Le urne del 23 e 24 novembre hanno consegnato al Veneto un nuovo presidente, il leghista Alberto Stefani, che con il 64,39% dei voti succede a quindici anni di ininterrotto governo di Luca Zaia. Ma il dato più eclatante, quello che definisce la reale portata politica di questa tornata elettorale, non è il nome del vincitore, dato per scontato, bensì la straordinaria affermazione personale del suo predecessore. Luca Zaia, candidato come capolista della Lega in tutte le province, ha raccolto la cifra record di 203.054 preferenze, un risultato mai visto nella storia delle elezioni regionali in Italia. Un plebiscito che non solo ha trainato il Carroccio a un risultato del 36,2%, doppiando gli alleati di Fratelli d’Italia, ma che di fatto commissaria la vittoria di Stefani e apre una partita complessa sul futuro politico del Veneto e sugli equilibri interni al centrodestra.
Il Fenomeno Zaia: Un Record Nazionale che Pesa come un Mandato
Il risultato di Luca Zaia è senza precedenti. Il precedente record apparteneva ad Alfredo Vito, che nel 1985 in Campania ottenne 121mila preferenze per la Democrazia Cristiana. Il consenso per l’ex governatore, da solo, rappresenta il 10,8% di tutti i voti validi espressi in Veneto, con picchi del 13,5% nella sua roccaforte, la provincia di Treviso. Questa valanga di voti è la risposta diretta ai veti imposti dai vertici nazionali della coalizione, in particolare da Fratelli d’Italia, che avevano bloccato la sua possibile ricandidatura per un quarto mandato, la presentazione di una lista civica a suo nome e persino l’inserimento del suo nome nel simbolo della Lega. “Se sono un problema, cercherò di diventare un problema reale”, aveva dichiarato Zaia in campagna elettorale, invitando gli elettori a un gesto semplice ma politicamente dirompente: “Dopo Zaia, scrivi Zaia”. I veneti hanno risposto in massa, trasformando un’elezione regionale in un referendum sulla sua persona e sulla sua leadership.
Questo trionfo personale ha avuto un effetto immediato e devastante sugli equilibri interni alla coalizione. Se alle elezioni europee di un anno fa FdI in Veneto valeva il triplo della Lega, oggi il Carroccio, grazie all’effetto Zaia, ha quasi doppiato il partito di Giorgia Meloni. Una rivincita che smentisce chi dava la Lega per indebolita e che ora complica i piani di FdI non solo a livello regionale ma anche nazionale.
Alberto Stefani: Un Presidente nel Segno della Continuità (e dell’Ombra di Zaia)
Alberto Stefani, a 33 anni, è il più giovane presidente di Regione in carica in Italia. Deputato, ex sindaco di Borgoricco (Padova) e vicesegretario federale della Lega, la sua ascesa è stata rapida. Ha condotto una campagna elettorale dai toni pacati, all’insegna dello slogan “Sempre più Veneto” e della promessa di una “rivoluzione gentile”, ponendo al centro del suo programma temi come il sociale, la sanità, i giovani e l’ambiente. La sua prima uscita da presidente eletto è stata significativamente in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), a sottolineare l’intenzione di dedicare un assessorato specifico al sociale, separato dalla sanità.
Nonostante la larga vittoria, Stefani sa di dover governare sotto la pesante ombra del suo predecessore. La sua stessa elezione è dipesa in modo cruciale dal traino di Zaia. Il neopresidente ha assicurato di voler operare in continuità con l’amministrazione precedente, definendo Zaia “un grande presidente” e impegnandosi a essere “il sindaco di tutti i veneti”. Tuttavia, la sfida più grande sarà quella di affermare la propria autonomia e leadership in un contesto dove il vero baricentro politico rimane saldamente nelle mani di Zaia.
Il Futuro in Gioco: Partito, Regione e la “Questione Settentrionale”
Conclusa la parentesi elettorale, si aprono ora due scenari cruciali che vedono Luca Zaia come protagonista assoluto:
- Il futuro della Lega: Zaia non ha mai nascosto la sua visione per una Lega federalista, sul modello della CSU bavarese, che dia maggiore autonomia ai territori. Il suo trionfo è visto da molti come la vittoria della “vecchia” Lega Nord, radicata sul territorio, contro la linea sovranista e “vannacciana” di Matteo Salvini. “Esiste una questione settentrionale, è insindacabile e va risolta”, ha ribadito Zaia, lanciando un messaggio chiaro a Roma. Il suo enorme capitale di consensi lo proietta come figura di riferimento per un’area del partito che chiede un ritorno alle origini autonomiste.
- Il futuro del Veneto: Cosa farà ora Luca Zaia? Le ipotesi sono molteplici. Resterà in Consiglio Regionale, ma il suo peso specifico è tale da rendere improbabile un ruolo da semplice consigliere. Si parla con insistenza di una sua possibile candidatura a Presidente del Consiglio Veneto, un ruolo istituzionale di garanzia. Altre strade potrebbero portarlo a candidarsi a sindaco di Venezia o a tornare in Parlamento attraverso le elezioni suppletive per il seggio lasciato libero da Stefani. Qualunque sia la scelta, è evidente che Zaia intende continuare a giocare un ruolo da protagonista nella politica veneta e nazionale.
La Formazione della Giunta: il Primo Banco di Prova per Stefani
Il primo, delicato compito di Alberto Stefani sarà la formazione della nuova giunta. Gli accordi pre-elettorali prevedono una spartizione precisa: 5 assessorati a Fratelli d’Italia, 4 alla Lega e 1 a Forza Italia. Stefani ha però messo in chiaro un punto: “I patti si rispettano, ma la scelta degli assessori spetta al presidente”. Una dichiarazione che mira a rivendicare la propria autorità di fronte a partiti che ora dovranno fare i conti con un risultato elettorale che ha premiato la Lega ben oltre le aspettative. La composizione della squadra di governo, che dovrebbe essere definita nei prossimi 20-25 giorni, sarà il primo vero indicatore della capacità di mediazione di Stefani e dei nuovi rapporti di forza all’interno della maggioranza.
