La tradizionale festa di Fratelli d’Italia, Atreju, si è trasformata in un inaspettato campo di battaglia e dialogo per le forze di opposizione. Nella giornata dedicata al confronto con gli avversari politici, i riflettori sono stati puntati sulla sfilata di leader del cosiddetto “campo largo”: da Giuseppe Conte a Matteo Renzi, passando per Carlo Calenda, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. Tuttavia, a fare più rumore è stata un’assenza, quella della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha scelto di non partecipare al confronto a tre proposto dalla premier Giorgia Meloni.
Conte ad Atreju: tra fischi, applausi e la “sedia vuota” di Meloni
L’arrivo di Giuseppe Conte è stato salutato da un’accoglienza mista. Introdotto dalla deputata di FdI Augusta Montaruli come protagonista di “uno dei momenti più attesi”, il leader del Movimento 5 Stelle ha subito subito un affondo per l’assenza di Schlein: “C’è chi viene ad Atreju e chi scappa, rendiamo merito al coraggio al presidente del M5S”. La platea ha applaudito, ma non ha risparmiato a Conte momenti di contestazione.
Le critiche più aspre dal pubblico sono arrivate quando l’ex premier ha definito la politica estera di Giorgia Meloni “genuflessa a Washington”. Conte, senza scomporsi, ha replicato: “Non vorrei rompere il clima di festa, ma se volevate sentire altra musica, quella che sentite tutti i giorni non dovevate invitarmi”. Qualche applauso, invece, lo ha ottenuto menzionando il Superbonus e chiamando in causa il governo Draghi per l’introduzione dell’obbligo vaccinale e del green pass.
Interrogato sull’assenza di Schlein, Conte ha ribaltato la prospettiva, puntando il dito contro la “padrona di casa”: “C’è anche una sedia vuota importante qui, Giorgia Meloni. Aveva esteso l’invito anche a me, poteva esserci lei da buona padrona di casa”. Sul fronte politico, ha tenuto a precisare che il M5S “non è alleato con nessuno” e che un’eventuale alleanza con il Pd dipenderà esclusivamente dalla condivisione di battaglie programmatiche come l’etica pubblica e la legalità.
Renzi all’attacco: scontro sulle riforme e il siparietto con Crosetto
Se Conte ha cercato un dialogo a tratti spigoloso, Matteo Renzi ha infiammato la platea con un duello senza esclusione di colpi sulle riforme costituzionali. Il leader di Italia Viva si è scontrato duramente con i ministri Elisabetta Casellati (Riforme) e Roberto Calderoli (Affari Regionali), e con il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. Renzi ha accusato Fratelli d’Italia di aver cambiato idea sull’autonomia, ricordando quando Giorgia Meloni proponeva di abolire le Regioni.
La tensione è salita al punto da richiedere l’intervento del responsabile organizzativo di FdI, Giovanni Donzelli, e del Ministro della Difesa, Guido Crosetto. Quest’ultimo, per sdrammatizzare e porre fine a un alterco con la ministra Casellati che proseguiva anche a dibattito concluso, ha scherzosamente preso in braccio Renzi per portarlo via dal palco, una scena diventata immediatamente virale. “Mi sono divertito”, ha commentato poi Renzi sui social, “se mi invitano a un evento io vado a dire la mia a viso aperto, non a fare la bella statuina”.
Calenda e la linea “centrista”: opposizione costruttiva e l’allarme su Salvini
Diverso il registro di Carlo Calenda. Il leader di Azione, in un panel con il ministro Adolfo Urso, ha difeso la sua posizione di opposizione costruttiva. “Mi dicono che faccio la stampella del governo. Io sono all’opposizione – ha spiegato – ma metto davanti l’interesse nazionale e voto ogni cosa che ritengo giusta”. Calenda ha anche lanciato un avvertimento a Fratelli d’Italia, mettendo in guardia dai “putinisti come Salvini”, definiti “una iattura per la vostra coalizione”. Ha inoltre ricordato le sue previsioni sulla durata del governo, ammettendo di essersi sbagliato perché “quel governo delle accise, del blocco navale, del rovesciamento Europa… non è mai nato”.
L’eco dell’assenza di Schlein
L’assenza di Elly Schlein è stata il filo rosso della giornata. La segretaria dem aveva posto come condizione per la sua partecipazione un confronto diretto con la premier Meloni. La controproposta della Presidente del Consiglio di un dibattito a tre con Conte ha portato al forfait della leader del Pd, una mossa che ha inevitabilmente alimentato il dibattito sulla leadership all’interno del centrosinistra. Una scelta che, secondo molti osservatori, si è rivelata un’occasione persa per confrontarsi direttamente nella “tana del lupo”, lasciando il palco ai suoi principali competitor nel campo progressista.
