La critica di Slow Food alla Cop30 di Belem
La Cop30 di Belem si preannuncia come l’ennesima occasione persa per affrontare concretamente la crisi climatica. Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, esprime forte preoccupazione per la mancanza di un cambio di paradigma nei sistemi produttivi globali. “Nonostante gli appelli di scienziati e studiosi, nessuno mette in discussione il sistema produttivo che genera tutti questi problemi,” afferma Nappini, sottolineando come un’economia basata sul consumo e sullo spreco delle risorse naturali, dominata dalla ricerca del profitto, sia la causa principale delle profonde ingiustizie sociali e ambientali.
Un sistema alimentare insostenibile
Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, pone l’accento sui sistemi alimentari come esempio lampante di ciò che non funziona. “Si produce cibo a basso costo e di scarsa qualità, consumando risorse e generando spreco.” Milano evidenzia come la deforestazione dell’Amazzonia per far spazio a coltivazioni di soia e mais OGM destinate agli allevamenti industriali sia una conseguenza diretta di un sistema alimentare dominato dalla logica dell’industria e del profitto, che inquina e ammala anziché sfamare e curare.
Lobby e interessi economici alla Cop30
Slow Food denuncia la presenza massiccia di lobbisti dei settori agricoli, zootecnici e dei combustibili fossili nei salotti dove si dovrebbero discutere soluzioni per la crisi climatica. La coalizione Kick Big Polluters Out (Kbpo), che riunisce oltre 450 organizzazioni ambientaliste, rivela la presenza di circa 1.600 lobbisti del settore dei combustibili fossili a Belem, quasi il doppio del numero dei delegati. Questa presenza ingombrante solleva interrogativi sulla reale volontà di affrontare il problema alla radice.
La rivoluzione gioiosa di Slow Food
Barbara Nappini invita a una “rivoluzione gioiosa,” che metta al centro la salute delle persone, degli altri esseri viventi e del pianeta nel suo complesso. Non si tratta di sacrificare il benessere, ma di scegliere modelli di sviluppo compatibili con la vita sulla Terra. Serena Milano conclude con un appello a ripartire dal cibo, scegliendo alimenti prodotti senza inquinare la terra, senza impoverire il suolo e senza sprecare acqua, acquistando meno, ma meglio.
Un cambio di prospettiva necessario
La denuncia di Slow Food mette in luce una verità scomoda: le soluzioni alla crisi climatica non possono prescindere da una profonda revisione dei nostri sistemi produttivi e alimentari. È necessario superare la logica del profitto a breve termine e abbracciare modelli di sviluppo sostenibili, che mettano al centro la salute del pianeta e delle persone. La “rivoluzione gioiosa” proposta da Slow Food è un invito a riscoprire il valore del cibo, della terra e delle relazioni umane, per costruire un futuro più giusto e sostenibile.
