RAVENNA – Si chiude un primo, fondamentale capitolo dell’inchiesta sulla tragica alluvione che nel settembre 2024 ha sommerso le frazioni di Traversara e Boncellino, nel comune di Bagnacavallo. La Procura della Repubblica di Ravenna ha notificato 12 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, un atto che preannuncia la probabile richiesta di rinvio a giudizio per altrettanti tecnici e dirigenti. Le accuse sono pesantissime: disastro colposo e pericolo di disastro, legato non solo alle cause dell’inondazione ma anche alla qualità degli interventi successivi, che secondo gli inquirenti lascerebbero il territorio ancora esposto a rischi concreti.
Figure Apicali nel Mirino della Procura
Sotto la lente dei magistrati, il procuratore capo Daniele Barberini e il sostituto Francesco Coco, sono finiti nomi di primo piano. L’elenco degli indagati, come riportato da diverse testate, comprende figure che ricoprivano o ricoprono tuttora ruoli di vertice a livello locale e regionale. Tra questi figurano dirigenti ed ex dirigenti dell’Agenzia regionale di Protezione Civile, della Direzione Cura del Territorio e Ambiente della Regione Emilia-Romagna, direttori dei lavori e legali rappresentanti di ditte incaricate degli interventi di ripristino. È importante sottolineare, come precisato dalla stessa Procura in una conferenza stampa, che tra gli indagati non compaiono politici o amministratori pubblici, ma esclusivamente figure tecniche.
Tra i nomi resi noti figurano:
- Rita Nicolini, ex direttrice dell’agenzia regionale di protezione civile.
- Paolo Ferrecchi, direttore generale della Cura del Territorio e Ambiente della Regione.
- Monica Guida, responsabile del settore Difesa del territorio della Regione.
- Altri tecnici e responsabili unici dei procedimenti per i lavori eseguiti sugli argini del fiume Lamone, sia prima che dopo l’evento del settembre 2024.
Le Accuse: Negligenze Pregresse e Lavori Inadeguati
Il fascicolo, inizialmente aperto per disastro colposo contro ignoti, si è arricchito di un’ulteriore e inquietante ipotesi di reato: il pericolo di disastro. Secondo l’impianto accusatorio, non solo si sarebbero verificate gravi negligenze nell’esecuzione di opere di prevenzione che avrebbero potuto mitigare o evitare l’inondazione, ma anche i successivi lavori di “somma urgenza” non sarebbero stati eseguiti a regola d’arte. Questo, secondo i periti della Procura, espone ancora oggi il territorio al rischio di nuovi cedimenti arginali in caso di piene.
Le indagini si sono avvalse di una complessa consulenza tecnica affidata a un collegio di tre professori del Politecnico di Milano – un ingegnere idraulico, un geologo e un meteorologo. Le loro perizie, depositate a settembre 2025, avrebbero fatto emergere un quadro preoccupante. Sarebbero state individuate omissioni e criticità risalenti nel tempo, con piani di sicurezza, anche di oltre 20 anni, che sarebbero stati ignorati. Già un Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico del 2001, ad esempio, indicava l’asta del torrente Lamone a Traversara come “zona di rischio per l’effetto dinamico del crollo arginale”, segnalando pericoli per la vita umana. Nonostante ciò, interventi ritenuti “prioritari” non sarebbero stati realizzati.
La “Somma Urgenza” e la Qualità degli Interventi
Un punto cruciale dell’inchiesta riguarda il sistematico ricorso alla prassi della “somma urgenza” per l’affidamento dei lavori post-alluvione, a partire dagli eventi del maggio 2023. Questa procedura, che consente di derogare alle norme del Codice degli Appalti per fronteggiare le emergenze, avrebbe portato, secondo l’accusa, alla realizzazione di interventi non conformi agli standard di sicurezza. I consulenti tecnici hanno giudicato alcuni di questi lavori a rischio crollo, alimentando la tesi del “pericolo” ancora attuale.
Il procuratore Barberini ha tenuto a precisare che l’obiettivo dell’indagine non è la ricerca di “capri espiatori”, ma di fornire risposte concrete a una comunità devastata e di accertare le responsabilità tecniche. “Vogliamo capire perché è accaduto ed evitare che si possa ripetere”, ha dichiarato in conferenza stampa. Ora gli indagati avranno modo di accedere agli atti e presentare le loro memorie difensive in vista delle prossime fasi procedurali.
