PAVIA – Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, un giallo che da quasi due decenni tiene l’Italia con il fiato sospeso, si arricchisce di un nuovo, potenziale, colpo di scena. A pochi giorni dall’udienza cruciale del 18 dicembre, fissata davanti alla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, la difesa di Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima recentemente indagato per concorso in omicidio, sta valutando una mossa processuale che potrebbe riscrivere i tempi e le strategie dell’intera inchiesta. Sul tavolo del nuovo pool di legali c’è la concreta possibilità di chiedere un’estensione dell’incidente probatorio, includendo analisi approfondite sulla cosiddetta “impronta 33”.

L’Impronta della Discordia: la Traccia 33

L’impronta palmare, classificata con il numero 33, è da mesi al centro di una vera e propria battaglia scientifica e legale. Rinvenuta su una parete delle scale che conducono alla taverna della villetta di via Pascoli a Garlasco, dove il 13 agosto 2007 fu scoperto il corpo senza vita di Chiara, questa traccia è stata attribuita dalla Procura proprio ad Andrea Sempio. Si tratta di un reperto complesso, privo di sangue e composto, secondo la difesa, solo da sudore. Proprio la sua natura e la sua attribuibilità sono oggetto di accesi dibattiti tra i consulenti delle varie parti.

La Procura la considera un elemento chiave per collocare Sempio sulla scena del crimine. Al contrario, la difesa dell’indagato, forte delle proprie consulenze tecniche, contesta fermamente questa attribuzione, parlando di un “errore interpretativo” e sostenendo che le minuzie reali dell’impronta non sarebbero sufficienti per un’identificazione certa. Sorprendentemente, anche i consulenti della famiglia Poggi, costituitasi parte civile, hanno espresso dubbi, affermando che la traccia sarebbe estranea alla dinamica omicidiaria e non attribuibile a Sempio.

La Strategia Difensiva e il Cambio di Rotta

La decisione di chiedere l’estensione dell’incidente probatorio segnerebbe un netto cambio di rotta rispetto alla linea tenuta dal precedente collegio difensivo. Mesi fa, infatti, la richiesta di includere l’impronta 33 nel pacchetto di analisi era stata scartata, nonostante il parere favorevole dell’allora consulente, il generale Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma. Ora, con un nuovo team legale, l’ipotesi torna prepotentemente d’attualità. L’obiettivo, probabilmente, è quello di fare piena luce su un reperto che l’accusa potrebbe utilizzare come prova regina per chiedere il rinvio a giudizio. I legali di Sempio, tuttavia, attendono prima di scoprire le carte, volendo prima conoscere gli esiti della nuova analisi BPA (Bloodstain Pattern Analysis), ovvero lo studio delle tracce ematiche, condotta dal RIS di Cagliari.

L’Attesa per l’Udienza del 18 Dicembre e le Perizie sul DNA

Mentre la questione dell’impronta 33 agita le acque, l’attenzione resta puntata sull’udienza del 18 dicembre. In quella data, verranno discussi gli esiti dell’incidente probatorio, in particolare le complesse analisi genetiche effettuate sui reperti. Il fulcro della discussione sarà il DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara. La perizia della genetista Denise Albani ha indicato una compatibilità del profilo genetico con la linea maschile della famiglia Sempio. Tuttavia, la stessa perita ha sottolineato che non è possibile “addivenire a un esito di identificazione di un singolo soggetto” e che il risultato non può essere considerato “certamente affidabile” a causa della qualità e quantità del materiale biologico.

La difesa di Sempio punta proprio su queste incertezze, evidenziando come si tratti di un DNA misto, non individualizzante e potenzialmente depositato per contatto indiretto. Un altro punto cruciale, sollevato dalla perizia, è l’impossibilità di stabilire con certezza se il materiale genetico si trovasse sopra o sotto i margini ungueali della vittima, un dettaglio non di poco conto per ricostruire la dinamica dell’aggressione.

Un Caso Senza Pace

La riapertura delle indagini, che vede ora Andrea Sempio indagato in un fascicolo per omicidio in concorso (con ignoti o con lo stesso Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni), ha riportato il delitto di Garlasco al centro della cronaca nazionale. Nuovi elementi, come fotografie inedite che ritraggono Sempio fuori dalla villetta il giorno del delitto e la rianalisi di reperti mai esaminati prima, continuano ad alimentare un dibattito mediatico e giudiziario che sembra lontano dal concludersi. La possibile richiesta di estendere l’incidente probatorio potrebbe prolungare ulteriormente i tempi, forse fino alla primavera del 2026, aggiungendo un altro capitolo a una vicenda che, a quasi vent’anni di distanza, non ha ancora trovato una verità definitiva.

Di veritas

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