Il pianeta non ha mai ospitato così tanti miliardari, né ha mai visto le loro fortune raggiungere vette così elevate. Il 2025 si consacra come l’anno dei record per i super-ricchi, con un’élite di quasi 3.000 individui che detiene un patrimonio combinato di 15.800 miliardi di dollari. Questo è il quadro che emerge dall’undicesimo UBS Billionaire Ambitions Report, un’analisi approfondita che fotografa una concentrazione di ricchezza senza precedenti, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. Una cifra talmente vasta da sfiorare il Prodotto Interno Lordo combinato di superpotenze come Stati Uniti e Unione Europea.
L’incremento è notevole: in soli dodici mesi, il club dei miliardari ha accolto 287 nuovi membri, portando il totale a 2.919. Questo balzo non è solo frutto della volatilità dei mercati, come avvenuto nel post-pandemia, ma è radicato in due motori principali: la creazione audace di nuove imprese e un’imponente ondata di trasferimenti di ricchezza intergenerazionali.
La doppia spinta: imprenditori “self-made” ed eredi d’oro
L’analisi di UBS rivela una duplice anima nella crescita della ricchezza. Da un lato, ci sono 196 nuovi miliardari “self-made”, imprenditori che hanno costruito da zero le loro fortune, aggiungendo da soli circa 386,5 miliardi di dollari al patrimonio globale. Questi innovatori stanno ridefinendo settori chiave, dal software di marketing avanzato alle biotecnologie genetiche, passando per il gas naturale liquefatto e le infrastrutture.
Dall’altro lato, assistiamo a un fenomeno ereditario di proporzioni storiche. Nel 2025, 91 eredi hanno superato la soglia del miliardo, ricevendo un totale di quasi 298 miliardi di dollari. Si tratta del valore annuale più alto mai registrato da quando UBS monitora il fenomeno, segnando un aumento del 36% rispetto al 2024. Questo “Grande Trasferimento di Ricchezza” è destinato a rimodellare il panorama economico globale nei prossimi decenni, con stime che parlano di circa 6.900 miliardi di dollari che passeranno di mano entro il 2040.
Il ruolo cruciale di tecnologia e mercati azionari
Una parte significativa di questa accumulazione di ricchezza è direttamente legata all’andamento euforico dei mercati azionari e al boom delle valutazioni delle società tecnologiche. L’intelligenza artificiale, i semiconduttori, i servizi cloud e le piattaforme social sono stati potenti moltiplicatori di fortune. I miliardari che hanno investito nel settore tecnologico hanno visto i loro patrimoni crescere del 23,8%, portando il valore del comparto a 3.000 miliardi di dollari.
Anche il settore industriale ha registrato una crescita eccezionale del 27,1%, raggiungendo 1.700 miliardi, mentre i servizi finanziari sono saliti del 17% a 2.300 miliardi, spinti anche da un rimbalzo delle criptovalute. Il settore consumer e retail, pur rimanendo il più grande in termini assoluti con 3.100 miliardi, ha mostrato una crescita più contenuta (+5,3%), in parte a causa del rallentamento del lusso europeo a favore dei marchi cinesi.
Geografia della ricchezza: USA in testa, Europa regina delle eredità
La mappa globale dei miliardari rimane fortemente sbilanciata. Gli Stati Uniti si confermano l’epicentro della ricchezza, ospitando 924 miliardari (circa un terzo del totale) con un patrimonio complessivo di quasi 6.900 miliardi di dollari, in aumento del 18% su base annua. È qui che la ricchezza si crea più velocemente, con 89 nuovi miliardari provenienti soprattutto dal mondo delle startup e dell’high-tech.
Le Americhe nel loro complesso concentrano 1.052 miliardari con un patrimonio di 7.464 miliardi (+15,5%). L’area Asia-Pacifico segue con 1.036 miliardari e 4.227 miliardi (+11,1%), mentre la regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) conta 831 miliardari con 4.100 miliardi (+10,4%).
Uno scenario diverso si osserva in Europa occidentale, dove i nuovi ricchi nascono più spesso in famiglia. La regione è infatti il cuore dei trasferimenti ereditari, concentrando quasi due terzi della ricchezza passata di generazione in generazione. L’Italia, in controtendenza, ha visto una lieve flessione: i miliardari sono passati da 62 a 61, con una ricchezza aggregata scesa a 173,1 miliardi di dollari (-1,3%).
Prospettive e preoccupazioni dei super-ricchi
Guardando al futuro, i miliardari mostrano un crescente interesse per investimenti alternativi. Molti intendono aumentare la loro esposizione a private equity (49%), hedge fund (43%), infrastrutture (35%) e oro (32%). Tuttavia, non mancano le preoccupazioni: in cima alla lista ci sono i dazi commerciali (66%), i conflitti geopolitici (63%) e l’incertezza politica (59%). Questi timori hanno leggermente ridotto la fiducia verso il Nord America come area di maggiore opportunità, sebbene rimanga la preferita per il 63% degli intervistati.
Un altro dato interessante riguarda la mobilità di questa élite: circa un terzo dei clienti miliardari di UBS si è trasferito almeno una volta in un altro Paese e quasi il 10% sta valutando di farlo. Le ragioni principali sono la ricerca di una migliore qualità della vita, le preoccupazioni geopolitiche e l’ottimizzazione fiscale.
