Il cuore del processo: la “tragedia del profitto”

Sette anni dopo il crollo del Ponte Morandi, il processo entra nel vivo con l’arringa del Comitato ricordo vittime, rappresentato dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. L’accusa è chiara: “È una tragedia del profitto. Se la finanza non fosse stata il tiranno della gestione di impresa, se la vera cultura aziendale avesse prevalso, questa tragedia non ci sarebbe stata”. Parole forti, che condensano il dolore e la rabbia dei familiari delle 43 vittime, presenti in aula per ascoltare la ricostruzione delle responsabilità.
L’avvocato Caruso, in un’arringa fiume di oltre quattro ore, ha ripercorso le tappe che hanno portato al crollo, sottolineando come la priorità al profitto abbia portato a sciatteria, superficialità e svogliatezza, tradendo il lavoro e la cura che avrebbero dovuto garantire la sicurezza del ponte.

Il dolore dei familiari e la ricerca della verità

In fondo alla tensostruttura, una quindicina di parenti, alcuni presenti per la prima volta, hanno ascoltato con gli occhi lucidi le parole dell’avvocato. Un dolore indicibile, come quello di un padre che ha perso i figli, introdotto dalla citazione della poesia Pianto Antico di Giosuè Carducci, un simbolo della sofferenza e della perdita.
Il Comitato, attraverso la voce dei suoi legali, ha ribadito la necessità di individuare le responsabilità, perché “la responsabilità è il riflesso stesso della libertà, solo avendo il coraggio di attribuire le giuste responsabilità onoriamo la libertà”. La verità, secondo il Comitato, è la chiave per evitare che tragedie simili si ripetano.

La reazione delle vittime: “Nessuno è santo”

Al termine dell’udienza, Egle Possetti, portavoce del Comitato, ha espresso il suo disappunto per chi ha cercato di minimizzare le responsabilità: “Qualcuno ha parlato di santi, ma non è accettabile. Nessuno è santo in questo momento ma sono imputati e speriamo che alla fine ci sia qualche colpevole”. Parole che riflettono la determinazione delle vittime a ottenere giustizia e a far luce sulla verità.

Un monito per il futuro

Il processo per il crollo del Ponte Morandi è un momento cruciale per la giustizia italiana e per la memoria delle vittime. Al di là delle responsabilità individuali, emerge la necessità di una riflessione profonda sulla cultura aziendale e sulla priorità da dare alla sicurezza e alla cura del bene pubblico. La speranza è che questa tragedia possa servire da monito per il futuro, affinché il profitto non prevalga mai sulla vita umana.

Di veritas

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