ROMA – Un grido d’allarme potente e necessario si leva nel mondo digitale e reale. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra il 25 novembre, UN Women, l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, ha lanciato la sua campagna globale “UNiTE – 16 giorni di attivismo”. Quest’anno, i riflettori sono puntati su una frontiera della violenza sempre più pervasiva e insidiosa: quella digitale. Dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, anche la sezione italiana, UN Women Italy, si tinge di arancione, colore simbolo di un futuro libero da abusi, per ribadire un messaggio inequivocabile: “Nessuna scusa” per la violenza online, come recita l’hashtag della campagna, #NoExcuse.
Il campo di battaglia digitale: un’emergenza globale
La violenza di genere online non è un’eco lontana di abusi fisici, ma una loro estensione diretta e brutale, con conseguenze devastanti sulla vita delle donne. Si manifesta in molteplici forme: cyberstalking, molestie sui social media, la diffusione non consensuale di immagini intime (revenge porn), la creazione di deepfake a contenuto pornografico tramite intelligenza artificiale e l’estorsione sessuale (sextortion). Questi atti, pur nascendo nel virtuale, si riversano con violenza nel quotidiano, minando la sicurezza, il benessere psicologico e persino la stabilità economica e lavorativa delle vittime.
I dati dipingono un quadro allarmante. Nell’Unione Europea, si stima che una donna su dieci sia vittima di molestie online. In Italia, la Polizia Postale ha gestito nel 2024 quasi 2.000 casi di reati informatici contro le donne, con un incremento dell’8% dei casi di cyberstalking. A livello globale, l’incidenza della violenza digitale contro le donne oscilla tra il 16% e il 58%, con un impatto particolarmente grave su figure professionali esposte come le giornaliste: oltre due su tre hanno dichiarato di aver subito aggressioni online.
L’avvento e la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale hanno gettato benzina sul fuoco, amplificando forme di violenza esistenti e creandone di nuove. Un dato su tutti è emblematico: il 90% dei deepfake che circolano in rete consiste in immagini pornografiche non consensuali che raffigurano donne.
Femminicidi: una strage che non si arresta
Parallelamente all’emergenza digitale, la violenza fisica continua a mietere vittime a un ritmo spaventoso. Nel 2024, i dati globali sui femminicidi sono agghiaccianti: 50.000 donne sono state uccise da partner o familiari. Questo si traduce in una media di 137 vittime al giorno, una ogni dieci minuti. Un dato in linea con quello registrato nel 2023, a dimostrazione che la casa, per troppe donne, rimane il luogo più pericoloso. L’Africa registra la maggiore incidenza, con circa 22.600 casi, mentre l’Europa, pur essendo all’ultimo posto con 2.100 vittime, non è affatto immune da questa piaga.
In Italia, nei primi nove mesi del 2025, le donne uccise in ambito familiare o affettivo sono state 60, un numero che, considerando i casi più recenti, si avvicina a 80. Questi numeri rappresentano solo la punta di un iceberg di violenza sommersa, come dimostra il fatto che circa 6,4 milioni di donne nel nostro Paese hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita.
L’appello di UN Women Italy: responsabilità e cambiamento culturale
Di fronte a questo scenario, l’appello di UN Women Italy è forte e chiaro. La presidente Darya Majidi sottolinea la necessità di un coinvolgimento maschile attivo: “Per costruire un futuro libero dalla violenza, anche quella digitale, è fondamentale che proprio gli uomini si assumano la responsabilità di cambiare la cultura, contrastare gli abusi e diventare parte attiva della soluzione”. Majidi evidenzia come l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento potente per amplificare le voci delle donne, ma solo se inserita in un contesto culturale sano e rispettoso.
Sulla stessa linea si pone l’avvocata Katja Besseghini, consigliera di amministrazione di UN Women Italy, che insiste sulla necessità di un approccio integrato. “Abbiamo bisogno di leggi all’altezza di un fenomeno nuovo e in continua evoluzione rispetto al quale gli strumenti del passato mostrano tutti i loro limiti”, spiega Besseghini. Ma le leggi da sole non bastano. È cruciale fornire un supporto immediato alle vittime per contenere gli effetti devastanti degli abusi e, allo stesso tempo, richiamare le grandi aziende tecnologiche alle loro responsabilità. “Le piattaforme social devono cessare di essere zone franche senza regole e diritti”. Alla base di tutto, conclude l’avvocata, vi è l’urgenza di “superare pregiudizi e stereotipi tossici, vero terreno di coltura per tutte le forme di violenza di genere”.
La campagna “UNiTE” invita tutti a partecipare attivamente, a tingersi di arancione e a condividere azioni concrete per costruire un mondo dove la sicurezza e la dignità di ogni donna siano garantite, online e offline. Perché per la violenza, non può e non deve esistere #NessunaScusa.
