Roma – In un clima di accesa discussione politica e di forti pressioni sindacali, il Governo ha operato una significativa marcia indietro su uno dei punti più controversi della manovra economica: la stretta sul riscatto della laurea. La norma, che avrebbe progressivamente ridotto il valore degli anni di studio riscattati per l’accesso alla pensione anticipata a partire dal 2031, è stata di fatto cancellata. A confermare la novità è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, al termine di una riunione informale tra Governo e maggioranza in commissione Bilancio. “È stata tolta completamente la questione del riscatto”, ha dichiarato Malan, ponendo fine, almeno per ora, a una misura che aveva scatenato l’ira di opposizioni, sindacati e anche di una parte della stessa maggioranza.
Il nodo delle finestre d’uscita
Se da un lato si chiude la partita sul riscatto della laurea, dall’altro resta aperto e incerto il capitolo relativo alle cosiddette “finestre mobili”, ovvero il periodo che intercorre tra la maturazione dei requisiti pensionistici e l’effettiva erogazione dell’assegno. La proposta iniziale del Governo, contenuta in un maxi-emendamento, prevedeva un allungamento graduale di queste finestre per la pensione anticipata. Attualmente fissata a tre mesi, la finestra sarebbe dovuta salire a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi nel 2034, fino a raggiungere i sei mesi a partire dal 1° gennaio 2035.
Su questo punto, le parole di Malan lasciano intendere che la discussione è ancora in corso e che l’obiettivo è ammorbidire la stretta. “Per quanto riguarda le finestre potrebbe ancora arrivare qualcosa del governo”, ha affermato il senatore. Alla domanda se si puntasse a sopprimere anche questa modifica, Malan ha risposto: “Vediamo, l’auspicio è di attenuarlo il più possibile, il massimo sarebbe toglierlo”. Una posizione che riflette le profonde divisioni all’interno della maggioranza, con la Lega in prima linea nel chiedere la cancellazione totale delle modifiche.
Le ragioni della retromarcia e le reazioni
La decisione di ritirare la norma sul riscatto della laurea arriva dopo giorni di intense polemiche. La misura era stata percepita come una penalizzazione soprattutto per le generazioni più giovani e per coloro che avevano investito nel riscatto degli anni di studio come strumento per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. I sindacati avevano parlato di un “aumento abnorme dell’età pensionabile” e di “misure pesanti e incomprensibili”. Anche all’interno della maggioranza, la Lega aveva espresso una netta contrarietà, depositando un subemendamento per sopprimere la disposizione e minacciando di non votare il maxiemendamento.
La premier Giorgia Meloni era intervenuta per chiarire che qualsiasi modifica non avrebbe avuto carattere retroattivo, salvaguardando i “diritti acquisiti” di chi aveva già completato o iniziato a pagare il riscatto. Tuttavia, le pressioni politiche e sociali hanno portato a un ripensamento più radicale, con la cancellazione totale della misura. La retromarcia del Governo è stata vista come una vittoria della linea più intransigente della Lega, che ha messo in discussione l’operato del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, esponente dello stesso partito.
Il contesto della manovra economica
Le modifiche in materia pensionistica si inseriscono nel quadro più ampio della legge di bilancio, un percorso a ostacoli per il Governo, caratterizzato da tempi stretti e risorse limitate. La stretta sulla previdenza, che includeva anche novità sul Tfr, puntava a generare un risparmio di circa 2 miliardi di euro a regime, risorse necessarie per finanziare altre misure. Ora, con il passo indietro sul riscatto della laurea e le incertezze sulle finestre d’uscita, si apre la questione delle coperture finanziarie.
La discussione in Commissione Bilancio al Senato prosegue serrata, con l’obiettivo di arrivare a un testo definitivo da approvare entro la fine dell’anno. Il maxi-emendamento governativo, che contiene le principali novità della manovra, sarà oggetto di un voto di fiducia, una prassi consolidata per blindare il testo ed evitare ulteriori modifiche in aula.
Cosa cambia per i lavoratori
Allo stato attuale, le novità per i lavoratori sono le seguenti:
- Riscatto della laurea: La norma che ne avrebbe ridotto il valore ai fini della pensione anticipata è stata cancellata. Chi ha riscattato o intende riscattare gli anni di università potrà continuare a contarli pienamente per il raggiungimento dei requisiti contributivi.
- Finestre d’uscita: La discussione è ancora aperta. L’ipotesi di un allungamento progressivo fino a sei mesi è ancora sul tavolo, ma la maggioranza sta lavorando per “attenuare” la misura, con la possibilità che venga del tutto eliminata.
Resta confermato il quadro generale delle altre misure di flessibilità in uscita, come Quota 103, l’APE Sociale e Opzione Donna, seppur con alcuni adeguamenti e proroghe previste dalla manovra. La situazione rimane fluida e le prossime ore saranno decisive per definire l’assetto finale del capitolo pensioni nella legge di bilancio.
