Roma – Fumata bianca al termine di una lunga e complessa trattativa. Il Governo ha raggiunto un’intesa di massima con il mondo bancario e assicurativo sul contributo che i due settori dovranno versare per finanziare la prossima legge di Bilancio. A confermare la chiusura del cerchio è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che al termine di una riunione della commissione Bilancio al Senato ha dichiarato: “Sì credo di sì, adesso si tratta di scriverla però, e si sa che non è facile passare dall’accordo alla scrittura”. Una frase che fotografa perfettamente lo stato dell’arte: l’accordo politico c’è, ma la sua traduzione in norme tecniche e articoli di legge richiederà ancora lavoro e attenzione ai dettagli.

Niente aumento Irap, la via alternativa del Governo

Il cuore dell’accordo risiede nell’aver evitato l’ipotesi più temuta dagli istituti di credito: un ulteriore aumento dell’aliquota Irap. Nelle scorse settimane, sul tavolo della maggioranza era finita la proposta di un incremento aggiuntivo dello 0,5%, che si sarebbe sommato all’aumento di 2 punti percentuali già previsto dalla prima bozza della manovra. Questa prospettiva aveva generato un forte malcontento nel settore, con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) che aveva definito la misura “troppo onerosa” e “non sostenibile”.

Il compromesso raggiunto, frutto di intense interlocuzioni tra il Ministero dell’Economia e i vertici dei principali gruppi bancari e assicurativi, segue una strada diversa ma altrettanto efficace per le casse dello Stato. L’intesa, infatti, prevede una stretta su due fronti molto tecnici:

  • Minore deducibilità delle perdite pregresse: Verrà ridotta la possibilità per le banche di dedurre dalle tasse le perdite accumulate negli anni passati. Questo meccanismo, pur non essendo un’imposta diretta, aumenta di fatto il carico fiscale per gli istituti.
  • Regole più rigide sull’affrancamento delle riserve: Saranno inasprite le norme che consentono a banche e assicurazioni di liberare le riserve accantonate a fronte di un’imposta sostitutiva. Anche in questo caso, l’obiettivo è garantire un maggior gettito per lo Stato.

Questa soluzione, definita da alcuni osservatori più “sofisticata”, permette al Governo di ottenere le risorse necessarie senza introdurre formalmente una nuova tassa sulle banche, un segnale che sarebbe stato mal digerito dai mercati finanziari. Si stima che il contributo complessivo del settore finanziario e assicurativo si attesterà intorno ai 4,4 miliardi di euro per il primo anno, per un totale di circa 11 miliardi nel triennio 2026-2028.

Le reazioni e il contesto della manovra

L’accordo è stato accolto con un cauto sollievo dal settore bancario, che pur dovendo contribuire in modo significativo, ha evitato l’impatto diretto e politicamente più visibile di un aumento dell’Irap. Le interlocuzioni, come confermato da più parti, si sono svolte in un clima definito “disteso” e costruttivo, volto a trovare un equilibrio tra le esigenze di finanza pubblica e la sostenibilità economica degli istituti.

Le risorse recuperate da questo accordo sono cruciali per la tenuta dei conti e per finanziare una serie di misure considerate prioritarie dalla maggioranza. Tra queste figurano interventi su affitti brevi, la revisione di alcune norme sui dividendi, la compensazione dei crediti fiscali per le imprese e il finanziamento di misure bandiera richieste dai partiti. La manovra economica, nel suo complesso, vale circa 18,7 miliardi di euro e include misure come il taglio della seconda aliquota Irpef e interventi a sostegno della natalità.

Il fronte assicurativo: non solo Irap

Anche per le compagnie di assicurazione la trattativa è stata complessa. Oltre al contributo generale alla manovra, parallelo a quello delle banche, il settore si è confrontato con un’altra misura specifica: l’aumento dell’aliquota sulla componente infortuni del conducente nelle polizze Rc auto. Anche su questo punto, le discussioni sono state finalizzate a trovare un equilibrio per evitare un impatto eccessivo sui premi pagati dai cittadini, cercando di spalmare l’onere in modo sostenibile.

Ora, come sottolineato dal ministro Ciriani, la palla passa ai tecnici del Ministero dell’Economia. La sfida sarà quella di scrivere norme chiare e inattaccabili, che traducano l’accordo politico in un impianto legislativo solido, evitando le insidie e le complessità che spesso si nascondono “tra le righe” delle leggi di bilancio. Il lavoro in commissione al Senato proseguirà serrato, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione in Aula rispettando i tempi previsti.

Di atlante

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