

La “guerra alla droga” di Trump: un’escalation di violenza

La nomina di Donovan avviene mentre l’amministrazione intensifica la sua campagna contro il narcotraffico, denominata “Operation Southern Spear”. Questa operazione ha visto un’escalation nell’uso della forza letale. Recentemente, un attacco contro una presunta “nave della droga” ha causato la morte di altre cinque persone, portando il bilancio totale delle vittime a 104 da quando la campagna è iniziata a settembre. Questi raid, spesso condotti con attacchi aerei e senza fornire prove pubbliche del coinvolgimento delle imbarcazioni nel traffico di droga, sono stati condannati dalle Nazioni Unite e hanno sollevato forti critiche da parte di esperti di diritto internazionale. L’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, Volker Turk, ha parlato di “prove concrete” di esecuzioni “extragiudiziali”. L’amministrazione Trump, dal canto suo, difende la legalità delle operazioni, sostenendo di essere in guerra contro i narcotrafficanti, considerati alla stregua di terroristi.

Il Venezuela nel mirino

La lotta al narcotraffico è strettamente intrecciata con la politica di massima pressione su Caracas. Il presidente Trump non ha escluso la possibilità di un conflitto armato con il Venezuela, affermando che il presidente Nicolás Maduro “sa esattamente cosa voglio”. L’amministrazione USA ha imposto un “blocco” di fatto alle petroliere venezuelane e ha recentemente sequestrato una superpetroliera, azioni che Caracas ha definito “pirateria internazionale”. Questo rafforzamento militare nei Caraibi, il più imponente dalla crisi dei missili di Cuba del 1962, include l’impiego di portaerei, cacciatorpediniere e migliaia di soldati, alimentando i timori di un’escalation. L’obiettivo, secondo molti analisti, non è solo fermare il flusso di droga, ma esercitare una pressione tale da portare a un cambio di regime in Venezuela, un paese ricco di risorse petrolifere.

La situazione rimane estremamente fluida e potenzialmente esplosiva. La nomina di un generale avvezzo alle operazioni speciali alla guida del SOUTHCOM segnala la determinazione di Washington a mantenere una linea dura, lasciando aperte tutte le opzioni, inclusa quella militare, in una delle aree più delicate del continente americano.

Di atlante

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