OULX (Torino) – In una fredda mattina di dicembre, un gesto di profonda umanità ha scaldato i cuori e riacceso i riflettori su una delle frontiere più delicate d’Europa. Sabato 6 dicembre 2025, il Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, ha varcato la soglia del Rifugio “Fraternità Massi” di Oulx, in alta Valle di Susa. Non una visita formale, ma un incontro autentico con i “volti” e le “storie” di chi, stremato dal viaggio, trova in questa struttura un approdo sicuro prima di affrontare le insidie delle Alpi. “La prima cosa che mi colpisce è quella di incontrare un luogo di speranza, e la speranza fa vivere”, ha dichiarato il Cardinale, sintetizzando l’essenza di un luogo che rappresenta un argine di civiltà contro l’indifferenza.
Un porto sicuro sulla rotta alpina
Nato nel 2018 all’interno di un ex edificio salesiano, il Rifugio Massi è molto più di un semplice centro di accoglienza. È un presidio umanitario che opera 24 ore su 24, offrendo un letto, un pasto caldo, vestiti puliti, assistenza sanitaria e legale a donne, uomini e bambini in transito. Ad accogliere il Cardinale Repole è stato don Luigi Chiampo, sacerdote della Diocesi di Susa e anima instancabile del rifugio, che gestisce attraverso la fondazione Talità Kum da lui presieduta. “Un grande riconoscimento”, ha commentato don Chiampo, auspicando che la visita possa “espandere la visibilità del nostro centro e favorire nuove forme di aiuti”.
La struttura, che si trova in una posizione strategica a pochi chilometri dal confine francese del Monginevro, è un punto di riferimento cruciale lungo la rotta alpina, battuta da migliaia di persone ogni anno, e spesso teatro di tragedie a causa delle rigide temperature invernali. Con una media di circa cento migranti ospitati ogni giorno, il rifugio si confronta quotidianamente con situazioni di estrema vulnerabilità. “Sono situazioni complesse che il territorio deve capire”, ha sottolineato don Chiampo, evidenziando la necessità di una gestione attenta alla sicurezza e al benessere di ogni individuo.
L’appello del Cardinale: “Prima di tutto, ci sono degli occhi”
Durante la sua visita, il Cardinale Repole ha incontrato gli operatori, i numerosi volontari e, soprattutto, gli ospiti del rifugio. Ha visitato i dormitori, la cucina e gli spazi comuni, ma il suo messaggio più forte è arrivato dopo aver incrociato gli sguardi di chi è in fuga. “Prima del colore della pelle, prima della nazionalità, prima del fatto che hai attraversato con un barcone il mare per arrivare in un altro paese, ci sono degli occhi“, ha affermato con parole nette e commoventi. “Se noi ci dimentichiamo di guardare quegli occhi, secondo me ci impoveriamo nella nostra stessa umanità”.
Un richiamo potente alla responsabilità individuale e collettiva, che va oltre la semplice gestione emergenziale. “Noi abbiamo il diritto e il dovere di chiederci come organizzare l’ospitalità, come viverla affinché sia davvero un’accoglienza umana”, ha aggiunto Repole, lodando il lavoro prezioso e gratuito dei volontari che rappresentano il cuore pulsante del rifugio.
Una macchina della solidarietà dai costi ingenti
Mantenere in vita questo “luogo di speranza” ha un costo significativo. Don Luigi Chiampo ha illustrato il peso economico di un’attività che in otto anni ha comportato una spesa di circa 700/800mila euro. Il rifugio offre un supporto a 360 gradi: dall’accoglienza all’ascolto, dal supporto sanitario all’assistenza legale, fino alla fornitura di vestiario adeguato ad affrontare la montagna.
In passato, il centro ha beneficiato di fondi progettuali europei tramite il Ministero degli Interni, terminati però a dicembre 2023. Attualmente, il dialogo è aperto con la Città Metropolitana di Torino per costruire una nuova progettualità. Nel frattempo, il sostegno vitale arriva dalle risorse della Diocesi di Susa, dalla Fondazione Magnetto e dalla generosità di tanti privati cittadini. Recentemente, anche il contributo di due fondazioni bancarie, CRT e Compagnia di San Paolo, ha garantito l’operatività della struttura fino alla fine del 2025.
L’appello lanciato dal Cardinale Repole al termine della visita è stato chiaro e diretto: “Il rifugio ha bisogno di sostegno, questo è evidente. Sono venuto qui anche per dire a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che questo è un luogo per esprimere qualcosa della nostra generosità e della nostra umanità“. Un aiuto che può concretizzarsi in diverse forme:
- Finanziamenti: per coprire i costi di gestione annuali.
- Donazioni di vestiario: in particolare scarpe, giacche e abiti adatti alla montagna.
- Volontariato: unendosi al gruppo di oltre 100 volontari che già operano nella struttura.
La visita del Cardinale Repole non è stata solo un evento mediatico, ma un potente promemoria. Ha illuminato una realtà di frontiera dove ogni giorno si consumano drammi silenziosi ma dove, grazie a persone come don Chiampo e alla sua rete di solidarietà, si coltiva anche la speranza. Un’umanità che resiste e che interpella le coscienze, ricordando che dietro ogni statistica sui flussi migratori c’è un volto, una storia, “ci sono degli occhi” che chiedono di non essere dimenticati.
