La Corte dei Conti condanna Lucchina per il caso Eluana Englaro

La Corte dei Conti ha condannato in appello l’ex direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina a pagare all’erario circa 175 mila euro, a seguito della sentenza che aveva condannato la Regione Lombardia a risarcire Beppino Englaro, padre di Eluana, per l’impedimento del trasferimento della figlia in una struttura sanitaria in Friuli, dove morì.
La sentenza è stata emessa per una “concezione personale ed etica del diritto alla salute” che spinse Lucchina ad impedire che ad Eluana Englaro venisse interrotto il trattamento che la manteneva in stato vegetativo. Beppino Englaro, tutore di Eluana, aveva chiesto il trasferimento della figlia in una struttura in Friuli dove sarebbe stato possibile interrompere il trattamento che la manteneva in vita, ma Lucchina aveva bloccato la procedura.
La Corte dei Conti ha riconosciuto la responsabilità di Lucchina, ritenendo che la sua “concezione personale ed etica del diritto alla salute” avesse impedito la corretta applicazione delle leggi e dei diritti di Eluana Englaro.

Beppino Englaro: “Loro hanno sbagliato, io ho agito nella legalità”

“Potevano evitare tutto ciò che hanno combinato, ora si rendono conto, è chiaro che hanno sbagliato e ne devono rispondere”: così Beppino Englaro, padre di Eluana, commenta con l’ANSA la decisione della Corte dei Conti.
“Loro – sottolinea il padre di Eluana – hanno ostacolato, io ho agito nella legalità, chi ha ostacolato se la vede ora. Sapevo di avere un diritto ed era chiaro che lo ostacolavano, tanto che sono dovuto uscire dalla regione. Ora sono problemi loro, io giustizia me la sono dovuta fare da me, sempre nella legalità e nella società, loro hanno commesso qualcosa che non dovevano commettere. Per me era tutto chiaro anche allora, li ho dovuti ignorare e andare per la mia strada”.

Un caso che ha diviso l’Italia

Il caso Eluana Englaro è stato uno dei più controversi della storia italiana recente. La vicenda ha diviso l’opinione pubblica e ha sollevato un dibattito acceso sul diritto alla vita e sul diritto alla morte. La sentenza della Corte dei Conti rappresenta un importante passo avanti nella definizione del diritto di autodeterminazione del paziente e del ruolo del medico in situazioni di fine vita. Il caso ha aperto una riflessione importante sulla dignità della persona e sulla necessità di garantire il rispetto della volontà del paziente anche in situazioni complesse.

Di veritas

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