Un grido d’allarme sulla competitività del sistema produttivo italiano è stato lanciato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante il suo intervento ad Atreju. Al centro del dibattito, il costo dell’energia elettrica, gravato da oneri che, secondo il Ministro, pongono le imprese italiane in una posizione di netto svantaggio rispetto ai concorrenti europei. La sfida, ha sottolineato, è intervenire sul prezzo finale dell’energia per ridare slancio all’economia nazionale.

Il nodo dell’ETS: una “tassa” sulla competitività

Il punto focale dell’intervento del Ministro Pichetto Fratin riguarda l’EU Emissions Trading System (ETS), il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra. Questo meccanismo, pensato per disincentivare l’uso di combustibili fossili, impone un costo sulla produzione di energia da fonti non rinnovabili, come il termoelettrico. “Sulla nostra bolletta elettrica pesa anche l’Ets del termoelettrico. È la giusta tassa che è stata pensata per penalizzare il fossile e grava sul termoelettrico”, ha affermato il Ministro.

Tuttavia, questo costo, che si attesta intorno ai 24 euro per megawattora, non è applicato uniformemente in tutta Europa. “A 24 euro al megawatt ora sono di una tassa che la Francia non ha, che la Spagna non ha e che automaticamente per noi pesa e ci porta a non essere competitivi”, ha spiegato Pichetto Fratin. Questa disparità crea un evidente gap competitivo, penalizzando un sistema industriale come quello italiano, ancora fortemente dipendente dal gas naturale per la produzione di energia elettrica. Infatti, l’Italia ricorre al gas per circa il 40-45% del suo mix di generazione elettrica, una percentuale nettamente superiore a quella di Francia (3%) e Spagna (17%).

Oneri di sistema: un fardello da miliardi di euro

Oltre all’ETS, un’altra voce che incide pesantemente sulle bollette degli italiani sono gli oneri di sistema. Si tratta di corrispettivi destinati a coprire costi di interesse generale per il sistema elettrico, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, la messa in sicurezza del nucleare, le agevolazioni per le imprese energivore e il sostegno alla ricerca. Questi oneri, che possono rappresentare circa il 20-30% del costo totale della bolletta elettrica, sono decisi dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) e non dipendono dai singoli fornitori.

Il Ministro ha evidenziato come sulla bolletta pesino “miliardi di oneri di sistema che sono anche figli del Conte energia uno”, suggerendo la necessità di una revisione strutturale di questo meccanismo. Dati recenti di Confindustria mostrano un divario enorme nei costi energetici: a maggio 2025, per aziende comparabili, la componente “Oneri di sistema” in Italia era di 47 euro, contro i 4,41 euro della Spagna e l’azzeramento in Francia. Questa differenza, sommata al costo della materia prima e delle reti, rende il conto finale spesso insostenibile per le imprese.

Le conseguenze per il sistema produttivo

La mancanza di competitività energetica rappresenta uno dei problemi più gravi per il tessuto produttivo italiano. Le aziende, in particolare quelle energivore, si trovano a competere sui mercati internazionali con costi strutturalmente più alti rispetto ai loro concorrenti, vedendo erodere i propri margini e la capacità di investimento. Questo scenario frena la crescita e rischia di trasformarsi in un ostacolo strutturale allo sviluppo economico del Paese.

Le associazioni di categoria, come Confindustria e Confcommercio, hanno più volte lanciato l’allarme, chiedendo interventi immediati e strutturali per ridurre questo divario. L’obiettivo condiviso è quello di creare un vero mercato unico dell’energia a livello europeo, con regole comuni che possano ridurre le disparità tra i diversi Paesi.

Verso una riforma strutturale

Il Governo, come confermato dalle parole di Pichetto Fratin, sta lavorando a un intervento complessivo sul settore energetico, che vada oltre le misure tampone e i bonus una tantum. L’intenzione è quella di riorganizzare i meccanismi che regolano i costi, a partire da una possibile revisione degli oneri di sistema. Si parla di una cartolarizzazione degli oneri che potrebbe portare a un taglio significativo in bolletta per i consumatori.

La sfida è complessa e richiede un approccio su più fronti:

  • Ridurre la dipendenza dal gas: Accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili per diminuire l’esposizione alla volatilità dei prezzi del gas.
  • Riformare gli oneri di sistema: Rendere più trasparente ed equa la struttura di questi costi, valutando quali voci possano essere spostate sulla fiscalità generale.
  • Promuovere un mercato europeo dell’energia più integrato: Lavorare in sede europea per armonizzare le politiche energetiche e fiscali, eliminando le distorsioni della concorrenza.

In conclusione, le dichiarazioni del Ministro Pichetto Fratin accendono i riflettori su una problematica non più rinviabile. La competitività dell’Italia passa inevitabilmente per una riforma del sistema energetico che renda le bollette più leggere e sostenibili per famiglie e imprese, garantendo al contempo il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

Di atlante

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