Bruxelles – Si chiude, almeno per ora, il capitolo che ha tenuto banco nelle ultime settimane, agitando le acque tra Roma e Francoforte: la questione della proprietà delle riserve auree della Banca d’Italia. Un incontro a margine dell’Eurogruppo a Bruxelles tra il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e la Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, sembra aver appianato le divergenze e posto fine a un confronto che aveva sollevato non poche preoccupazioni. “Tutto chiarito”, fanno sapere fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), sottolineando come una lettera inviata da Giorgetti a Lagarde abbia di fatto messo la parola “fine” alla vicenda.
L’Origine della Tensione: Un Emendamento Controverso
A innescare il dibattito era stato un emendamento alla legge di bilancio, a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, volto a specificare che le riserve auree “appartengono al popolo italiano”. Questa iniziativa aveva immediatamente allertato la BCE, che in due distinti pareri aveva espresso forti perplessità sulla compatibilità della norma con i trattati europei e sull’indipendenza della Banca d’Italia. Francoforte, in sostanza, temeva che un’affermazione di principio sulla proprietà potesse aprire la strada a un futuro utilizzo “politico” delle riserve, minando l’autonomia della banca centrale, un pilastro fondamentale dell’Eurosistema.
La ratio dell’emendamento, secondo quanto spiegato in un dossier dell’ufficio studi di FdI, era quella di “proteggere” l’oro da possibili rivendicazioni da parte di soggetti privati, anche stranieri, dato che il capitale di Bankitalia è detenuto da banche e assicurazioni. Una precisazione ritenuta di “buon senso” per evitare speculazioni.
Il Chiarimento di Giorgetti e la Posizione Europea
Per superare lo stallo, il Ministro Giorgetti ha inviato una lettera alla Presidente Lagarde per fornire i necessari chiarimenti. Nella missiva, e successivamente nell’incontro di Bruxelles, è stato ribadito un concetto chiave: la riformulazione dell’emendamento, che ora specifica che le riserve “appartengono al popolo italiano”, non intende in alcun modo minare l’indipendenza di Palazzo Koch. La gestione e la disponibilità delle riserve auree restano saldamente in capo alla Banca d’Italia, in piena conformità con i trattati europei. Si tratta, quindi, di un chiarimento nell’ordinamento interno che non modifica l’assetto operativo e gestionale definito a livello comunitario.
Sulla questione è intervenuto anche il Commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, che ha voluto mettere i puntini sulle “i” su un aspetto cruciale. “Quella delle riserve auree della Banca d’Italia è una questione di politica monetaria”, ha dichiarato al termine dell’Eurogruppo, rimandando la competenza alla BCE e alla stessa Bankitalia. Dombrovskis ha poi affrontato l’ipotesi, spesso ventilata nel dibattito pubblico, di un utilizzo dell’oro per abbattere l’enorme debito italiano. “Anche come scenario teorico, di per sé non riduce il debito di un Paese, poiché tutti gli obblighi rimangono in essere e devono essere onorati”, ha precisato, aggiungendo che “ciò non porta automaticamente a una riduzione del debito”. Una dichiarazione che raffredda gli entusiasmi di chi vedeva nelle oltre 2.450 tonnellate d’oro custodite da Bankitalia una possibile scorciatoia per risanare i conti pubblici.
Il Valore e la Funzione delle Riserve Auree
È utile ricordare che le riserve auree italiane sono le terze più grandi al mondo, dopo quelle di Stati Uniti e Germania (quarte se si considera il Fondo Monetario Internazionale). Con un quantitativo di 2.452 tonnellate, rappresentano un patrimonio di enorme valore, stimato in centinaia di miliardi di euro.
Tuttavia, la loro funzione non è quella di essere una risorsa da liquidare per far fronte alle spese correnti o per ridurre il debito. Come specificato dalla stessa Banca d’Italia, l’oro ha il compito di:
- Rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario e della moneta unica.
- Diversificare la composizione delle riserve ufficiali.
- Garantire la stabilità finanziaria, poiché il suo valore non è influenzato da decisioni politiche o dalla solvibilità di un emittente.
Le operazioni sulle riserve auree, inoltre, sono soggette all’approvazione e agli indirizzi della BCE per garantire la coerenza con la politica monetaria dell’Eurozona. Un eventuale utilizzo, come la vendita o la costituzione in garanzia, è vietato dalle norme europee se finalizzato a finanziare il deficit pubblico.
La vicenda si conclude quindi con un chiarimento politico che lascia immutato l’assetto giuridico e gestionale delle riserve. L’oro resta custodito e gestito da Bankitalia, all’interno delle regole dell’Eurosistema, a garanzia della stabilità finanziaria del Paese e dell’intera area euro.
