Roma – Le periferie italiane non sono solo margini geografici delle nostre città, ma epicentri di disuguaglianze crescenti dove il futuro di migliaia di bambini e adolescenti è messo a rischio ogni giorno. È questo il grido d’allarme lanciato da Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, in occasione dell’incontro “Periferie: dove cresce il futuro”, tenutosi oggi a Roma. L’evento ha riunito attori istituzionali, organizzazioni della società civile e rappresentanti del settore privato per un confronto urgente e necessario su come trasformare questi territori da luoghi di fragilità a spazi di opportunità.
Le parole di Daniela Fatarella risuonano come un monito inequivocabile: “Migliaia di bambini, bambine e adolescenti in Italia vivono nelle periferie urbane, dove spesso le disuguaglianze socio-economiche, la scarsità di servizi scolastici, come mense e tempo pieno, e l’emergenza abitativa aumentano il rischio di fragilità sociale e isolamento”. Un’analisi cruda che fotografa una realtà complessa, dove il codice postale di residenza può diventare un fattore determinante per il destino di un individuo.
Un giovane su tre vive nelle città metropolitane: i dati della disuguaglianza
I dati presentati da Save the Children sono eloquenti e tracciano i contorni di un’emergenza nazionale. In Italia, più di un giovane su tre (36,8%) tra 0 e 24 anni, per un totale di 4,8 milioni di persone, vive in una delle 14 città metropolitane. È proprio in questi contesti che le disparità si manifestano con maggiore violenza. Il 9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni, oltre 190.000 persone, non studia e non lavora (NEET), con picchi drammatici a Napoli e Palermo, dove la percentuale sale a 14 su 100.
La disuguaglianza non si manifesta solo tra città diverse, ma anche all’interno dello stesso tessuto urbano. A Palermo, ad esempio, nel quartiere Brancaccio-Ciaculli, quasi una famiglia su dieci vive in potenziale disagio economico, un giovane su tre abbandona precocemente gli studi e quasi la metà dei ragazzi non studia né lavora. Questi dati evidenziano come la povertà educativa e la marginalità sociale siano strettamente interconnesse, creando un circolo vizioso difficile da spezzare. Secondo un precedente rapporto dell’organizzazione, quasi 3,8 milioni di under 19 vivono nelle città metropolitane, spesso in quartieri privi di spazi adeguati, stimoli e opportunità.
La crisi abitativa e le carenze infrastrutturali aggravano ulteriormente il quadro: due minorenni su cinque vivono in case sovraffollate e due terzi dei quasi 13.000 minori senza fissa dimora si concentrano proprio nelle aree metropolitane. Anche il sistema scolastico mostra profonde crepe, con il 70% degli edifici nelle città metropolitane privo del certificato di agibilità e una cronica mancanza di palestre, mense e spazi comuni.
Oltre la narrazione della fragilità: le periferie come luoghi di potenziale
Nonostante il quadro preoccupante, l’approccio di Save the Children rifiuta una narrazione unidimensionale delle periferie come meri luoghi di degrado. “Ma le periferie sono anche luoghi di grandi potenzialità, dove si sperimentano risposte nuove ai bisogni delle persone e delle comunità, attraverso l’innovazione e la creazione di reti e alleanze”, ha affermato Fatarella. L’obiettivo è riconoscere questi territori come spazi vivi, fertili di sperimentazione, creatività e partecipazione.
In quest’ottica, la rigenerazione urbana assume un significato più profondo. Non si tratta solo di un intervento urbanistico, ma di una “scelta politica e culturale” che mette al centro la cura delle persone e dei territori. Significa immaginare città più giuste, dove diritti e opportunità siano distribuiti in modo equo, indipendentemente dal luogo di residenza.
Da oltre un decennio, Save the Children opera attivamente in questi contesti con progetti concreti, in collaborazione con una vasta rete di partner locali. Tra le iniziative più significative troviamo:
- Punti Luce: Spazi ad alta intensità educativa sorti dal 2014 in quartieri svantaggiati per contrastare la povertà educativa, offrendo gratuitamente opportunità formative a bambini e adolescenti. Attualmente sono 27 in 15 regioni.
- Spazio Mamme: Un intervento integrato in 12 Punti Luce per supportare le famiglie più vulnerabili nella fascia 0-6 anni, rafforzando le reti di cura e l’accesso ai servizi.
- “Qui, un quartiere per crescere”: Un programma che mira a trasformare cinque quartieri potenziando le opportunità di crescita per i più giovani, attraverso la co-costruzione di un Piano di sviluppo per i diritti dell’infanzia.
L’impegno futuro: “IMpossibile 2026” per investire sull’infanzia
L’impegno di Save the Children per portare i diritti dei minori al centro dell’agenda politica non si ferma. Daniela Fatarella ha annunciato che questo percorso culminerà nella terza edizione della Biennale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – “IMpossibile 2026”, che si terrà a Roma dal 20 al 22 maggio. Il titolo scelto per l’evento, “Investire sulle periferie, investire sull’infanzia”, riassume la visione dell’organizzazione: considerare i bambini e i giovani come il capitale più prezioso su cui investire per lo sviluppo dell’intera società. La Biennale si propone di coinvolgere politica, economia, cultura e società civile per rendere possibile ciò che oggi appare impossibile: garantire un futuro equo a ogni bambino.
L’incontro “Periferie: dove cresce il futuro” ha visto la partecipazione di numerose figure di spicco, tra cui Alessandro Battilocchio, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle periferie, ed Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS, a testimonianza della crescente attenzione verso un tema non più procrastinabile. La sfida è complessa, ma l’obiettivo è chiaro: trasformare le periferie da luoghi di esclusione a motori di crescita e innovazione sociale per l’intero Paese.
