PESARO – “Mi dispiace per quello che è successo, è stata una cosa involontaria. Chiedo scusa a tutti, non solo a mia moglie ma soprattutto ai miei figli. Era una cosa che non doveva succedere”. Con queste parole, pronunciate in un’aula carica di tensione, Ezio Di Levrano, 55 anni, si è rivolto alla Corte d’Assise di Pesaro durante la prima udienza del processo che lo vede imputato per l’omicidio della moglie, la 38enne di origini brasiliane Ana Cristina Duarte Correia. Un femminicidio brutale, consumatosi nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2024 nella loro abitazione di Saltara, frazione di Colli al Metauro, sotto gli occhi dei tre figli della coppia, all’epoca dei fatti di 6, 13 e 14 anni.
Le dichiarazioni in aula e le reazioni contrastanti
Le dichiarazioni spontanee dell’imputato, autista di pullman attualmente detenuto nel carcere di Villa Fastiggi, hanno immediatamente delineato quella che sarà la complessa battaglia legale dei prossimi mesi. Da un lato, il suo difensore, l’avvocato Salvatore Asole, ha sottolineato come queste parole mostrino un “chiaro pentimento”, in linea con quanto già espresso dall’uomo subito dopo l’arresto. “È estremamente pentito, ha chiesto scusa a tutti ed ha fiducia nella giustizia”, ha dichiarato il legale.
Di tutt’altro avviso l’avvocatessa Francesca Grazia Conte, che assiste la madre della vittima. Per la legale di parte civile, le scuse di Di Levrano rappresentano il “solito cliché”. “Fortunatamente il nostro ordinamento non riconosce come attenuanti gli stati emotivi e passionali”, ha commentato duramente, evidenziando la discrasia tra il presunto pentimento e la violenza del gesto.
Una notte di orrore a Saltara
La tragedia si consumò in pochi istanti. Ana Cristina fu colpita da otto fendenti, inferti con un coltello a serramanico. Le coltellate la raggiunsero all’addome, alla schiena, a un braccio e a una coscia, non lasciandole scampo. A dare l’allarme furono i vicini, svegliati dalle urla dei tre figli della coppia, fuggiti da casa in cerca di aiuto. All’arrivo dei soccorritori del 118, la donna era in condizioni disperate e morì poco dopo il suo arrivo in eliambulanza all’ospedale di Ancona. I Carabinieri rintracciarono e arrestarono quasi subito il marito, che si era nascosto in un terreno vicino all’abitazione.
La battaglia legale sulle aggravanti
Il processo si preannuncia complesso e si giocherà interamente sulla valutazione delle circostanze aggravanti e di eventuali attenuanti. Il capo d’imputazione è di omicidio volontario, ma a pesare sono le numerose aggravanti contestate dalla Procura:
- La crudeltà, per il numero di colpi inferti.
- I futili motivi, legati a una crisi di coppia.
- Il rapporto di coniugio.
- La morte come conseguenza di maltrattamenti pregressi.
- La presenza dei figli minorenni al momento del delitto.
La difesa, guidata dall’avvocato Asole, contesta la sussistenza di queste aggravanti e punterà a dimostrare che il gesto sia stato frutto di un raptus momentaneo, non premeditato, per ottenere il riconoscimento di attenuanti generiche o specifiche che possano evitare una condanna all’ergastolo. “È un processo che si giocherà tutto sulle aggravanti o se lui sarà meritevole di qualche attenuante”, ha ribadito il legale.
Il calendario del processo
La Corte d’Assise ha già fissato le prossime tappe del dibattimento. La prossima udienza si terrà il 28 gennaio 2026, dedicata all’audizione di alcuni testimoni delle parti civili e della difesa. Il 25 febbraio saranno ascoltati i restanti testimoni e si procederà con l’esame dell’imputato. La discussione inizierà il 18 marzo, proseguirà il 15 aprile e si concluderà il 13 maggio 2026, data in cui, dopo eventuali repliche, è attesa la sentenza.
