ROMA – La scuola primaria italiana accelera e si posiziona tra le migliori al mondo per crescita delle competenze in matematica e scienze. Un risultato lusinghiero che, tuttavia, nasconde una profonda frattura interna al Paese. Mentre a livello nazionale si registra un progresso significativo, il divario tra gli studenti del Nord e quelli del Sud e delle Isole non solo persiste, ma si allarga drammaticamente, specialmente quando si guarda ai livelli di eccellenza. È questa la fotografia complessa e per certi versi allarmante che emerge dall’Indagine IEA TIMSS 2023 Longitudinal Study, presentata martedì 9 dicembre 2025 presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre.
Lo studio, promosso dalla International Association for the Evaluation of Educational Achievement (IEA) e curato in Italia dall’Istituto INVALSI, per la prima volta ha adottato un approccio longitudinale, seguendo lo stesso campione di oltre 4.000 alunni tra la quarta e la quinta elementare. Questo ha permesso di misurare con precisione i progressi nell’apprendimento in un solo anno scolastico, offrendo dati unici e preziosi per analizzare lo stato di salute del nostro sistema educativo.
Una crescita da record a livello internazionale
I dati complessivi restituiscono un’immagine positiva dell’Italia nel contesto globale. Tra la quarta e la quinta primaria, gli studenti italiani hanno mostrato un miglioramento notevole, posizionandosi tra i primi tre Paesi per crescita media più elevata.
- In matematica, l’incremento medio è stato di 38 punti (da 512 a 550), un balzo che colloca l’Italia subito dopo la Slovenia (+42 punti) e la Repubblica di Corea (+40 punti).
- Anche in scienze la performance è stata solida, con un aumento di 32 punti (da 509 a 542), che ci vede nuovamente terzi dietro a Slovenia e Corea del Sud.
Questo progresso, definito “significativo” dai ricercatori, equivale per uno studente medio ad avanzare di oltre mezzo livello di competenza in un solo anno, a testimonianza dell’efficacia didattica generale della scuola primaria italiana.
Il divario Nord-Sud: una ferita che si allarga
Tuttavia, l’analisi disaggregata per aree geografiche rivela una realtà ben diversa e molto meno confortante. Se è vero che in tutte le macroaree si registra un aumento della percentuale di studenti che raggiungono livelli più alti, è altrettanto vero che i divari territoriali si acuiscono in maniera preoccupante man mano che si sale verso i vertici del rendimento.
La spaccatura emerge con chiarezza analizzando i diversi livelli di competenza:
- Livello Base: La quasi totalità degli studenti raggiunge le competenze minime, ma con differenze già visibili. Il 90% degli alunni di Sud e Isole raggiunge questo traguardo, contro il 98% del Centro e del Nord Ovest, il 97% del Nord Est e il 96% del Sud continentale.
- Livello Avanzato: È qui che il divario diventa una voragine. Solo il 10% degli studenti del Sud e delle Isole e il 13% di quelli del Sud continentale raggiungono il livello di eccellenza. Questa percentuale raddoppia al Nord e al Centro, dove si attesta al 20%. In pratica, la capacità del sistema scolastico di valorizzare i talenti e formare le eccellenze è dimezzata nel Mezzogiorno.
Anche la velocità di apprendimento non è uniforme. In matematica, a fronte di una crescita media nazionale di 38 punti, il Nord Est segna un +43, il Centro +42 e il Nord Ovest +40. Il Sud si ferma a +37, mentre il Sud Isole registra un preoccupante +28, dieci punti sotto la media nazionale.
Non solo territorio: le altre disuguaglianze
L’indagine TIMSS 2023 fa luce anche su altre due profonde disuguaglianze che affliggono la scuola italiana: quella di genere e quella legata al background socio-economico.
Il “triste primato” del divario di genere: L’Italia si distingue in negativo per avere il più ampio divario di rendimento in matematica tra maschi e femmine a livello internazionale. I bambini ottengono punteggi mediamente superiori di 21 punti rispetto alle bambine, una differenza che non accenna a diminuire nel passaggio dalla quarta alla quinta e che risulta statisticamente significativa in tutte le aree geografiche, con picchi di oltre 30 punti nel Centro Italia.
L’influenza del contesto familiare: I dati confermano che gli studenti provenienti da famiglie con un background socio-economico e culturale (SES) più elevato non solo ottengono risultati migliori, ma mostrano anche una crescita maggiore. In matematica, il divario tra gli studenti con alto SES e basso SES aumenta da 58 punti in quarta a 70 punti in quinta. Questo indica che la scuola, anziché ridurre le disuguaglianze di partenza, tende ad amplificarle.
Le possibili cause e le sfide per il futuro
Sebbene l’indagine non entri nel dettaglio delle cause, i risultati si inseriscono in un dibattito di lunga data sulle disparità del sistema educativo italiano. Fattori come la carenza di infrastrutture (mense, palestre, tempo pieno) al Sud, che si traducono in un minor tempo scuola per gli alunni meridionali, sono spesso citati come elementi chiave. Secondo un rapporto Svimez, un alunno del Sud riceve in media 200 ore di formazione in meno all’anno, che equivalgono a un intero anno di scuola perso nell’arco dei cinque anni della primaria.
Questi dati, pur riferendosi alla scuola primaria dove i divari sono ancora relativamente contenuti, rappresentano un campanello d’allarme. Le disuguaglianze, se non affrontate tempestivamente, sono destinate a crescere nei cicli scolastici successivi, come dimostrano altre indagini nazionali e internazionali, compromettendo l’equità del sistema e il futuro di migliaia di studenti. La sfida per i decisori politici e per il mondo della scuola è ora quella di intervenire con strategie mirate per colmare queste fratture e garantire a tutti, da Nord a Sud, le stesse opportunità di eccellere.
