PORDENONE – Una disperata ricerca di calore si è trasformata in una trappola mortale. Un giovane di 25 anni, Shirzai Farhdullah, cittadino afghano da poco giunto in Italia, è stato trovato senza vita nel pomeriggio di sabato 29 novembre a Pordenone. La causa del decesso è una fatale intossicazione da monossido di carbonio, il “killer silenzioso”, esalato da un braciere di fortuna acceso per sfuggire al freddo pungente all’interno di una casa abbandonata in via Barcis, nella zona della Comina. Con lui altri due connazionali, un 26enne e un 29enne, sono stati ricoverati in ospedale: uno di loro versa in condizioni gravissime ed è stato trasferito, insieme all’altro, alla camera iperbarica di Trieste per tentare di contrastare gli effetti devastanti del gas.
LA RICOSTRUZIONE DELLA TRAGEDIA
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai Carabinieri, i tre giovani avevano da poco presentato richiesta di protezione internazionale e, in attesa di una sistemazione, avevano trovato rifugio in un edificio in disuso, una costruzione degli anni ’70 seminascosta nel verde e posta sotto il livello del suolo. Un riparo invisibile, scelto per proteggersi dalle rigide temperature notturne. Per scaldarsi, hanno acceso un fuoco in un braciere improvvisato, utilizzando probabilmente legna e, secondo alcune fonti, anche plastica. In un ambiente chiuso, privo di adeguata ventilazione, le esalazioni di monossido di carbonio hanno rapidamente saturato l’aria, non lasciando scampo.
L’allarme è stato lanciato nel primo pomeriggio di sabato da altri connazionali che, non vedendoli, si sono preoccupati e hanno chiesto aiuto. La prima richiesta di soccorso è stata rivolta alla vicina Fondazione Opera Sacra Famiglia, totalmente estranea alla vicenda. Sul posto sono immediatamente intervenuti il personale sanitario del 118, i Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine. Al loro arrivo, la scena è apparsa subito drammatica: due dei giovani erano già all’esterno dell’abitazione, in stato confusionale, mentre il corpo esanime di Shirzai Farhdullah giaceva all’interno. Nonostante i lunghi tentativi di rianimazione, per il 25enne non c’è stato nulla da fare.
UN DRAMMA CHE INTERROGA LA COMUNITÀ
La morte del giovane ha scosso profondamente la comunità pordenonese. Il sindaco, Alessandro Basso, ha dichiarato che il caso non era noto ai servizi sociali del Comune, evidenziando una possibile falla nel sistema di accoglienza. “Questo sembrerebbe essere un caso non noto ai nostri servizi”, ha affermato, sottolineando come l’amministrazione si prenda carico delle situazioni segnalate. La tragedia riaccende i riflettori sull’emergenza abitativa e sulle condizioni di estrema vulnerabilità in cui versano molti richiedenti asilo, spesso costretti a trovare ripari di fortuna in luoghi pericolosi e inadeguati.
Alcuni residenti della zona hanno raccontato che la casa abbandonata di via Barcis era già stata in passato utilizzata come rifugio da altre persone in difficoltà. Un “continuo andare e vieni di macchine” era stato segnalato ai proprietari, ma senza interventi risolutivi. Questo dramma non è un episodio isolato: pochi giorni prima, a Udine, erano stati ritrovati i corpi di due uomini pakistani, anch’essi senza fissa dimora, in un edificio degradato. Questi eventi mettono in luce una crisi silenziosa che attraversa il territorio, quella di persone “invisibili” che vivono ai margini, in attesa di una risposta dalle istituzioni.
IL MONOSSIDO DI CARBONIO: UN PERICOLO SOTTOVALUTATO
Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore e altamente tossico, prodotto dalla combustione incompleta di materiali organici. La sua pericolosità risiede proprio nella sua natura subdola: non essendo percepibile, può accumularsi in ambienti chiusi e non ventilati fino a raggiungere concentrazioni letali. I sintomi dell’intossicazione includono mal di testa, vertigini, nausea e perdita di coscienza, fino ad arrivare a danni neurologici permanenti e alla morte. L’utilizzo di sistemi di riscaldamento improvvisati, come bracieri o stufe non a norma, in locali senza un adeguato ricambio d’aria, rappresenta un rischio altissimo, come purtroppo dimostra la tragedia di via Barcis.
