Una duplice decisione che segna un punto cruciale nella vicenda giudiziaria e personale di Jair Bolsonaro. L’ex presidente del Brasile, attualmente in carcere per scontare una pesante condanna, ha ricevuto il via libera per un intervento chirurgico, ma dovrà rimanere in regime di detenzione. A stabilirlo è stato il giudice della Corte Suprema Federale (STF), Alexandre de Moraes, le cui sentenze stanno delineando il percorso penale dell’ex leader della destra brasiliana.
L’autorizzazione per l’intervento chirurgico
La notizia, riportata dai principali media brasiliani, conferma che il giudice Moraes ha accolto la richiesta di autorizzare un’operazione chirurgica per Bolsonaro. La decisione si fonda su un referto medico ufficiale, redatto dalla Polizia Federale, che ha diagnosticato all’ex presidente un’ernia inguinale bilaterale. Secondo la perizia medica, l’intervento è indicato come necessario e dovrebbe essere eseguito “il prima possibile” per trattare la patologia.
Questa autorizzazione arriva dopo che la difesa di Bolsonaro aveva presentato un’istanza urgente, sostenendo che la permanenza in carcere senza accesso a cure mediche complesse rappresentasse un rischio per l’integrità fisica dell’ex presidente. Già in passato, a settembre, Bolsonaro aveva lasciato temporaneamente i domiciliari (prima del suo trasferimento in carcere) per un piccolo intervento di asportazione di lesioni cutanee.
Il secco no agli arresti domiciliari
Parallelamente al via libera per le cure mediche, il giudice Moraes ha respinto con fermezza la richiesta di concedere a Jair Bolsonaro gli arresti domiciliari. La motivazione, contenuta nel provvedimento, è netta: “la totale assenza dei requisiti legali”. Moraes ha richiamato precedenti violazioni delle misure cautelari da parte dell’ex capo di Stato quando si trovava ai domiciliari, prima del suo arresto a novembre.
Il giudice ha fatto esplicito riferimento a “atti concreti finalizzati alla fuga“, ritenuti del tutto incompatibili con un’attenuazione del regime detentivo. Tra le motivazioni del diniego figurano il fondato timore di una fuga, menzionando anche il precedente di altri alleati di Bolsonaro che hanno lasciato il paese, e il reiterato mancato rispetto delle misure imposte, come il tentativo di manomettere la cavigliera elettronica. Secondo il giudice, inoltre, le condizioni di salute di Bolsonaro possono essere adeguatamente gestite all’interno della struttura detentiva, dove è garantita assistenza medica.
La condanna e la detenzione
Jair Bolsonaro è detenuto dal 22 novembre presso la sovrintendenza della Polizia Federale a Brasilia. Sta scontando una condanna definitiva a 27 anni e 3 mesi di reclusione per reati gravissimi, tra cui tentato colpo di stato, abolizione violenta dello Stato di diritto e associazione a delinquere. La condanna è legata al suo presunto ruolo nella pianificazione e nel sostegno all’assalto alle sedi istituzionali di Brasilia (Congresso, Presidenza e Corte Suprema) avvenuto l’8 gennaio 2023, in seguito alla sua sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva.
Recentemente, lo stesso giudice de Moraes ha respinto un ricorso della difesa che mirava a un nuovo esame della sentenza, definendolo privo di fondamento e volto unicamente a ritardare l’esecuzione della pena, chiudendo di fatto la strada ai ricorsi ordinari. L’ex presidente, che era agli arresti domiciliari da agosto, è stato trasferito in carcere dopo aver tentato di manomettere la sua cavigliera elettronica, un atto interpretato dalle autorità come un preludio a un tentativo di fuga.
Secondo i calcoli del tribunale, Bolsonaro potrà richiedere la semilibertà non prima del 2033 e la libertà vigilata nel 2037. La sua vicenda giudiziaria rappresenta un capitolo senza precedenti nella storia del Brasile, segnando la prima volta che un ex presidente viene condannato e incarcerato per crimini contro lo Stato democratico.
