Un’Italia a due velocità, anche nel campo della cultura. È questo il quadro complesso e ricco di chiaroscuri che emerge dall’ultimo Osservatorio sui consumi culturali degli italiani, realizzato da Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con Swg e presentato a Roma presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Se da un lato i dati del 2025 celebrano una rinnovata e crescente “fame” di cultura, con una spesa media mensile per famiglia che tocca quasi la soglia psicologica dei 100 euro, dall’altro suona un campanello d’allarme per l’accentuarsi del divario territoriale che spacca in due il Paese. Un segnale importante, che invita a una riflessione profonda sulle politiche di accesso e valorizzazione del nostro immenso patrimonio.

Una crescita costante ma diseguale

I numeri parlano chiaro: la spesa culturale delle famiglie italiane è in costante ascesa. Dai 83,2 euro mensili del 2023 si è passati ai 94,6 euro del 2024, fino a sfiorare i 100 euro nel 2025. Un trend positivo che testimonia non solo una ripresa post-pandemica, ma anche una crescente consapevolezza del valore della cultura come nutrimento per l’anima e strumento di crescita personale. Il 50% degli italiani, infatti, la considera un’opportunità di apprendimento, un dato in crescita rispetto al 45% del 2024, mentre solo l’11% la percepisce ancora come un mero costo.

Tuttavia, dietro la media nazionale si cela una realtà frammentata. Il dato più preoccupante è l’allargamento della forbice tra le diverse aree geografiche del Paese. Se al Nord si investono in media 113 euro al mese in attività culturali, nel Meridione la cifra si arresta a soli 74 euro. Una differenza di quasi 40 euro che non è solo un dato statistico, ma il sintomo di una disuguaglianza strutturale nell’offerta e nell’accessibilità alle opportunità culturali.

Come sottolineato da Carlo Fontana, Presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, “la ripresa della domanda culturale è un segnale importante per il Paese, ma non possiamo ignorare che l’accesso alla cultura resta ancora profondamente diseguale. In molte aree del Sud e nei piccoli Comuni l’interesse è alto, ma l’offerta è più distante e i costi di partecipazione sono maggiori”. Di qui l’appello alle istituzioni per “un intervento politico capace di sostenere i consumi culturali e ridurre le differenze territoriali, anche attraverso strumenti fiscali che rendano la partecipazione più accessibile”.

Le abitudini culturali degli italiani: tra digitale e ritorno al “dal vivo”

Ma come spendono gli italiani il loro budget culturale? L’Osservatorio delinea un panorama variegato di consumi, dove convivono abitudini consolidate e nuove tendenze.

  • Consumi domestici: La fruizione di contenuti tra le mura di casa rimane preponderante. Guardare programmi e film in TV è l’attività più diffusa (92%), seguita dall’ascolto di musica (84%) e dalla lettura di libri (68%).
  • La lettura: Il libro, nella sua forma più classica, resiste strenuamente all’avanzata del digitale. Il 76% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo nel 2025, contro il 52% che ha optato per un e-book. Un dato che conferma il fascino intramontabile della carta stampata.
  • Informazione online: Parallelamente, si consolida la fruizione di notizie sul web. Ben il 74% degli intervistati ha letto quotidiani digitali gratuiti, mentre la carta stampata si mantiene stabile al 50% e le app a pagamento si attestano al 30%.

La vera novità del 2025 è però il ritorno in grande stile degli eventi dal vivo. Dopo le restrizioni degli anni passati, si registra un desiderio tangibile di “cultura esperienziale”. Aumentano infatti le visite a musei e siti archeologici (49%), la partecipazione a spettacoli all’aperto (48%), le serate al cinema (45%), i concerti (36%) e i festival culturali (29%). In particolare, i festival hanno coinvolto ben il 72% degli italiani negli ultimi 12 mesi, con una spesa media per partecipante che supera i 193 euro, a testimonianza del loro significativo impatto economico sui territori.

Questo slancio verso l’esperienza diretta si riflette anche nelle voci di spesa in aumento rispetto al 2024: crescono gli investimenti per TV in abbonamento (37% dei consumatori), cinema (35%), musei e mostre (30%), libri (24%) e concerti (21%).

Nuove alleanze per il futuro della cultura: il patto Treccani-Confcommercio

La presentazione dell’Osservatorio è stata anche l’occasione per lanciare un’importante iniziativa volta a rafforzare il settore. È stato infatti presentato il Protocollo di collaborazione tra Treccani e Confcommercio, un accordo quadro per sviluppare congiuntamente progetti di valorizzazione del patrimonio italiano, iniziative di formazione e promozione della lettura e dell’imprenditorialità culturale.

All’interno di questa cornice strategica nasce il Master in “Economia e gestione delle imprese culturali”, realizzato da Treccani Accademia per Impresa Cultura Italia-Confcommercio. Un percorso formativo di alto livello pensato per fornire strumenti economici, gestionali e progettuali avanzati ai professionisti del settore, con l’obiettivo di supportare le imprese culturali e contribuire alla crescita dei territori attraverso l’innovazione.

Massimo Bray, Direttore Generale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, ha commentato con favore i dati dell’Osservatorio, sottolineando come essi confermino “quanto la cultura continui a rappresentare, per gli italiani, una straordinaria opportunità di apprendimento e arricchimento personale”. Tuttavia, ha anche ribadito “la necessità di investire con decisione in politiche che rendano l’accesso alla cultura sempre più equo e diffuso”, un obiettivo al centro della nuova collaborazione con Confcommercio.

Di euterpe

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