L’ombra dei ‘cecchini del weekend’ su Sarajevo: l’inchiesta parte da Milano
Un’ombra oscura si allunga sulla guerra in Bosnia: quella dei cosiddetti ‘cecchini del weekend’, turisti dell’orrore che, dietro lauto compenso, si recavano a Sarajevo per uccidere civili durante l’assedio. Un’inchiesta della Procura di Milano, coordinata dal pm Alessandro Gobbis e condotta dal Ros dei carabinieri, cerca di far luce su questi viaggi macabri e sul ruolo che l’intelligence italiana potrebbe aver avuto nel fermarli.
L’indagine è partita da un esposto depositato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, basato sulle rivelazioni di un ex agente segreto bosniaco. Secondo la testimonianza, i servizi segreti bosniaci vennero a conoscenza di questi ‘safari’ alla fine del 1993 e informarono il Sismi, l’allora servizio segreto italiano, all’inizio del 1994. La risposta del Sismi fu rassicurante: ‘Abbiamo scoperto che il safari parte da Trieste. L’abbiamo interrotto e il safari non avrà più luogo’.
Il ruolo del Sismi e i documenti scomparsi
La domanda chiave ora è: cosa fece realmente il Sismi? E soprattutto, esistono documenti che provano l’identificazione di questi assassini, i cosiddetti ‘tiratori turistici’? L’ex 007 bosniaco sostiene che tali documenti dovrebbero esistere, ma ammette di non essere riuscito a trovarli negli archivi militari di Sarajevo, in quanto classificati come ‘Top Secret’.
La mancanza di riscontri documentali in Bosnia ha spinto gli inquirenti milanesi a concentrarsi sugli archivi italiani. Gavazzeni ha chiesto di verificare se in Italia esista copia della documentazione, poiché ‘all’interno potrebbero esserci dei nomi’, dato che i servizi sarebbero stati in grado ‘di dissuadere i cacciatori italiani’.
Testimonianze e ombre: il racconto di un soldato serbo e le minacce al pilota
L’inchiesta si basa anche su altre testimonianze, come quella di un soldato serbo catturato che riferì di aver assistito al trasporto di uno dei ‘cacciatori’. Il soldato parlò di italiani provenienti da Milano, Torino e Trieste. Un altro elemento inquietante è legato alla preparazione del documentario ‘Sarajevo Safari’ del 2022. Secondo l’ex 007 bosniaco, un pilota di elicottero che trasportava i ‘cacciatori’ da Belgrado avrebbe rinunciato all’intervista perché minacciato.
Questi elementi, se confermati, getterebbero una luce ancora più sinistra su una vicenda già di per sé raccapricciante.
I dettagli dei viaggi dell’orrore: voli, elicotteri e compensi
I ‘turisti-cecchini’ volavano con una compagnia aerea serba e, all’arrivo a Belgrado, trovavano persone ad aspettarli che li portavano a destinazione in elicottero. Dietro questi viaggi, secondo le testimonianze, c’era un giro di denaro, in parte ‘in chiaro’ e in parte ‘in nero’. Difficile pensare che questo tipo di traffico non sia stato registrato dai servizi segreti italiani.
Un ulteriore elemento di orrore emerge dalle denunce dell’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, secondo cui un anonimo ufficiale dei servizi segreti sloveni avrebbe riferito che per ‘sparare a un bambino’ veniva versato ‘un compenso monetario più alto’.
Il ruolo dei media e la ricerca della verità
L’inchiesta milanese, che ha acquisito atti del Tribunale penale internazionale dell’Aia sull’ex Jugoslavia, dovrà fare chiarezza su una vicenda complessa e dolorosa. Un contributo importante potrebbe arrivare anche dal libro ‘I bastardi di Sarajevo’ del giornalista Luca Leone, pubblicato nove anni fa, che ha già affrontato il tema dei ‘cecchini del weekend’.
La ricerca della verità su questi crimini è un dovere morale nei confronti delle vittime e un monito per il futuro, affinché simili atrocità non si ripetano mai più.
Un’indagine necessaria per fare luce su un capitolo oscuro della storia
L’inchiesta sui ‘cecchini del weekend’ a Sarajevo rappresenta un passo fondamentale per fare luce su un capitolo oscuro della storia recente. Se confermate, le rivelazioni sull’esistenza di ‘turisti dell’orrore’ pronti a uccidere civili dietro compenso sono di una gravità inaudita. L’impegno della Procura di Milano e del Ros dei carabinieri è cruciale per accertare la verità e, se possibile, individuare i responsabili di questi crimini efferati. Allo stesso tempo, è necessario fare chiarezza sul ruolo del Sismi e sulla sua effettiva capacità di bloccare questi viaggi macabri. La ricerca dei documenti negli archivi italiani è un passaggio imprescindibile per ricostruire la verità storica e rendere giustizia alle vittime.
