Esito delle Indagini della Procura

La Procura di Modena, guidata dal procuratore Luca Masini e dalle pm Lucia De Santis e Francesca Graziano, ha concluso che non sussistono reati commessi dal personale della polizia penitenziaria durante la rivolta avvenuta l’8 marzo nel carcere di Sant’Anna. Questo evento, che si verificò all’inizio della pandemia, portò alla tragica morte di nove detenuti. La decisione arriva a seguito di una nuova richiesta di archiviazione, presentata a quasi un anno di distanza dall’ordinanza del Gip Carolina Clò, che aveva respinto una precedente richiesta e ordinato ulteriori sei mesi di indagini sugli esposti presentati dai detenuti, i quali avevano denunciato pestaggi.

Dettagli della Richiesta di Archiviazione

In un provvedimento di quasi 400 pagine, la Procura ha richiamato gli accertamenti che avevano portato alla prima richiesta di archiviazione, sottolineando l’inaffidabilità dei racconti dei denuncianti. Anche dopo le ulteriori indagini, l’analisi sistematica degli elementi acquisiti non ha permesso di ravvisare reati. Non è stato possibile accertare un nesso causale tra le lesioni riportate dai detenuti e specifiche condotte illecite del personale della Penitenziaria.

Assenza di Intento di Infliggere Sofferenze

La Procura ha inoltre dichiarato che non è stato possibile ricostruire condotte volte a infliggere acute sofferenze, traumi o trattamenti inumani o degradanti durante le complesse fasi di recupero del controllo dell’istituto carcerario, che era stato di fatto governato dai detenuti a seguito della sommossa. Le azioni della polizia penitenziaria erano finalizzate al ripristino delle norme di sicurezza per la tutela dei detenuti stessi.

Il Caso dei Decessi e il Ricorso alla Corte Europea

Il fascicolo relativo ai decessi era stato archiviato, ma il caso è stato portato davanti alla Corte europea per i diritti dell’uomo, che dovrà pronunciarsi sulla vicenda.

Riflessioni sulla Decisione della Procura

La decisione della Procura di Modena di richiedere nuovamente l’archiviazione del caso solleva interrogativi sulla gestione delle rivolte carcerarie e sulla tutela dei diritti dei detenuti. Mentre la Procura sottolinea l’assenza di prove concrete di condotte illecite da parte del personale penitenziario, resta aperta la questione della proporzionalità dell’uso della forza e della necessità di garantire condizioni detentive dignitose e rispettose dei diritti umani.

Di veritas

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