Roma – Il 2025 segna una brusca e inattesa frenata per la transizione energetica in Italia. Dopo un periodo di crescita incoraggiante, il settore delle fonti rinnovabili mostra segnali di forte rallentamento, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati per il 2030. L’allarme è stato lanciato durante il XVIII Forum Qualenergia, l’annuale appuntamento promosso da Legambiente, Kyoto Club e l’Editoriale La Nuova Ecologia, che ha fotografato una situazione complessa, caratterizzata da un calo delle installazioni, difficoltà per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e un ritardo accumulato che si fa sempre più preoccupante.

Un calo allarmante nei numeri del 2025

I dati, basati su elaborazioni di Terna, parlano chiaro. Nei primi dieci mesi del 2025, da gennaio a ottobre, il numero di nuovi impianti rinnovabili realizzati in Italia è crollato del 27% rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta di appena 181.768 nuovi impianti, ben 67.231 in meno rispetto ai 248.999 dell’anno precedente. Questa contrazione si riflette anche sulla nuova potenza installata, che si è fermata a 5.400 Megawatt (MW), registrando una riduzione del 10,6% (-642 MW) in confronto ai primi dieci mesi del 2024. La maggior parte di questa nuova potenza deriva dal fotovoltaico, con 4.813 MW, mentre l’eolico contribuisce con 444 MW.

Anche la produzione di energia elettrica da fonti pulite ha subito un calo, attestandosi a 98.712 GWh, con un -2,5% rispetto al 2024. Questo dato è influenzato in modo significativo dalla drastica riduzione della produzione idroelettrica (-22,8%), mentre il fotovoltaico, pur con meno impianti installati, ha visto un aumento della produzione del 24,3%, indice di una maggiore efficienza e dimensione media degli impianti.

L’obiettivo 2030 è sempre più lontano

La frenata del 2025 rende ancora più ardua la strada verso il traguardo fissato dal Decreto Aree Idonee, che prevede l’installazione di 80.001 MW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Ad oggi, l’Italia ha raggiunto appena il 28,9% di questo obiettivo, con poco più di 23.000 MW installati tra gennaio 2021 e ottobre 2025. La situazione è particolarmente critica in dodici regioni, che risultano ancora più indietro rispetto alla media nazionale. Regioni come Valle d’Aosta e Molise sono sotto il 15% del loro target, mentre altre come Calabria, Umbria, Sardegna, Toscana e Sicilia non superano il 20%. In controtendenza, il Lazio si dimostra la regione più virtuosa, avendo già raggiunto il 54,5% del proprio obiettivo.

Le Comunità Energetiche: una promessa disattesa

Un altro tasto dolente riguarda le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), considerate uno strumento fondamentale per una transizione energetica democratica e partecipata. Nonostante l’enorme potenziale, le CER faticano a decollare. A fronte di un obiettivo di 5 Gigawatt (GW) di potenza incentivabile da realizzare entro il 2027, negli ultimi cinque anni ne sono stati attivati appena 115 MW, pari al 2,3% del totale.

A pesare su questo stallo sono diversi fattori:

  • Burocrazia complessa: Iter autorizzativi lunghi e procedure farraginose scoraggiano cittadini e piccole imprese.
  • Ostacoli fiscali: La normativa fiscale non sempre agevola la costituzione e la gestione delle CER.
  • Taglio dei fondi PNRR: Il Governo ha recentemente operato un drastico taglio ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alle CER, passati da 2,2 miliardi di euro a soli 795,5 milioni. Questa decisione ha generato grande incertezza e messo a rischio la bancabilità di molti progetti già avviati.

Le cause della frenata e le proposte per ripartire

Secondo le analisi di associazioni come ANIE Rinnovabili, Legambiente e Kyoto Club, il rallentamento generale è attribuibile a un mix di fattori normativi e procedurali. L’incertezza del quadro regolatorio, i continui contenziosi legali sul Decreto Aree Idonee e le complesse procedure di connessione alla rete frenano gli investimenti.

Per invertire la rotta, Legambiente e Kyoto Club hanno presentato al Governo un pacchetto di proposte. Tra le richieste principali figurano la necessità di snellire gli iter autorizzativi, semplificare la creazione delle CER e modificare i decreti “Transizione 5.0” e “Agricoltura” per superare le criticità che limitano l’individuazione di aree idonee. “Per abbassare le bollette, aiutare famiglie e imprese e contrastare la crisi climatica – ha commentato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – l’Italia deve investire con coraggio sulle rinnovabili”. Nonostante il rallentamento, infatti, da gennaio a ottobre 2025 le fonti pulite hanno comunque coperto il 42,4% del fabbisogno elettrico nazionale, segnando un +1% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma l’importanza strategica di questo settore per la sicurezza e l’autonomia energetica del Paese.

Di atlante

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