Un grido d’allarme dal cuore del Vesuvio

Nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria a Pugliano, a Ercolano, durante la celebrazione che ha concluso la novena della Madonna Assunta, patrona della città, il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, ha levato la sua voce in un accorato appello per la salvaguardia del Vesuvio. Originario di Ercolano, il vescovo ha espresso profonda preoccupazione per gli incendi che hanno recentemente colpito il vulcano, paragonando la situazione a quella devastante del 2017, i cui segni sono ancora visibili. Con parole forti e sentite, Di Donna ha denunciato lo “scempio che è stato perpetrato in questi giorni” e ha definito l’incendio “doloso” con “ragionevole certezza”.

Il vescovo ha voluto esprimere la sua gratitudine a tutte le forze che si sono mobilitate per domare le fiamme, sottolineando il loro “sforzo straordinario”. Ha poi rivolto un appello al commissario prefettizio, Dario Caputo, affinché trasmetta la sua gratitudine al Prefetto, riconoscendo l’importanza del loro impegno nella gestione dell’emergenza.

Indignazione e condanna: un disastro ambientale e morale

Monsignor Di Donna non ha risparmiato parole dure nei confronti dei responsabili di questo disastro ambientale. Richiamando alla memoria la sua denuncia del 14 agosto 2017, quando si levò contro chi aveva distrutto ettari di verde, il vescovo ha tuonato: “Criminali! Disonesti!” Ha criticato la debolezza delle leggi e degli strumenti per affrontare tali tragedie, sottolineando che si tratta non solo di un reato, ma anche di un “peccato gravissimo contro il Creato”.

Con profonda amarezza, Di Donna ha ricordato che “la terra è di Dio, la terra non è nostra”, interrogandosi sul futuro che vogliamo lasciare alle nuove generazioni. Ha espresso il timore che la generazione attuale venga giudicata come “egoista, malvagia che ha saccheggiato la terra e ha lasciato poco o nulla alle generazioni che verranno”.

Il Vesuvio: un patrimonio da proteggere

Il vescovo ha sottolineato l’importanza del Vesuvio, definendolo “più di una montagna” e “più che un vulcano”. Ha spiegato che il Vesuvio “fa parte di noi, della nostra cultura e storia”, rappresentando una risorsa, una bellezza, un’attrazione turistica e una difesa contro frane e alluvioni. Con toni accorati, ha evidenziato la facilità con cui si può distruggere un albero in pochi attimi, a fronte dei numerosi anni necessari per farlo crescere. Di fronte a questa realtà, ha incalzato: “Criminali! Disonesti! Quali oscuri interessi ci sono dietro questo incendio? Quello del Vesuvio e per altri che continuano in queste settimane?”

Un esempio di sacrificio e amore per il prossimo

Nel suo discorso, il vescovo ha ricordato la figura di padre Massimiliano Kolbe, proclamato santo, che il 14 agosto 1941 offrì la sua vita nel campo di concentramento di Auschwitz al posto di un padre di famiglia. Questo esempio di sacrificio e amore per il prossimo è stato proposto come modello di impegno e dedizione per la salvaguardia del territorio e della comunità.

Un appello alla responsabilità e alla cura del Creato

Le parole del vescovo Di Donna risuonano come un forte appello alla responsabilità e alla cura del Creato. La sua denuncia degli incendi dolosi che hanno colpito il Vesuvio non è solo una condanna di un crimine ambientale, ma anche un monito contro l’avidità e l’indifferenza che minacciano il nostro patrimonio naturale e culturale. È necessario un impegno concreto da parte di tutti, istituzioni e cittadini, per proteggere il Vesuvio e le altre aree vulnerabili del nostro territorio, garantendo un futuro sostenibile per le nuove generazioni.

Di veritas

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