Roma – Un campanello d’allarme risuona forte nel settore della mobilità italiana. Dopo due decenni di progressi, seppur lenti, verso la decarbonizzazione, il sistema stradale del Paese ha invertito la rotta. Dal 2019, infatti, è in atto una fase di “ricarbonizzazione”, un fenomeno preoccupante che si traduce in un aumento delle emissioni di CO2 e che allontana l’Italia dagli ambiziosi obiettivi di riduzione fissati dall’Unione Europea. L’analisi, tanto netta quanto allarmante, è stata presentata da Ennio Cascetta, coordinatore dell’Osservatorio Sunrise Most e presidente del comitato scientifico della Fondazione Caracciolo, in occasione dell’evento “Preconsuntivo 2025: energia e mobilità”, organizzato dall’Unem (Unione Energie per la Mobilità).
Una Tendenza Preoccupante: i Dati dell’Osservatorio Sunrise Most
I dati emersi dal primo rapporto dell’Osservatorio Sunrise, promosso da MOST (Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile), non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Tra il 2019 e il 2024, il consumo complessivo di benzina e gasolio nel trasporto stradale italiano è cresciuto del 3,5%, portando a un conseguente aumento delle emissioni di CO2 del 2,9%. Questo trend negativo è in netto contrasto con gli impegni presi in sede europea, in particolare con il pacchetto “Fit for 55”, che mira a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per l’Italia, l’obiettivo specifico è ancora più stringente: una riduzione del 43,7% delle emissioni nei settori non-ETS (come i trasporti) rispetto al 2005.
Secondo il professor Cascetta, le politiche attualmente in vigore non sono sufficienti a colmare il divario. “Le variazioni dei livelli di domanda di mobilità supereranno gli effetti di riduzione di CO2 dovuti all’elettrificazione delle flotte (ibride+Bev) almeno fino al 2034,” ha spiegato. Questo significa che, nonostante la crescente diffusione di veicoli elettrici e ibridi, l’aumento complessivo del traffico e altri fattori strutturali stanno vanificando i benefici ambientali.
Le Cause della Ricarbonizzazione: Domanda di Mobilità e Trasporto Merci
Ma quali sono le radici di questa inversione di tendenza? L’analisi dell’Osservatorio individua diversi fattori chiave:
- Aumento della domanda di mobilità: La ripresa post-pandemica e le abitudini consolidate hanno portato a un incremento generale degli spostamenti su strada.
- Crescita del trasporto merci: Il settore del trasporto merci su gomma è in significativa espansione. I veicoli commerciali, sia furgoni che mezzi pesanti, vedranno aumentare in modo significativo la loro quota di emissioni di CO2. Secondo i dati, i 7 milioni di mezzi pesanti in Italia sono responsabili di un terzo dei consumi energetici del settore.
- Invecchiamento del parco auto: Il rallentamento nel rinnovo del parco veicolare e l’aumento del peso medio delle auto, trainato dalla popolarità dei SUV, contribuiscono a maggiori consumi ed emissioni.
- Contributo limitato del trasporto ferroviario: Il trasferimento modale verso la ferrovia, sia per i passeggeri che per le merci, è ancora troppo limitato per avere un impatto significativo sulla riduzione delle emissioni complessive.
Il settore dei trasporti in Italia è responsabile di una quota considerevole delle emissioni totali di gas serra, circa il 25,2%, con il trasporto stradale che da solo ne costituisce il 92,6%. Questi numeri sottolineano l’urgenza di un intervento deciso e strategico.
Le Politiche Necessarie: un Approccio Integrato e “Well to Wheel”
Di fronte a questo scenario, è evidente che le sole politiche di incentivazione all’elettrificazione non bastano. Il professor Cascetta ha sottolineato la necessità di “politiche aggiuntive”, come misure di spinta e attrazione per il risparmio energetico. È fondamentale, inoltre, adottare un approccio “well to wheel” (dal pozzo alla ruota), che valuti l’intero ciclo di vita delle fonti energetiche e dei veicoli per confrontare in modo equo l’efficienza delle diverse soluzioni in termini di emissioni di gas serra.
Questo implica una strategia a 360 gradi che includa:
- Incentivi alla mobilità sostenibile: Non solo auto elettriche, ma anche trasporto pubblico locale, ciclabilità e sharing mobility.
- Sviluppo del trasporto intermodale: Potenziare il trasporto ferroviario e marittimo per le merci, riducendo la dipendenza dal trasporto su gomma per le lunghe distanze.
- Innovazione nei carburanti: Esplorare e promuovere l’uso di biocarburanti avanzati e carburanti sintetici (e-fuels), soprattutto per i settori hard-to-abate come il trasporto pesante.
- Fiscalità ambientale: Rivedere la fiscalità sui trasporti per disincentivare l’uso dei mezzi più inquinanti e premiare i comportamenti virtuosi.
L’evento di Unem ha anche messo in luce il contesto energetico globale, con una domanda di petrolio che nel 2025 ha raggiunto picchi record, confermando come la transizione energetica sia un percorso più lento e complesso di quanto si possa pensare. Questo rende ancora più cruciale l’adozione di politiche efficaci e lungimiranti per guidare il settore della mobilità verso una reale e duratura sostenibilità.
