Roma – L’economia italiana chiude l’anno con un quadro ricco di chiaroscuri, come emerge dagli ultimi dati ISTAT sulla fiducia di consumatori e imprese per il mese di dicembre 2025. Se da un lato si registra un’iniezione di ottimismo tra le famiglie e un vero e proprio balzo nel settore dei servizi, dall’altro suona un campanello d’allarme per il comparto industriale, che mostra segnali di contrazione. Analizziamo nel dettaglio questi andamenti per comprendere le dinamiche in atto e le prospettive per l’inizio del nuovo anno.
Consumatori: un ritorno di fiamma della fiducia
Dopo la battuta d’arresto di novembre, i consumatori italiani ritrovano un po’ di serenità. L’indice di fiducia complessivo risale, segnalando un miglioramento generale della percezione economica. Questo recupero è diffuso tra quasi tutte le sue componenti, suggerendo un atteggiamento meno prudente in vista delle festività natalizie.
Scendendo nel dettaglio, i dati mostrano un’evoluzione positiva su più fronti:
- Il clima personale, che riflette le opinioni sulla situazione familiare, registra un aumento significativo, passando da 94,5 a 96,4.
- Il clima corrente, relativo alla percezione della situazione attuale, cresce in modo ancora più marcato, superando la soglia psicologica di 100 e attestandosi a 100,2 (da 98,6).
- Anche le aspettative per il futuro migliorano, con il clima futuro che sale da 90,2 a 91,6.
- Infine, il clima economico generale del Paese, pur rimanendo su livelli cauti, mostra un leggero progresso, passando da 96,5 a 97,0.
Questo ritorno di ottimismo, secondo l’ufficio studi di Confcommercio, non solo recepisce i miglioramenti congiunturali emersi da settembre ma indica anche una rinnovata speranza per le prospettive personali e nazionali. Tuttavia, l’ISTAT sottolinea come rimangano deboli i giudizi sulla situazione economica generale dell’Italia e sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale, a testimonianza di una ripresa ancora fragile e non uniformemente percepita.
Imprese: un’Italia a due velocità
Sul versante delle imprese, il quadro è decisamente più eterogeneo. L’indice composito del clima di fiducia (IESI) aumenta, raggiungendo il livello più elevato da marzo 2024. Una crescita, però, trainata quasi esclusivamente da un settore, quello dei servizi, che maschera le difficoltà crescenti dell’industria.
Il boom dei servizi di mercato
Il vero motore della fiducia imprenditoriale a dicembre è il settore dei servizi di mercato. L’indice di fiducia compie un balzo notevole, passando da 97,8 a 100,0, tornando così sulla media del periodo pre-pandemico. L’analisi dell’ISTAT evidenzia un miglioramento di tutte le componenti: dai giudizi sugli ordini all’andamento degli affari, fino alle aspettative a breve termine. In particolare, spicca il dato del settore turistico, che, con l’avvicinarsi delle vacanze natalizie e delle settimane bianche, vede il proprio indice di fiducia accelerare vistosamente.
Commercio al dettaglio: stabilità con qualche ombra
Nel commercio al dettaglio, il clima di fiducia rimane sostanzialmente stabile, con una lievissima flessione dell’indice da 107,3 a 107,2. Dietro questa stabilità si celano però dinamiche contrastanti: da un lato, le opinioni sulle vendite correnti sono in peggioramento, ma dall’altro le aspettative per il futuro sono in aumento e le scorte di magazzino vengono giudicate in diminuzione. Confesercenti nota come questo “lieve rasserenamento di Natale” non si sia ancora tradotto in un vero slancio per la rete di vendita, specialmente per i piccoli esercizi, che attendono il rush degli acquisti dell’ultima ora.
Industria e costruzioni in affanno
La nota dolente arriva dal settore industriale, dove la fiducia è in netta diminuzione.
- Nella manifattura, l’indice scende in modo preoccupante da 89,5 a 88,4, con tutte le componenti che registrano una dinamica negativa.
- Anche nelle costruzioni si registra un calo, sebbene meno marcato, con l’indice che passa da 102,6 a 101,0. In questo comparto, gli imprenditori giudicano in miglioramento il livello degli ordini ma, al contempo, prevedono una diminuzione dell’occupazione.
Questa debolezza del settore industriale rappresenta un segnale da non sottovalutare, indicando possibili difficoltà nella produzione e negli investimenti che potrebbero ripercuotersi sull’economia nei prossimi mesi.
Uno sguardo al commercio estero
Un segnale incoraggiante arriva però dal fronte dell’export. In base ai giudizi trimestrali forniti dagli imprenditori manifatturieri, nel quarto trimestre del 2025 si stima una diminuzione della percentuale di imprese che incontrano difficoltà nell’esportare. Questo dato suggerisce una maggiore resilienza e competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali, un fattore cruciale per la crescita economica del Paese.
