MILANO – Il Tribunale di Milano ha concesso un rinvio al 23 febbraio per l’udienza che dovrà decidere sulla richiesta, avanzata dal pubblico ministero Paolo Storari, di un divieto di pubblicità per sei mesi a carico di Tod’s. La decisione del gip Domenico Santoro è giunta in seguito a un’istanza presentata dai legali del celebre marchio del lusso, gli avvocati Francesco Mucciarelli e Luisa Mazzola, nel quadro di una vasta inchiesta per caporalato che sta scuotendo le fondamenta del Made in Italy.
Le accuse della Procura e la difesa di Tod’s
L’indagine della Procura di Milano, condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ipotizza che Tod’s si sia avvantaggiata consapevolmente di un “sistema illecito” basato sullo sfruttamento di manodopera, in particolare di origine cinese, impiegata in opifici sub-fornitori. Secondo gli inquirenti, questo sistema avrebbe permesso di generare “enormi profitti” attraverso il lavoro di operai “pesantemente sottopagati”, con accuse che parlano di salari irrisori, fino a 2,75 euro l’ora, e condizioni di lavoro definite di “para schiavitù”. Nell’inchiesta risultano indagati tre manager della società, oltre alla stessa azienda per responsabilità amministrativa degli enti.
Di fronte a queste gravi contestazioni, il gruppo guidato dalla famiglia Della Valle ha espresso la “ferma intenzione di fare tutto quanto in proprio potere per garantire la sicurezza e la dignità del lavoro”. I legali, nella loro istanza, hanno sottolineato come questi valori siano da sempre “parte del proprio Dna” aziendale. La difesa ha inoltre evidenziato di aver già risolto tutti i contratti con i fornitori coinvolti nell’indagine, eliminando così, a loro dire, il rischio di reiterazione del reato. L’azienda ha comunicato di aver avviato un ulteriore rafforzamento dei sistemi di controllo sulla filiera produttiva, affidandosi anche a una società di consulenza esterna e istituendo una nuova funzione di “Technical Compliance”.
Il rinvio dell’udienza e le reazioni del gruppo
Il rinvio concesso dal gip Santoro è stato accolto “con soddisfazione” da Tod’s. Il gruppo lo ha definito “corretto e ragionevole”, in quanto concede il tempo necessario per completare le misure di rafforzamento dei controlli già avviate. In una nota, l’azienda ha ribadito la propria intenzione di “fare chiarezza” e di voler dare un “contributo valido in questa seria questione”, rinnovando l’invito al pm Storari a visitare gli stabilimenti per constatare di persona la realtà lavorativa del gruppo. La famiglia Della Valle ha inoltre sottolineato l’importanza di affrontare il problema a livello di sistema per non “fermare parte importante del mondo del lavoro italiano”.
Un’inchiesta che si allarga a macchia d’olio nel mondo del lusso
Il caso Tod’s non è un episodio isolato, ma si inserisce in un’indagine ben più ampia della Procura di Milano che sta facendo tremare l’intero settore della moda di lusso. Il pm Storari ha infatti notificato ordini di consegna di documenti ad altri 13 prestigiosi marchi, italiani e internazionali, per verificare i loro sistemi di controllo sulla catena di appalti e subappalti. Tra i nomi coinvolti figurano Dolce e Gabbana, Versace, Prada, Gucci, Yves Saint Laurent, Givenchy, Ferragamo e Adidas.
L’obiettivo degli inquirenti è far emergere un presunto “modello industriale” basato sullo sfruttamento sistematico della manodopera per abbattere i costi di produzione, con ricarichi sui prodotti finali che, secondo gli atti, potrebbero raggiungere cifre esorbitanti. Le indagini hanno messo in luce condizioni di lavoro critiche in opifici gestiti prevalentemente da cittadini cinesi, con turni massacranti, paghe irregolari, scarsa sicurezza e alloggi degradanti. Questa offensiva giudiziaria mira a responsabilizzare non solo i piccoli laboratori, ma l’intera filiera, spingendo le grandi griffe a implementare modelli organizzativi realmente efficaci per prevenire il caporalato e garantire la trasparenza e la legalità lungo tutta la catena del valore del Made in Italy.
