La latitanza di Giuseppe Sciacca, 47 anni, figura di primo piano dell’area anarchica insurrezionalista italiana e noto alle cronache con l’inquietante soprannome de ‘il bombarolo’, si è conclusa. L’uomo è stato arrestato la sera del 21 marzo nel cuore di Catania dagli agenti della Digos, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso il 13 marzo dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Torino. Sciacca deve ora scontare una pena definitiva di 4 anni e 5 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 17.000 euro, a seguito di una condanna per reati legati alla fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo.
L’operazione, definita di particolare rilievo operativo dagli investigatori, è il risultato di un’intensa e articolata attività info-investigativa. Dopo l’emissione del provvedimento, Sciacca si era reso irreperibile, spostandosi frequentemente tra diverse città italiane e soggiornando anche all’estero, con l’ultimo domicilio noto a Roma. Gli inquirenti, tuttavia, avevano acquisito elementi che facevano presagire un suo imminente ritorno nella città natale, predisponendo mirati servizi di osservazione che hanno portato alla sua individuazione e al suo arresto nei pressi dell’abitazione dei familiari, nel centro storico etneo. Dopo la notifica del provvedimento, è stato condotto presso la Casa Circondariale di Catania.
Una lunga carriera nell’insurrezionalismo
Il profilo criminale di Giuseppe Sciacca, considerato un esperto nel confezionamento di ordigni, si dipana lungo un arco temporale di oltre vent’anni, costellato di episodi di violenza e azioni eversive sia in Italia che all’estero. La sua “carriera” giudiziaria inizia a farsi notare nel 2004, quando viene fermato a Catania per il lancio di due bottiglie incendiarie contro il portone della stazione dei Carabinieri di Piazza Dante, un atto classificato come terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi.
Il 2008 è un anno particolarmente denso di attività illecite: viene prima segnalato dalla Digos di Trento per accensioni pericolose, danneggiamento e lesioni personali durante una manifestazione contro la realizzazione della “Cittadella Militare di Mattarello”. Successivamente, viene arrestato a Parma per il lancio di ordigni esplosivi contro la sede della Polizia Municipale.
L’operazione “Scintilla” e la condanna definitiva
Un capitolo cruciale nella vicenda giudiziaria di Sciacca è rappresentato dall’operazione “Scintilla”, condotta nel 2019 dalla Digos di Torino. L’indagine, che portò a 14 misure cautelari nei confronti di militanti anarchici, lo vide arrestato nel novembre dello stesso anno per l’invio, nel marzo 2016, di un plico esplosivo alla sede romana della Ladisa Ristorazioni Spa, azienda fornitrice di pasti per il Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di Torino. A incastrarlo furono le tracce di DNA lasciate sulla confezione.
La condanna definitiva, che ha portato all’odierno arresto, è scaturita proprio da questo filone investigativo. Nell’aprile del 2024, Sciacca è stato condannato in via definitiva dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino per violazione della legge sulle armi, specificamente per la fabbricazione di un ordigno. Questo verdetto si è poi inserito in un provvedimento di determinazione delle pene concorrenti del settembre 2025, che ha definito la pena da scontare.
Attività all’estero e legami internazionali
L’attività di Sciacca non si è limitata ai confini nazionali. Tra il 2021 e il 2023, si è reso protagonista di iniziative legate all’area anarchica antagonista in Spagna, paese con una storica e radicata tradizione di anarchismo. Qui è stato coinvolto in indagini relative al rinvenimento di ordigni esplosivi e incendiari in immobili occupati a Barcellona, fatti per i quali è stato anche arrestato al valico di frontiera di La Junquera in esecuzione di un mandato d’arresto. Questa sua proiezione internazionale testimonia i solidi legami tra i movimenti anarchici italiani e spagnoli.
L’arresto di Giuseppe Sciacca si inserisce in una più ampia e costante attività di prevenzione e contrasto portata avanti dalle Digos su tutto il territorio nazionale, sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, mirata a monitorare e neutralizzare le minacce alla sicurezza e all’ordine pubblico provenienti dagli ambienti più radicalizzati.
