CITTÀ DEL VATICANO – In un’importante rivelazione che getta nuova luce su anni di complesse dinamiche vaticane, l’arcivescovo Georg Gänswein, per lungo tempo segretario personale di Benedetto XVI, ha dichiarato di essersi riconciliato con Papa Francesco prima della sua morte. Questa confessione, rilasciata a margine della presentazione di un volume che raccoglie le omelie inedite di Joseph Ratzinger, edito dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV), segna un punto di svolta nella narrazione di un rapporto spesso descritto come teso e difficile.
“Con Francesco non era sempre facile il rapporto, ma prima che morisse sono andato da lui e mi sono scusato“, ha affermato Monsignor Gänswein ai giornalisti presenti. “La realtà è realtà: c’è stato qualcosa che non funzionava e io non ho chiuso gli occhi e ho chiesto scusa”. Un gesto di pacificazione che, come ha aggiunto, lo ha portato anche a pregare sulla tomba di Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore, un luogo caro al pontefice argentino.
Un rapporto complesso e la successiva pacificazione
Il rapporto tra Monsignor Gänswein e Papa Francesco è stato oggetto di numerose speculazioni, soprattutto durante il periodo della “convivenza” in Vaticano tra il Papa regnante e il Papa emerito. Le tensioni erano emerse pubblicamente in diverse occasioni, culminando con la decisione di Papa Francesco di congedare di fatto Gänswein dal suo ruolo di Prefetto della Casa Pontificia nel 2020, pur mantenendone formalmente il titolo, per permettergli di dedicarsi a tempo pieno a Benedetto XVI. Dopo la morte di Ratzinger, la pubblicazione del libro di memorie di Gänswein, “Nient’altro che la verità”, aveva ulteriormente evidenziato le divergenze, raccontando, ad esempio, il dispiacere di Benedetto XVI per la stretta sulla Messa in latino decisa da Francesco.
La rivelazione della richiesta di scuse e della successiva riconciliazione offre quindi una prospettiva inedita e più umana su queste vicende, chiudendo un capitolo di incomprensioni e attriti. Un percorso che si è simbolicamente concluso con la preghiera sulla tomba, un atto che “ha portato la riconciliazione a compimento”, come dichiarato in un’altra occasione dallo stesso arcivescovo.
Benedetto XVI “Santo Subito”? La prudenza della Chiesa
Interrogato sulla possibilità di una rapida canonizzazione di Benedetto XVI, sulla scia dell’acclamazione “santo subito” che accompagnò i funerali di Giovanni Paolo II, Monsignor Gänswein ha mostrato un atteggiamento di speranza ma anche di grande rispetto per le procedure della Chiesa. “Io certamente lo auspico, ma lasciamo fare alla provvidenza. Come si sa nella Chiesa si attendono di norma cinque anni dalla morte“, ha precisato. Una prassi che può essere derogata solo dal Papa regnante, come fece lo stesso Benedetto XVI per il suo predecessore.
Gänswein ha comunque testimoniato la diffusa “fama di santità” di Ratzinger, raccontando di ricevere continuamente lettere ed email da fedeli di tutto il mondo che vogliono testimoniare la santità del Papa emerito. “Ho visto come lui ha vissuto, come ha affrontato i problemi anche grandi“, ha detto, “ha cercato e trovato sempre una risposta nella fede, questo fa parte del suo dna spirituale“.
Il futuro di Gänswein: tra la diplomazia baltica e il “cuore romano”
Attualmente Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia, un incarico diplomatico ricevuto dopo un periodo trascorso nella sua diocesi d’origine a Friburgo, Monsignor Gänswein ha parlato del suo futuro con una certa nostalgia per l’Italia. Alla domanda su un possibile ritorno a Roma, ha risposto: “Io non sono profeta“, ma ha ricordato con un sorriso i “28 anni a Roma“, concludendo che “il mio cuore certamente è romano“.
Il suo ruolo attuale lo pone in una posizione geopoliticamente delicata. L’arcivescovo ha infatti riferito dell'”atmosfera di preoccupazione” che si respira nei Paesi Baltici a causa dell’aggressività della Russia, sottolineando come la libertà e l’indipendenza di quelle nazioni siano conquiste molto recenti, successive al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.
Il nuovo Pontefice e le omelie inedite
Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Gänswein ha anche espresso una prima, positiva impressione sul nuovo Papa Leone: “Mi ha fatto un’ottima impressione“. Ha inoltre commentato con “un sollievo incredibile” la notizia che il nuovo Pontefice tornerà ad abitare nell’appartamento pontificio, lo stesso dove lui visse per anni al fianco di Benedetto XVI.
L’occasione di queste dichiarazioni è stata la presentazione del libro “Dio è la vera realtà. Omelie inedite 2005-2017“, un volume che raccoglie le omelie pronunciate da Joseph Ratzinger durante le messe private. Un’eredità spirituale e teologica che continua a offrire spunti di riflessione per i fedeli e gli studiosi di tutto il mondo.
