Microtelefono e droga scoperti a Nisida
Ancora una volta, l’Istituto Penale per Minorenni (IPM) di Nisida si trova al centro delle cronache per il ritrovamento di oggetti non consentiti all’interno della struttura. Nel corso di una perquisizione ordinaria, è stato scoperto un microtelefono abilmente occultato all’interno di un televisore. Il possessore identificato sembrerebbe essere un detenuto straniero maggiorenne, una circostanza che solleva interrogativi sulla gestione dei detenuti di diverse fasce d’età all’interno dell’istituto.
Ma non è tutto. In un’operazione successiva, gli agenti di Polizia Penitenziaria sono riusciti a intercettare uno scambio sospetto di una busta tra due celle del secondo reparto al primo piano. All’interno della busta, è stato rinvenuto un quantitativo di sostanza stupefacente. Questa volta, i protagonisti coinvolti erano detenuti italiani minorenni, evidenziando come il problema della droga si insinui anche tra i più giovani ristretti.
La reazione del SAPPE: “Ottimo lavoro, ma serve più prevenzione”
Federico Costigliola, responsabile del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) della Campania per il settore minorile, ha elogiato l’operato degli agenti: “In entrambi gli episodi, si evidenzia l’ottimo lavoro del personale di polizia penitenziaria in servizio che con enorme professionalità è riuscito ancora una volta a rivendicare la presenza dello stato in Istituto. Grazie alla professionalità di tutto il personale coinvolto le operazioni si sono svolte in sicurezza”.
Tuttavia, Costigliola ha sottolineato come questi ritrovamenti siano solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio e complesso. La presenza di telefoni cellulari e droga all’interno delle carceri minorili rappresenta una sfida costante per la sicurezza e l’ordine degli istituti.
Capece (SAPPE): “Anni di ipergarantismo hanno peggiorato la situazione”
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha rincarato la dose, puntando il dito contro le politiche penitenziarie degli ultimi anni: “La Polizia Penitenziaria è quotidianamente impegnata nel contrasto di questo nuovo fronte di illegalità, che sta iniziando a creare grosse ed evidenti difficoltà al sistema, specie in quello minorile. A questo hanno portato gli anni passati di ipergarantismo nelle carceri, dove ai detenuti è stato praticamente permesso di auto gestirsi con provvedimenti scellerati ‘a pioggia’ come la vigilanza dinamica e il regime aperto”.
Capece ha criticato in particolare la vigilanza dinamica e il regime aperto, che a suo dire lasciano troppa libertà di movimento ai detenuti, favorendo il traffico di droga e l’uso di telefoni cellulari. Ha inoltre evidenziato come la presenza di maggiorenni in strutture per minori contribuisca a creare ulteriori problemi di gestione e sicurezza.
La soluzione proposta: schermare gli istituti penitenziari
Di fronte a questa situazione, il SAPPE propone una soluzione drastica: schermare gli istituti penitenziari per impedire il funzionamento dei telefoni cellulari. “E’ sempre più sentita l’esigenza di schermare gli istituti penitenziari della Nazione per evitare che i telefoni cellulari che vengono introdotti e detenuti illegalmente possano funzionare, come invece avviene oggi”, ha affermato Capece.
Secondo il sindacato, questa è l’unica forma di prevenzione efficace, dato che l’introduzione di uno specifico reato nel Codice penale non ha sortito gli effetti sperati. Schermare le carceri significherebbe isolare i detenuti dal mondo esterno, rendendo più difficile il traffico di droga e altre attività illecite.
Riflessioni sulla sicurezza e la rieducazione nei carceri minorili
La situazione all’IPM di Nisida solleva interrogativi cruciali sull’efficacia delle misure di sicurezza e rieducazione nei carceri minorili. Mentre è fondamentale garantire la sicurezza degli istituti e prevenire attività illegali, è altrettanto importante promuovere programmi di reinserimento sociale che offrano ai giovani detenuti alternative concrete alla criminalità. Trovare un equilibrio tra queste due esigenze rappresenta una sfida complessa, che richiede un approccio integrato e la collaborazione di tutte le figure coinvolte nel sistema penitenziario minorile.
