Un nuovo fronte si apre per i colossi cinesi del fast fashion e dell’e-commerce a basso costo, Shein e Temu. Dopo le attenzioni delle autorità europee e italiane, ora è il Sudafrica a mettere sotto esame le loro pratiche commerciali. La National Consumer Commission (NCC), l’autorità garante dei consumatori del paese, ha infatti avviato un’indagine formale per verificare la conformità delle due piattaforme al Consumer Protection Act (CPA), la principale legge a tutela dei consumatori sudafricani.
L’inchiesta, partita ufficialmente a novembre, come confermato da Prudence Moilwa, responsabile dei reclami e delle indagini della NCC, è stata innescata da un numero crescente di lamentele da parte dei consumatori online. Entrambe le aziende sono state informate e hanno assicurato la loro piena collaborazione con le autorità.
Le ragioni dell’indagine: marketing, qualità e trasparenza
L’indagine della NCC si concentra su diversi aspetti cruciali delle operazioni di Shein e Temu, che hanno registrato una crescita esponenziale in Sudafrica grazie a una politica di prezzi estremamente aggressiva. I punti sotto esame includono:
- Marketing e pubblicità: Si valuteranno possibili pratiche di marketing ingannevoli o non trasparenti.
- Qualità dei prodotti: Verrà verificata la conformità dei prodotti agli standard di qualità e sicurezza previsti dalla legge sudafricana.
- Etichettatura: L’inchiesta controllerà la correttezza e la completezza delle informazioni riportate sulle etichette dei prodotti.
- Trasparenza delle condizioni: Saranno esaminate le clausole contrattuali, incluse le spese accessorie e le politiche di reso, per assicurare che siano chiare e corrette per i consumatori.
- Uso degli algoritmi: Un’ulteriore preoccupazione della NCC riguarda l’uso di algoritmi per personalizzare l’esperienza d’acquisto, con il timore che possano manipolare le scelte dei consumatori. Le piattaforme dovranno essere trasparenti sulla raccolta e l’utilizzo dei dati degli utenti.
Cosa rischiano i colossi cinesi? Sanzioni severe all’orizzonte
Le conseguenze di un’eventuale violazione del Consumer Protection Act potrebbero essere significative. Le aziende rischiano una sanzione amministrativa fino al 10% del loro fatturato annuo nel paese o un milione di rand (circa 50.000 euro), a seconda di quale importo sia maggiore. Considerando che nel 2024 le vendite stimate dei due colossi in Sudafrica ammontano a circa 7,3 miliardi di rand (circa 400 milioni di dollari), la multa potrebbe essere molto salata. Nei casi più gravi, la legge prevede anche la possibilità di azioni penali che potrebbero portare a pene detentive fino a 10 anni per gli amministratori.
Al termine dell’indagine, prevista entro marzo 2026, la NCC potrà emettere un avviso di conformità, obbligando le aziende a correggere le irregolarità, oppure deferire il caso direttamente al National Consumer Tribunal, un organo di giudizio indipendente che prenderà la decisione finale.
Un contesto globale di crescente pressione normativa
La mossa del Sudafrica non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto internazionale di crescente attenzione verso le pratiche dei giganti dell’e-commerce. Già nel 2024, le autorità fiscali sudafricane (SARS) avevano chiuso una scappatoia doganale che permetteva a queste piattaforme di pagare meno tasse sui pacchi di valore inferiore a 500 rand, penalizzando i rivenditori locali che da tempo denunciavano una concorrenza sleale.
Anche l’Unione Europea si sta muovendo nella stessa direzione. La Commissione Europea ha avviato indagini su Shein e Temu per presunte violazioni delle norme sulla sicurezza dei prodotti e sulla trasparenza, in particolare riguardo al Digital Services Act (DSA). Si teme che molti prodotti, specialmente giocattoli e cosmetici, non rispettino gli standard di sicurezza europei e contengano sostanze vietate. Bruxelles sta inoltre valutando l’introduzione di nuove tasse sui pacchi provenienti da paesi extra-UE per contrastare la concorrenza sleale e proteggere il mercato interno.
Sulla stessa linea si muove il governo italiano, che sta studiando l’introduzione di una “tassa Shein” sui pacchi provenienti da Paesi extra UE, anche per ordini di valore inferiore a 150 euro, con l’obiettivo di tutelare il Made in Italy e garantire condizioni di parità competitiva per le imprese nazionali.
L’indagine in Sudafrica rappresenta quindi un ulteriore, importante capitolo nella saga della regolamentazione dell’e-commerce globale. Le decisioni che verranno prese, sia a Città del Capo che a Bruxelles, avranno un impatto profondo non solo su Shein e Temu, ma su tutto il settore, delineando un futuro in cui la convenienza per i consumatori dovrà necessariamente bilanciarsi con la trasparenza, la sicurezza e la concorrenza leale.
