ROMA – “Non siamo partiti dai ricchi”. Con queste parole il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha difeso con forza la linea fiscale del governo durante il suo intervento in video collegamento all’assemblea nazionale di Noi Moderati. Una difesa che assume i contorni di una narrazione programmatica, quella di un “film di tre anni” contro le “foto” istantanee e parziali delle polemiche politiche. La strategia, ha spiegato il ministro, è stata quella di un “percorso razionale” e progressivo, finalizzato a ridurre la pressione fiscale e a restituire potere d’acquisto alle famiglie italiane, partendo dalle fondamenta, ovvero dai redditi più bassi, per poi estendere i benefici al ceto medio.
La Prima Tappa: Sostegno ai Redditi Bassi con il Taglio del Cuneo Fiscale
Il punto di partenza di questo “film”, come lo definisce Giorgetti, è stato il taglio del cuneo fiscale e contributivo, una delle misure cardine dei primi anni del governo Meloni. Questo intervento, ha sottolineato il ministro, è stato pensato per dare una boccata d’ossigeno immediata ai lavoratori dipendenti con i redditi più bassi, ovvero coloro che più hanno sofferto l’impatto dell’inflazione. L’obiettivo era chiaro: “abbassando le tasse abbiamo permesso, partendo dalle classi di reddito inferiori, di recuperare il potere d’acquisto”. Le misure, rese strutturali anche nella manovra per il 2025, hanno previsto una riduzione contributiva significativa per i redditi fino a 35.000 euro, con un impatto tangibile sulle buste paga di milioni di lavoratori. Secondo le analisi della Banca d’Italia, questi interventi hanno effettivamente migliorato il reddito disponibile delle fasce più deboli.
La Svolta per il Ceto Medio: La Riforma dell’IRPEF
Dopo aver consolidato il sostegno ai redditi medio-bassi, il governo ha “alzato l’asticella”, spostando il focus sul ceto medio, una fascia di popolazione spesso considerata penalizzata dal sistema fiscale italiano. “Ora stiamo passando al ceto medio con un percorso progressivo all’interno dei vincoli che abbiamo”, ha dichiarato Giorgetti. Questo passaggio si è concretizzato principalmente con la riforma delle aliquote IRPEF, confermata e resa strutturale anche per il 2025. La revisione ha portato gli scaglioni da quattro a tre, con l’accorpamento delle prime due fasce e l’applicazione di un’aliquota unica al 23% per i redditi fino a 28.000 euro. L’intento, più volte ribadito sia dal ministro che dalla premier Meloni, è quello di proseguire su questa strada, con un abbattimento progressivo della pressione fiscale anche per i redditi medi in un orizzonte pluriennale.
Nella manovra più recente, sono previsti interventi mirati per la fascia di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, sebbene le risorse limitate impongano una certa gradualità. Il ministro ha difeso queste scelte dalle critiche di chi, come Istat e Banca d’Italia, ha sollevato dubbi sulla loro efficacia redistributiva, sostenendo che un’analisi corretta deve considerare l’intero percorso triennale e non solo l’ultimo intervento.
Un Percorso tra Vincoli di Bilancio e Sostegno alla Famiglia
Il ministro Giorgetti non ha nascosto le difficoltà, parlando di un percorso attuato “all’interno dei vincoli che abbiamo”. La gestione responsabile dei conti pubblici rimane una priorità, come dimostra l’orgoglio rivendicato per aver riportato il bilancio in avanzo primario, il che significa che lo Stato si indebita solo per pagare gli interessi sul debito pregresso. In questo quadro di prudenza, la manovra finanziaria per il 2025, attualmente in fase di “volata finale”, cerca di trovare le coperture per interventi mirati, con un’attenzione particolare alla famiglia e alla natalità. Tra le ipotesi sul tavolo, ci sono misure di sostegno per le scuole paritarie e per l’acquisto dei libri di testo, temi sensibili per il bilancio delle famiglie.
Il governo, quindi, prosegue sulla sua strada, cercando di bilanciare la riduzione della pressione fiscale con la sostenibilità del debito pubblico. La visione è quella di un “film” che si sta ancora girando, la cui valutazione, secondo il ministro, non può prescindere da una visione d’insieme che abbracci l’intero triennio di interventi. Un approccio che, nonostante le polemiche politiche, viene difeso come “razionale” e coerente con gli impegni presi.
