Stop ai film fantasma: più trasparenza nei finanziamenti al cinema

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha risposto oggi al Question Time al Senato, ribadendo la volontà di porre un freno all’utilizzo improprio delle risorse pubbliche destinate al settore cinematografico. “Nessun film fantasma potrà più approfittare delle risorse pubbliche”, ha dichiarato il ministro, sottolineando l’importanza di indirizzare i fondi “solo a chi fa davvero cinema”. L’obiettivo è garantire che l’investimento pubblico nel settore sia “altamente strategico per l’identità culturale italiana” e che le risorse siano erogate in modo trasparente, con verifiche efficienti e premiando i comportamenti virtuosi degli operatori.

Misure più stringenti per l’accesso al credito d’imposta

Giuli ha illustrato le principali misure adottate nel corso del 2024 attraverso i nuovi decreti che disciplinano il credito d’imposta per la produzione nazionale e per le produzioni esecutive. Tra queste, spiccano il divieto di sub-appaltare prestazioni o servizi, l’obbligo di inserire il titolo dell’opera nei documenti di spesa (pena l’ineleggibilità del costo), la possibilità per la Direzione generale competente di valutare la congruità dei costi e l’estensione delle casistiche di esclusione dai benefici per i successivi 5 anni in caso di dichiarazioni mendaci o mancato rispetto dell’obbligo di reinvestimento. Ulteriori misure di rafforzamento dei controlli sono in corso di adozione, con particolare attenzione alla tracciabilità dei flussi finanziari, all’utilizzo di conti correnti dedicati e all’obbligo di fornire una perizia di congruità dei costi sostenuti.

Controlli a tappeto su 200 opere e collaborazione con la Guardia di Finanza

Il Ministero ha avviato controlli approfonditi su circa 200 opere, richiedendo la documentazione contabile e fiscale. In caso di dubbi, i fascicoli vengono trasmessi alla Guardia di Finanza, con cui è stata stipulata un’apposita convenzione. “Si stringono i bulloni”, ha affermato Giuli, sottolineando l’impegno del Ministero nel rafforzare le attività di controllo attraverso l’impiego di ingenti risorse.

San Siro: il Ministero valuta il vincolo culturale

Rispondendo a un’interrogazione sull’apposizione di un vincolo per riconoscere l’interesse culturale dello stadio “Giuseppe Meazza” di Milano, il ministro Giuli si è impegnato a “verificare tramite gli uffici competenti gli elementi che a detta degli interroganti farebbero risalire a prima del novembre 1955 l’utilizzo del secondo anello dello Stadio San Siro”. La questione ruota attorno alla data di completamento del secondo anello, che, se antecedente al novembre 1955, potrebbe consentire l’apposizione del vincolo culturale, impedendo la vendita dello stadio. L’on. Sironi (M5S) ha contestato la data del verbale di collaudo (10 novembre 1955), sostenendo l’esistenza di foto documentali che attestano partite giocate nel giugno 1955 con il pubblico presente nel secondo anello. Giuli ha assicurato che il Ministero valuterà attentamente la questione, sottolineando che l’eventuale alienazione dello stadio non precluderebbe la possibile apposizione del vincolo qualora se ne ravvisassero le condizioni.

Un cambio di passo necessario

Le dichiarazioni del ministro Giuli segnano un cambio di passo nella gestione dei finanziamenti al settore cinematografico e nella tutela del patrimonio culturale. La stretta sui controlli e la volontà di eliminare sprechi e truffe rappresentano un segnale positivo per un settore che ha bisogno di risorse utilizzate in modo efficiente e trasparente. Allo stesso modo, l’attenzione alla questione dello stadio San Siro dimostra la volontà di valutare attentamente l’importanza culturale di un simbolo per la città di Milano e per il calcio italiano.

Di veritas

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